Recensione: Compilation 83-87

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1982, Canada, quattro mocciosi accomunati dalla passione per le sonorità pesanti che proprio in quegli anni stavano mietendo le prime vittime anche oltre oceano, decisero che era giunta l'ora di vivere questa passione in prima linea, era ora di capire cosa significasse assistere ed essere parte integrante di un concerto metal. Fu proprio durante il loro primo evento da spettatori che la passione da semplici divoratori di musica si tramutò in una voglia irrefrenabile di creare un qualcosa di personale dove poter riversare il proprio amore verso l'heavy metal. Queste sono più o meno le parole con cui Kevin “Leech” Perkins descrive la nascita dei suoi Minotaur e sottolinea che quel concerto rimarrà per sempre tra i più bei ricordi della sua vita. Come dargli torto, il concerto in oggetto vedeva protagonisti gli Iron Maiden durante il tour di The Number Of The Beast, supportati dagli allora devastanti Anvil freschi del classico Metal On Metal. In men che non si dica i Minotaur oltre a creare materiale proprio iniziarono una frenetica serie di concerti che li vedrà tre anni dopo aprire proprio per gli Anvil ed, ironia della sorte, avendo come spettatori Steve Harris ed Adrian Smith che si trovavano nei paraggi per promuovere una linea di chitarre canadesi .
Kevin Leech ricorda con piacere che in quell'occasione Steve Harris, recatosi nel backstage per salutare l'amico Lips gli disse, “Bravo, il tuo modo di cantare mi ha ricordato molto il nostro vecchio cantante Paul Dianno” frase che chiaramente inorgoglì il nostro Kavin che descrive quell'attimo come l'aver messo un piede nel paradiso del rock'n roll.
Purtroppo un serie di infuocati live set che li vide protagonisti in compagnia di Anvil, Karken, Lee Aron e Killer Dwarfs non permise loro di raggiungere l'agognato contratto discografico lasciando a testimonianza del loro passaggio un solo 7” praticamente introvabile ma soprattutto quell'alone leggendario che avvolge in un'aurea mistica tutti quei dischi che per molteplici motivi non hanno visto la luce. Ma si sa, leggende, misteri e segreti sono nati per essere scoperti ed in questo caso l'Indiana Johns della situazione risponda al nome dell'O.P.M. Records, etichetta nata con l'unico intento di riportare alla luce o ristampare dischi dimenticati o di difficile reperibilità.

“83 – 87 “ racchiude di fatti tutto il materiale prodotto da questa leggendaria band compreso il 7” di cui sopra. Ovviamente, come era lecito aspettarsi dell'O.P.M., il disco è stato stampato unicamente su vinile in un'edizione limitata a 500 copie. La proposta dei Minotaur è ancora pesantemente legata alla n.w.o.b.h.m. impreziosita in più di qualche frangente a sonorità ereditate dal hard rock frizzante a stelle e strisce opportunamente vivacizzato da primordiali influssi metallici di chiaro stampo americano. Un lavoro quindi abbastanza eterogeneo, privo di un indirizzo ben delineato ma piacevole nel complesso con diversi spunti interessanti come nell'energiche “Ribbon of Steel” e “Witch Hunt”, heavy metal primordiale semplice e trascinante. Gli accostamenti ai primi Iron Maiden tanto decantati in giro per il web sono circoscritti solo ad una manciata di brani che in verità vengono tirati in ballo unicamente per la timbrica di Leech, veramente molto simile a quella di Paul DiAnno.
Gli interessati si diano una mossa, 500 copie finiscono velocemente.
 
70