Recensione: Chaos Magic

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1,2,4. Magia.


Lo ammetto. Quando ho ricevuto l’incarico di recensire i Chaos Magic l’espressione del mio viso non lasciava trasparire alcuna emozione, sembravo un professionista. Prendo la mia promo, faccio un intro piacevole e sobria, un giudizio compassato, bravo, applausi, inchino…In realtà era come se nascondessi un coltello dietro la schiena e la mia ostentata neutralità celasse in realtà un ghigno sadico. Venite a me impostori. Adoratori di falsi dei, perché la mia vendetta si abbatterà su di voi con furiosissimo sdegno!
Poi com’è andata veramente? Sono venuti a prenderti? No, ho preso le mie pillole. Un bel respiro… e ho deciso che era tempo di caos magico.
Tutto è iniziato quando Timo Tolkki nel 2008 lascia i suoi Stratovarius dedicandosi ad una serie di progetti che spaziano dalla rock opera dei Saana al power metal dei Symphonia per impegnarsi poi nel progetto speciale Avalon. Quest’ultimo prevede la partecipazione di vari cantanti e musicisti decisamente conosciuti in ambito power metal (per citarne alcuni Michael Kiske, Tony Kakko, Fabio Lione, Russell Allen, etc…) e tra i nomi meno noti figurava anche una cantante cilena fino a quel momento sconosciuta ai più. Lei è Caterina Nix e contribuirà ad abbellire una ballad intitolata “High Above of Me” presente nel secondo album intitolato "Angel of the Apocalypse" degli Timo Tolkki's Avalon, ma se la sua presenza in quell’occasione è limitata, Il buon Timo ha ben ha altri piani, infatti vuole farla conoscere al grande pubblico con un progetto a lei dedicato. I Chaos Magic prendono vita quindi dall’incontro tra una sinuosa cantante e un talentuoso chitarrista che ha scritto pagine di storie del power metal.

 

Video XXX


Voci Ossianiche e stivaletti trendy all’ultimo teschio. Caterina si guarda in giro circospetta. Non vi preoccupate da quelle parti però nemmeno una zanzara. Lei si trova in una fabbrica abbandonata. Ancora un’occhiata, ma l’unica cosa che possiamo notare è una mini gonna argentata ancheggiante in modo furtivamente sexy nel grigiore suburbano. All’improvviso la svolta, la nostra eroina si ricompone in un cambio d’abito, passa ad un oro orientale forse più in tono con la natura che ora la circonda sospirante. Succede qualcosa? No, perché mai dovrebbe. Il video della prima traccia intitolata “I’m alive” si chiude così. Riflettiamoci su.


I’m alive, i will survive, i’ll do the best things for my life… le parole sono importanti e non posso fare a meno di notare che parte del mio lobo frontale si è momentaneamente paralizzato davanti a tanta ricercatezza. Per non indugiare in altre facezie vi dico che è un brano con una melodia sfacciatamente banale e senza nessuna pretesa, diversamente gli arrangiamenti indugiano in un heavy da salotto gotico. Roba da camino e un bicchierino di brandy. Caterina? Lei è brava, per certi versi ricorda Sharon den Adel (dei Whitin Tempation), forse non spicca per una particolare timbrica, ma in questo contesta funziona. Le cose migliorano un po’ nella traccia seguente intitolata “Dangerous Game” che pur non brillando per originalità di idee, trova un equilbrio piacevole tra i vocalizzi alti, ma mai eccessivi e quel mood gotico che viene enfatizzato dal contrasto tra tastiere, cori e arrangiamenti pesanti che tuttavia rimangono sullo sfondo a sostenere la prova convincente della Nix.
Suoni elettrici e riff clandestini introducono “One Droop of Blood” che prosegue quanto sentito fino adesso, partiture leggermente appesantite da riff elettrici e melodie estive. Saltiamo direttamente alla traccia sette intitolata “Passionflow” che si colora di un mood orientale per poi esplodere in cori evocativi. Il brano formalmente funziona ripercorrendo però sentieri già battuti. La successiva “Dead Memories” rimanda agli Evascence meno ispirati.  Il brano “Please don’t tell me” vede Caterina alle prese con vocalizzi alla Enia ondeggiando su fiati che convergono in un riff distorto a esplodere pericoloso come un fuoco d’artificio nel deserto. Sobbalzo quando un riff scherzoso apre le danze all’ultimo brano “The Point of no Return” che tuttavia scolorisce presto in melodie annacquate.
 
The end: Nina contro lo Squalo

 

Uno spettatore durante la prima del film Lo Squalo del 1975, si sente male, un attacco cardiaco e purtroppo non sopravvive ai titoli di coda. Il regista Steven Spielberg, intervistato ai tempi sulla tragica fatalità, dichiarava serafico “Il film è riuscito”.
È riuscito anche Chaos Magic? Quanti sono rimasti davvero colpiti a dispetto di qualche spettatore semplicemente impressionato dall’avvenenza di Caterina? La maggior parte delle persone si troverà certamente per le mani un disco ben prodotto e ben cantato, infatti la Nix si muove a suo agio in lirismi che pur non elevandosi dalla media sono funzionali alla musica di Chaos Magic.  
Tolkki per l’occasione ha creato atmosfere pseudo gotiche ove gli arrangiamenti diventano per lo più sfondo sfumato e lontano, incapace di un acuto o di trovate brillanti all’altezza del suo talento. Inoltre le canzoni (“I’m Alive” e “One Drop of Blood”) che ne avevano anticipato l’uscita mostravano il lato peggior dell’album con testi di una fastidiosa banalità e melodie che non erano da meno. Il resto dell’album è parzialmente migliore di quelle anticipazioni, anche se non basta di certo a restituire profondità ad un opera che di metal conserva solo qualche distorsione e gli arrangiamenti che sono un pretesto per mettere in evidenza la voce di Caterina.
Chaos Magic quindi non riesce a tenere alta la tensione musicale, non colpisce veramente l’ascoltatore. È quindi opera per coloro che amano musica d’intrattenimento senza troppe pretese, Io però scrivo su Truemetal.it e voglio lo squalo.

 

MARCO GIONO

 
50