Recensione: Chaos Machine

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Ci avevano messo sull’avviso nel gennaio 2018, con il deflagrante EP ‘Dead Nation Army’: ‘siamo tornati!’ Ora la conferma: con ‘Chaos Machine’, disponibile dal 25 ottobre 2019 attraverso la label Rockshots Records, i romani Enemynside ci piombano nuovamente addosso con il loro sound aggressivo e roccioso.

Chaos Machine’ è il risultato di una buona maturità tecnico–compositiva del combo, con un ampio ventaglio di riff e melodie che hanno portato ad un prodotto che prende la vecchia matrice Old School e la rende ‘semplicemente’ moderna, senza strafare e senza l’introduzione di altri generi contaminanti.

Il sound della band capitolina è Thrash al 100%: un assalto di cavalleria all’arma bianca che non lascia prigionieri. Il nuovo lavoro presenta tracce compatte, ben strutturate, con spartiti ‘raffinati’ e completi, risultato di un istinto che è stato imbrigliato per lavorarci sopra e rendere l’idea un risultato concreto.

Il vocalist Francesco Cremisini non ha bisogno di artefatti per comunicare la sua rabbia ed il suo furore. Gli basta il suo timbro, scontroso ma pulito.

Le sezione ritmica è un continuo bombardamento a tappeto, in particolare, senza nulla togliere agli altri componenti del gruppo, Fabio Migliori pesta sulla sua batteria dall’inizio alla fine, rendendo l’offensiva una carica invincibile senza tregua.

Riff serrati e deflagranti si alternano con linee melodiche coinvolgenti e dinamiche, gli assoli sono inseriti nei punti chiave delle tracce, non sono mai troppo lunghi o fini a se stessi ma bensì adrenalinici e trascinanti, sia durante le sezioni singole, sia durante i molteplici duelli.

In pratica, quello che suonano gli Enemynside è un Thrash molto legato alla matrice Heavy Metal, riuscendo ad essere potente ed energico senza risultare troppo estremo.

Musica che ben si adatta ai temi sui quali gli Enemynside ci portano a riflettere: una libertà intrappolata dai media, le ingiustizie sociali, l’autorità religiosa e politica, portando, tra gli esempi, la vita nei gulag come descritta nei ‘Racconti della Kolyma’ di Varlam Salamov, uno dei sopravissuti a questi campi durante il regime sovietico.

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Chaos Machine’ inizia con ‘Faceless’, che parte in sordina per poi esplodere con un riff che stritola come una tenaglia.

La seconda bordata si chiama ‘Black Mud’, ancora più aggressiva e veloce, con cori adrenalici ed un refrain dinamico. Carico d’enfasi è lo scambio di assoli.

Suffered Defeat’, di toni più moderni, è un maglio che colpisce con i suoi ritmi frenetici e diretti.

Le raffiche di mitragliatrice continuano: ‘Frozen Prison Cell’ è veloce ed incalzante, mentre ‘Deadline’ ha una ritmica stoppata ed energica che accompagna una voce disperata.

System Failure’ è veloce quanto massiccia, con un refrain moderno intriso di insana melodia.

The Terror’ ha linee melodiche moderne e taglienti, mentre la successiva ‘Shitstorm’ è basata su un ritmo cadenzato che accompagna una voce disperata.

No God in Kolyma’ riesce a dare l’idea delle atrocità dei gulag, con le sue accelerazioni, i cori determinati ed il generale senso di oscurità.

Chiude la strumentale ‘Devoured’: brano fuori dallo schema dell’album, è un po’ la copertina che chiudiamo quando finiamo di leggere un buon libro e siamo soddisfatti della scelta.

Concludendo, l’aspettativa dopo ‘Dead Nation Army’ non è stata vana: ‘Chaos Machine’ è un buon lavoro, immerso nei nostri tempi, pur se rispettoso del passato. Un Thrash il cui unico limite è la sua genuinità. Complimenti Enemynside, avanti così … giudizio più che positivo.                                                                   

 
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