Recensione: Cold Silence

Di Alex Casiddu - 22 Aprile 2013 - 0:01
Cold Silence
Band: Snowfall
Etichetta:
Genere:
Anno: 2013
Nazione:
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68

E’ la fredda Norvegia a dare i natali a questo nuovo progetto chiamato Snowfall; ensemble creato dal bassista/tastierista “PB” Riise e dal chitarrista Tore Meli, già protagonisti della scena musicale scandinava con i Winter Parade.

In questa nuova avventura sono affiancati dal singer Lee Small – già membro degli Shy – e dal batterista Perra Johansson, nonchè, in veste di special guest, Helge Flatgard e Bjorn Westum rispettivamente alle tastiere e alle backing vocals.
Proprio il freddo sembra essere il filo conduttore degli Snowfall, a cominciare dal moniker per arrivare al titolo dell’album “Cold silence”; ma purtroppo “fredda” sembra essere anche la sensazione che alla fine lascia questo lavoro.

La band è ispirata dal classico hard rock melodico ottantiano con una somiglianza, neanche troppo velata, ai Whitesnake; dei quali vengono seguite alla lettera le lezioni che negli anni la band inglese ha impartito con dischi ormai entrati nella storia.
Basta l’ascolto delle prime tracce “Don’t drive me home tonight”, “Citadel of hope” piuttosto che “House of prayer” ed “Heavens not up there”, per rendersi conto che ci si trova davanti a dei brani ben suonati e composti, bisogna ammetterlo, ma latitanti in quanto ad anima e passione.
Come detto, la bravura dei musicisti coinvolti è indiscutibile, ma rifarsi in maniera quasi morbosa a chi il genere l’ha creato e plasmato nel corso degli anni – in questo caso la band di David Coverdale – invoglia l’ascoltatore ad abbandonare il disco dopo pochi passaggi, rifugiandosi nei seminali “Slide it in” o “1987”.

Gli Snowfall comunque dimostrano di aver lo spunto giusto quando cercano di imprimere la loro personalità. “I wont be lonely anymore” ne è un esempio: canzone perfetta dal punto di vista strumentale, sorretta da un lavoro di squadra, stavolta affiatata, nella quale possiamo apprezzare il pregevole assolo e il ritornello veramente azzeccato, che finalmente riesce ad insinuarsi nelle orecchie di chi ascolta.
Malauguratamente, la tanto agognata svolta non arriva, e ci si ritrova ad ascoltare distrattamente le successive “Stampede”, “Oscillate” fino alle conclusive “Alexandria” e “Vesper bell”. Quest’ultima, trasformandosi da ballad a pezzo hard rock/blues, con diversi cambi di ritmo e la voce di Lee Small sugli scudi, apre un raggio di sole tra le nubi di “Cold silence”. ma questo avviene quando ormai i titoli di coda stanno già scorrendo ed è troppo tardi per rialzare le sorti dell’album.

Inutile dire che solo una manciata di brani veramente trascinanti e degni di nota sono un po’ poco per gridare al miracolo, e annoverare i norvegesi tra le uscite più interessanti di questo 2013; c’è sicuramente chi, in ambito hard rock melodico, ha fatto molto meglio di loro.
Ad ogni modo, alla luce delle buone doti tecniche mostrate, unite alle discrete capacità compositive che a tratti sono emerse, è lecito aspettarsi di più in futuro, considerando questo esordio come una sorta di “prova generale” in vista delle prossime fatiche discografiche che dovranno per forza mostrare il vero volto degli Snowfall.
 
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