Recensione: Cloaked by Ages, Crowned in Earth

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Dalle nebbie di un recente passato, fatto di ben cinque anni di silenzio che fortunatamente non li ha mai inghiottiti veramente, riemergono i Morgion, doom metal band americana.

Per chi li conobbe al tempo dell'epocale Solinari, un angolino nel proprio cuore è sempre restato a loro disposizione perché la memoria di un tale fenomeno non potesse mai andare perduta; sono passati gli anni, molti ed importanti sono stati gli avvicendamenti e le new entry, come il session man di lusso Adrian Leroux voce del mitico Dawning dei Mindrot. Il risultato finale è un disco che tenta di slegare il gruppo dallo stile strettamente doom al quale erano associati, per dare una nuova dimensione al progetto musicale che tanto ha sofferto negli ultimi, difficili anni. La sensazione che si sia di fronte ad un gruppo in rinnovamento subentra fin dalla track “A Slow Succumbing”, durante la quale esce allo scoperto la novità del gruppo: il cantato pulito. Il nuovo approccio vocale, che guadagna gradualmente spazio nelle composizioni via via che l'album segue il suo andamento, si fonde con il classico growl o addirittura lo sostituisce per buona parte dei pezzi soppiantando del tutto il parlato/sussurrato usato nel disco precedente. Adrian Leroux, colonna del nuovo corso, si esibisce su toni medio bassi, grazie ad una voce espressiva ma non realmente virtuosa, in parti vocali di spessore; un vero e proprio strumento musicale che, insieme a quelli in senso stretto, cresce adeguatamente insieme ai pezzi dando un'ulteriore dimensione alle composizioni e inserendosi alla perfezione nel contesto fortemente acustico/atmosferico.

Il cammino di aggiornamento, purtroppo per i puristi ed i vecchi fans, non è privo di grosse novità, infatti le scelte adottate per Cloaked by Ages, Crowned in Earth avvicinano i 4 americani a lidi meno funerei ed in particolare ad un nome pesantissimo del panorama: gli Anathema. Durante i primi ascolti ammetto di essere rimasto sbalordito dalla forza con cui mi siano tornati alla mente i tempi andati in cui ascoltavo per la prima volta The Silent Enigma, oppure dalla chiarezza con cui emergono alcuni riferimenti e soluzioni chiaramente targate Anathema vecchia e nuova maniera, come nel finale di “Cairn”. Tale assonanza, in un altro contesto mi avrebbe pesantemente infastidito e l'avrei vista come un ostacolo o una semplice mancanza di idee; in questo caso si nota, ma non è fastidiosamente spiccata perché la sostanza del gruppo è palese e dietro a limitate scelte specifiche ispirate da altri, si sente la mano e l'espressività di musicisti con grosse doti a prescindere dalle similitudini.

In ogni caso, resta fondamentale l'approccio atmosferico, quell'aria vellutata che delicatamente carezza il viso nelle lunghe parti strumentali quasi sussurrate, durante le quali la chitarra classica culla l'ascoltatore su un tappeto di tastiere leggere per poi esplodere nella potenza distorta delle chitarre elettriche (“Ebb Tide parts I/II” o “The Mourners Oak”). Proprio queste pause mettono quasi in secondo piano i testi ed il cantato a favore di un'aura morbida e suadente, che ha il magico potere di lasciar soli con i propri pensieri.

Tutte queste considerazioni fanno sì che i Morgion 2004 siano un act intelligentemente in bilico tra il passato ed una svolta stilistica in pieno corso; stemperando notevolmente l'atmosferic doom lento e potente, propongono musica meno oppressiva e tetra adatta anche ad un pubblico non strettamente doom che possa apprezzare i numerosi spunti melodici, oscuri e malinconici (“She, The Master Covets”), proprio come gli Anathema stessi hanno dimostrato sia possibile.

Il 2004 è stato l'anno del ritorno di nomi altisonanti, spesso con prove di grande spessore, questa non fa eccezione; è valsa la pena aspettare cinque anni.

Tracklist:

01. Cloacked by Ages
02. A Slow Succumbing
03. Ebb Tide (Parts I & II)
04. Trillium Rune
05. The Mourner's Oak
06. Cairn
07. She, The Master Covets
08. Crowned in Earth

 
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