Recensione: Cheap Love

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Young.Used.Wasted

Il motto dei To The Rats And Wolves campeggia in alto anche nel loro terzo full-length, "Cheap Love". La band, nata nel 2012, consolida così una fama notevole, presente soprattutto in Germania, terra natia, susseguente alla pubblicazione degli altri due album: "Neverland" (2015) e "Dethroned" (2016).

Forti di un accordo con l'Arising Empire, i sei ragazzi teutonici possono beneficiare di mezzi atti a donare, a "Cheap Love", un suono pressoché perfetto, adulto, altamente professionale. In grado, cioè, di proiettarli in alto, nel vasto panorama del melodic metalcore; ricco di ensemble - provenienti proprio dalla Germania - che hanno cristallizzato un livello tecnico/artistico davvero elevato.

Per tecnica ovviamente non si intende quella tipica delle super-band dedite al progressive o al technical/brutal death metal, bensì si individua quella necessaria a esplicitare con la massima sicurezza un sound lindo e pulito, semplice e lineare. Perfetto, ideale per sostenere un insieme di song dalla struttura classica, teoricamente capaci di raggiungere una larga fetta di pubblico, anche quello, nondimeno, dedito all'extra-metal.

Compito dei To The Rats And Wolves, allora, è quello di essere accattivanti, catchy, con l'obiettivo, grosso modo, di raggiungere un'audience relativamente ampia e giovane; anche se il linguaggio universale della musica non ha tempo, non ha età. Miscelando, nondimeno, il loro metalcore melodico con una buona dose di elettronica, giusto per mantenere fresco e scoppiettante uno stile assai moderno, irreprensibilmente legato a doppio filo con quanto sia più di moda nel 2019.

Attenzione, però, con il termine moda non si vuole sminuire il lavoro dei Nostri, appioppando loro il fardello di essere solo e soltanto degli abili manipolatori della cospicua fetta del mercato discografico attuale che fa parte del rock easy listening. Al contrario, la ridetta commistione fra i due generi suddetti dona allo stile della band un discreto soffio di originalità: ascoltando attentamente, e più volte, "Cheap Love", si prende familiarità con il medesimo, apprezzandone una bontà qualitativa a 360°.

E questo, sin dall'opener-track, nonché title-track, 'Cheap Love', brano piuttosto aggressivo grazie alle hars vocals - non eccessive - di linee vocali improntate, però, su ugole lisce e linde. Ritornello e cori di accompagnamento fanno sì, assieme, che il leitmotiv del brano resti memorizzato con (relativa) facilità. Con il termine fra parentesi stante a indicare che, malgrado il vivido colore della copertina del disco, non si scade praticamente mai nella sdolcinatezza. Le tracce scorrono fluide e regolari, ciascuna dotata di una propria ben delineata personalità, segno di un gran lavoro a livello compositivo.

Pur essendo assai gradevoli, tuttavia, alle undici canzoni di "Cheap Love" manca il colpo da KO. Ci sono 'Therapy', 'Never Stop' e 'True', per dirne tre particolarmente riuscite come armonizzazioni, a rendere lo stesso "Cheap Love" più che degno di essere non solo menzionato ma cannibalizzato. Tuttavia, il famigerato quid in più si trova soltanto in 'B.I.C.', unica, vera, grande hit del disco, capace di sfondare le porte delle case, di attraversare l'etere in lungo e in largo grazie a un flavour cinematografico à la 007 e a un tiro che rendono il pezzo medesimo in grado di alzarsi in alto, una volta che il formidabile chorus s'incastra in un ritmo niente male in fatto a durezza e potenza. Solo un episodio, però: troppo poco.

Comunque sia, pregi e difetti a parte, con "Cheap Love" i To The Rats And Wolves confermano la grande raffinatezza ed energia del melodic metalcore di provenienza germanica, assurto allo status di metro-campione per misurare oggettivamente la qualità globale di un'opera.

Daniele "dani66" D'Adamo

 

 
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