Recensione: Charms

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I Sun Q debuttano in grande stile, direttamente dalla Russia, proponendo un raffinato alternative rock in cui fanno capolino elementi legati alla psichedelia. Con questo “Charms” il collettivo russo irrompe sulla scena musicale moscovita con prepotenza e arroganza, dimostrando che, nel 2017, è possibile risultare freschi e innovativi anche riproponendo vecchi schemi se si possiedono grinta, enfasi e grande capacità di fare buona musica.

 

Balza subito agli occhi l'ingente abilità di creare un mood immersivo che catapulta direttamente negli anni Settanta, in un ambiente art-rock e avant-gard ricco e coinvolgente. Ci tuffiamo, quindi, alla grande nell'universo creato dai Nostri con la opener ‘Petals & Thorns’, un pezzo dalle sfumature arabe che richiama subito alla mente la mitica ‘Kashmir’ dei Led Zeppelin. Si nota, già dal primo brano, la grande personalità di Elena Tiron alla voce, che a più riprese ricorda il personaggio di Jessica Rabbit interpretata dalla magnifica Amy Irving; la sensualità e l'espressività trasmesse sono molto simili al personaggio inventato da Gary Wolf. Con la successiva ‘After This’ veniamo trasportati in un raffinato stoner rock, un brano più immediato che va all'essenza del soggetto musicale proposto dal gruppo russo, e lo fa alla grande. ‘Dancing Souls’ è invece un brano molto intimo, elaborato e complesso: richiama scene un pò noir, ottime a fungere da colonna sonora per un buon film thriller. La parte centrale del brano, invece, è caratterizzata da un intermezzo di percussioni tribali e ci immerge in un ambiente mistico e misterioso; insomma un brano di assoluto valore artistico. ‘Secret Ways’ è un passagio molto blues, dove la chitarra di Ivan Shalimov domina la scena con un ottimo risultato finale. Il pezzo successivo, ‘Space’, è un brano di non facile ascolto, perché evocativo e pieno di atmosfere che creano un ambiente etereo e cosmico, dello spazio aperto, appunto. ‘Jimmi the Pirate’ è stata lanciata come singolo per promuovere il debut album dei Sun Q e qui, in um brano di ben sei minuti, si racchiude l'essenza della band: la prepotente tastiera e l'hammond hard rock di Alexandr Andreev e Seva Timofeev, accompagnate dalle accattivanti percussioni di Pavel Potseluev e Andrey Tanzue, con l'incessante basso di Denis Baranov, rendono il pezzo un perfetto biglietto da visita, confezionato ad hoc. Le due canzoni successive, ‘Circus Is Coming’ e ‘Plankton’, creano un paragrafo molto teatrale all'interno del platter. Questo approccio si dimostra più che appropriato allo stile espressivo della nostra vocalist Elena Tiron: il primo molto cabaret e il secondo un cacofonico e psichedelico art punk rock. La finale ‘Winter Lady’, tra l'altro il mio brano preferito, lascia invece libero sfogo all'anima grunge dei Sun Q, con una forte dose hard rock, elemento portante di questa sorprendente band russa. Non potevamo chiudere meglio di così questo splendido viaggio musicale. Davvero complimenti!

 

Tuttavia, dopo tanti elogi, è doveroso soffermarci su qualche ingenuità e piccoli scivoloni commessi dalla band moscovita. Innanzitutto, l'aspetto stilistico scelto per l'intero album è un pò monocorde, così che, a un primo ascolto, ogni traccia appare troppo simile e sovrapponibile alla precedente, come se ognuna di esse fosse a sé stante e costruita artificiosamente per un diverso utilizzo. In secondo luogo, nonostante una più che buona produzione, si percepiscono delle piccole sbavature nell'arrangiamento di alcuni brani; si tratta di una critica non superflua e non di poco peso nell'ottica complessiva del lavoro. Il sound proposto dai Nostri punta tutto sulla volontà di conferire a generi come punk e grunge elementi di raffinatezza ed eleganza che però non gli appartengono, quasi a voler addomesticare un animale selvatico che, in quanto tale, dà il meglio di sé proprio quando è più libero di esprimersi. Il rischio è quello di correre sul filo del rasoio e precipitare nei meandri dell'anonimato. Ovviamente ciò non è accaduto, ma se il tutto è stato voluto e calcolato, allora cari lettori, forse siamo dinanzi ad un piccolo e inaspettato capolavoro nel suo genere. Consiglio dunque di scoprire questo piccolo gioiello sconosciuto, in tutte le sue imperfezioni, grezzo come un diamante, perché in fondo non è possibile amare la perfezione, che, invece, può essere solo contemplata. Concludo esprimendomi attraverso un aforisma di un connazionale dei Sun Q: “Incontriamo a volte persone che non conosciamo affatto, ma che destano in noi subito, fin dal primo sguardo e, per così dire, di colpo, un grande interessamento, sebbene non si sia scambiata ancora una sola parola. “ (Fëdor Michajlovič Dostoevskij, Delitto e Castigo).

 

Vladimir Sajin

 

 
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