Recensione: Chemical Invasion

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Vogliamo diventare ricchi per aprire una fabbrica di birra’, dicevano più o meno così i tedeschi Tankard in un’intervista (che non ho più, per cui cito a memoria) di promozione del loro secondo album ‘Chemical Invasion’.

Dopo trentadue anni una risposta del genere farebbe sorridere, visto l’avvento delle birrerie artigianali che, perlomeno in Italia, si riescono ad aprire senza investimenti allucinanti e che si stanno dimostrando una discreta opportunità di lavoro e poi perché più di una band, Iron Maiden in testa, ha cominciato effettivamente a produrla.

Ma dietro questa frase, nel 1987, stava la voglia di libertà, di fare quello che si voleva ed i Tankard, che, fondamentalmente volevano suonare Thrash Metal, avevano capito come fare. C’era bisogno di un cambiamento nell’attitudine, per essere ascoltati senza essere accusati di satanismo, violenza o sessismo in ogni momento (la censura del PMRC dava parecchio fastidio), c’era bisogno di far capire che con la musica Metal, per quanto fosse seria, ci si poteva prima di tutto divertire.

Così, dopo un primo album feroce e violento, ‘Zombie Attack’ del 1986, che conteneva canzoni basilari, ancora oggi, per la band, come ‘(Empty) Tankard’, il combo mise da parte l’aspetto truce, evitò borchie, catene, demoni e pentacoli e la buttò sul ridere, prendendo e prendendosi in giro, utilizzando la sacra bevanda che più sta a cuore a noi metallari (e non solo) “la birra” come argomento principale per i loro testi, riuscendo ad essere sarcastici e sferzanti e tirandola in ballo per sott’intendere quello di cui volevano parlare veramente: cattiva politica, decadimento della società, ingiustizie ecc., ossia gli argomenti che  ancora oggi stanno alla base dei contenuti del Thrash, il genere Metal della contestazione.

Questo è il significato di ‘Chemical Invasion’, album che prende di mira i sofisticatori di birra, capri espiatori dei disonesti in generale.

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C’è poco da dire: il platter è un concentrato di vero e malsano Thrash, suonato, è proprio il caso di dirlo, a ‘tutta birra’, senza compromessi di sorta. Il tiro è sempre alto, la sfacciataggine ancora di più, dove non ci arriva la tecnica, che comunque non manca (fate caso, ad esempio, ai pregevoli giri di basso di Frank Thorwarth, musicista ancor oggi nella band, all’epoca un ventenne dalle  idee ben chiare), ci pensa la passione e la sfrontatezza di chi vuole arrivare in alto, ma seguendo le proprie regole.  

Lasciando stare l’intro, che è un gigantesco rutto provocato dal gas birraiolo, tanto per aprire il discorso, brani come le velocissime ‘Totale Addiction’, ‘Tantrum’ e ‘Don’t Panic’ sono una vera putrellata nelle gengive, una bufera che spazza via la tranquillità, una colata di lava incandescente inarrestabile che non lascia scampo.

Puke’ è una presa in giro, inferiore al minuto, ma è anche il pezzo che introduce ‘For a Thousand Beers’, una traccia strumentale, che fornisce un minimo di pausa alle orecchie per mezzo di un enfatico ed inaspettato inizio acustico, che mette in luce le doti artistiche del quintetto alemanno, essendo ben strutturata, molto articolata e molto Heavy Metal. I Tankard, con tale pezzo, dimostrano di saper suonare come qualunque gruppo già blasonato e di essere dei musicisti seri e preparati.

Finita la ‘pausa’ si riparte con ‘Chemical Invasion’ che sorprende nuovamente con il suo attacco blues, che però  svanisce dopo poche battute per lasciare posto ad un Thrash incadescente quanto coinvolgente. Sono di nuovo la velocità e l’aggressione sonora a dettare legge e non si riesce più a stare fermi.

Farewell to a Slut’ e ‘Traitor’ continuano sulla stessa linea: velocità e potenza, mentre spetta ad ‘Alcohol’ chiudere il sipario: cover dell’Hardcore band Gang Green, è suonata a ruota libera, in tutta scioltezza, mantenendo tutto lo spirito selvaggio della versione originale (presente nell’album ‘Another Wasted Night’ del 1986).

Chemical Invasion’ è un grande album, che è riuscito ad emergere in un periodo storico per niente semplice per i ‘novizi’, dove il Thrash imperversava e la scena era stracolma di gruppi immensi che producevano album all’impazzata. Se poi vi si vogliono cercare dei difetti, certo ci sono: la voce di Gerre è ancora acerba,  (ma è anche l’elemento distintivo del gruppo) ed alcuni assoli lasciano il tempo che trovano. Ma importa veramente sottilizzare? I Tankard hanno portato un cambiamento positivo nel movimento senza snaturarne i contenuti, come poi hanno fatto successivamente gli Anthrax e, in ambito non Thrash, gli Helloween.

Soprattutto ‘Chemical Invasion’ è un album da ascoltare a tutto volume, lasciandosi andare e tenendo una birra in mano, senza rovesciarla; come si dice: ‘occhio allo spreco’.

 
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