Recensione: Cloister Graveyard In The Snow

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Introduzione: credo che gli Anno Mundi siano destinati in breve tempo a diventare una delle cult band più ricercate della scena Doom degli ultimi anni. Ho atteso un certo periodo prima di accingermi alla recensione del loro debutto “Cloister Graveyard In The Snow” perché volevo trovare una copia del disco in vinile ed evitare di recensire gli mp3 distribuiti come promo a molte persone dalla band romana. Questa scelta è dettata dalla passione che nutro verso questo tipo di produzioni e dal fatto che il lavoro di questi ragazzi vada veramente valorizzato da qualcuno che ha speso tempo e fatica per procurarsi il loro debutto in Lp auto prodotto in sole cento copie.

Il Disco: il vinile è caratterizzato dalla splendida copertina che riproduce un dipinto di Caspar David Friedrich del 1810 andato distrutto durante la Seconda Guerra Mondiale nella capitale tedesca. Musicalmente il gruppo italiano punta con grande coraggio e preparazione verso lidi metallici oscuri e particolari, cari alla tradizione dei primi Black Sabbath con l’aggiunta di alcune contaminazioni progressive di estrazione seventies.

La potente “Scarlet Queen” introduce l’atmosfera plumbea cara agli Anno Mundi mostrando il lato più muscolare del duo, il risultato è un brano che non ha nulla da invidiare ai primi lavori di Ozzy & Co. Ambiziosa e particolare “The Shining Darkness” si spinge verso soluzioni ricercate e meno facili da assimilare dall’ascoltatore, qui si apprezzano influenze progressive che faranno felici gli amanti del genere. “Dwarf Planet” nei suoi quasi dieci minuti di durata combina abilmente la cattiveria dei Black Sabbath con echi oscuri tipici di alcune storiche band di casa nostra: Black Hole, Requiem, The Black solo per citare le più famose.

Il lato B del disco inizia con la magniloquente “Gallifreyan's Suite” probabilmente l’episodio più progressivo dell’intero lavoro: tre capitoli musicali ci accompagnano lungo un percorso artisticamente raffinato e fuori dal tempo. Citare i Led Zeppelin, i Nazareth, i Pentagram potrebbe aiutare a descrivere questa suite ma penso sia molto riduttivo nei confronti dell’estro degli Anno Mundi.

La title track è contraddistinta da originali tastiere dal sapore indimenticabile di act leggendari come la PFM, resta comunque un episodio meno sviluppato e meno articolato rispetto alle tracce precedenti. Il platter si conclude con “God of Sun” un nuovo piccolo capolavoro degli Anno Mundi dove si respirano ancora le atmosfere oscure e avvolgenti dei Black Sabbath, senza dimenticare una decisa componente elettrica sempre predominante in ogni frangente di questo “Cloister Graveyard In The Snow”. La sensazione fin dai primi ascolti del disco è chiaramente positiva e ho il sospetto che questo album sia destinato a rimanere nella storia di questa musica.

Le Collaborazioni: di fianco ai due polistrumentisti degli Anno Mundi Alessio Secondini Morelli e Gianluca Livi troviamo una serie di ospiti di primo piano della scena Doom/Progressive italiana: Andrea Cicco Martino e Michele Raspanti, voce e basso degli epici Graal. Alessandro Papotto saxofono del Banco del Mutuo Soccorso e Periferia del Mondo. Paolo Lucini tastierista degli Ezra Winston. A questi nomi si uniscono i cantanti Luca Jason Serafini e Magagnini e i chitarristi Luigi Ranieri e Fabio Breccia. Gli Anno mundi vanno quindi considerati un progetto molto ricco di talenti e influenze provenienti da percorsi musicali diversi e irripetibili che aggiungono valore artistico al disco.

Il Vinile: questo debutto è stato registrato presso i 3 Fates Recordings Studios di Roma e gli Anno Mundi hanno voluto fare le cose alla vecchia maniera. I suoni sono veramente old-fashioned e il formato vinilico aggiunge il tocco d’autore all’impatto musicale del disco. All’interno del gatefold troviamo un poster, tre foto della band, l’immancabile inserto e un manifesto in formato gigante dipinto a mano. La scelta di uscire solo su vinile limitato a cento copie può apparire strana ma credo possa contribuire a far crescere l’alone di leggenda che già si è creato intorno al gruppo capitolino. Le prime dieci copie di “Cloister Graveyard In The Snow” sono state regalate agli amici più stretti del gruppo, le restanti novanta, rigorosamente numerate, sono andate rapidamente sold out. Nelle mie mani è finita la copia 94 e credo sia molto difficile ormai procurarsene una. Non fatevi prendere dallo sconforto perché a breve la Blood Rock Records rilascerà sul mercato la ristampa in cd del platter per tutti quelli che non sono riusciti a fare loro il disco.

Outro: capita ormai molto raramente di trovarsi di fronte a dischi di questa levatura artistica e così fortemente radicati al passato come questo “Cloister Graveyard In The Snow”. Credo sia davvero doveroso dare il massimo supporto e sostegno a realtà musicali sottovalutate come gli Anno Mundi. Per tutti gli amanti del Doom e del grande passato progressivo italiano è consigliato un attento ascolto a questo lavoro.



Alessandro Cardinale



Tracklist:
1 - Scarlet Queen - 5:42
2 - The Shining Darkness - 7:50
3 - Dwarf Planet - 9:52
4 - Gallifreyan's Suite:
a - Access to the 4th Dimension - 2:28
b - Tardis - 2:26
c - Timelord - 6:09
5 - Cloister Graveyard in the Snow - 2:24
6 - God of Sun - 8:37

Line-up:
Alessio Secondini Morelli - chitarra, percussioni, voce secondaria
Gianluca Livi - batteria, percussioni, chitarra, basso

Guest:
Luca Jason Serafini - voce
Magagnini - voce
Luigi Ranieri - chitarra, basso
Fabio Breccia - chitarra, basso
Andrea Ciccomartino - voce (track 6) Graal
Alessandro Papotto - sax tenore (track 3) Banco del Mutuo Soccorso - Periferia del Mondo
Paolo Lucini - pianoforte (track 3), tastiere (tracks  4b, 5) Ezra Winston
Michele Raspanti - basso (tracks  1, 3) Graal

contatti band: annomundigroup@gmail.com





 

 
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