Recensione: Conflict

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Gli Spagnoli Violblast, nati nel 2012 nella Città di Figueres, suonano un Thrash molto cruento, derivante dalla matrice Old-School di Slayer ed Exodus

Conflict’ è il loro primo Full-Lenght, pubblicato il 25 novembre 2016 dalla Label Suspiria Records e successore dell’EP d’esordio ‘Permanent Hate’.

Composto da otto brani preceduti da un’intro, della durata di una sola mezz’ora, il lavoro è una sfuriata vera e propria, ottenuta attraverso un sound compatto e dinamico il cui difetto principale è la poca originalità.

In effetti, l’influenza che i grandi sopracitati hanno sul combo è messa un po’ troppo in evidenza nel songwriting, al limite della copiatura, con solo pochi sprazzi personali messi qua e là.

A parte questo, gli ingredienti per suonare un buon Thrash e mantenere l’attenzione ci sono tutti: una sezione ritmica granitica ed instancabile, una voce arrabbiata e velenosa, assoli ben strutturati ed articolati, cambi di tempo con passaggi dalla velocità smodata alla cadenza più potente messi al punto giusto e tanta, tanta energia da vendere.

L’inizio è da manuale: ‘Deep into Darkess’ è una traccia strumentale che introduce il lavoro vero e proprio, composto da un arpeggio oscuro che si trasforma in un pezzo dai toni marziali e cattivi.

Poi l’anima di Tom Araya e soci si manifesta. 

Conflict’, che dà il titolo all’album, è velocissima, con un buona sezione che esalta la vena Hardcore prima di arrivare all’assolo.

Wielders of Fear’ ha lo stesso effetto di una fiondata, con un assolo ben strutturato e melodico ed un buon cambio di tempo pestato e potente.

Sings of a Murder’ inizia cadenzata per poi accelerare ed ha un tiro che, anche se non velocissimo, riesce bene ad intersecare il Thrash di un tempo con quello più moderno.

Invisible Death’ inizia con un arpeggio sinistro che si trasforma in un tempo medio che cresce portando ad un veloce assolo; le strofe che seguono sono l’ennesimo omaggio agli Slayer, con ancora un buon assolo intermedio.

Reprisal’ e ‘Path of Aggression’ riconducono sempre al quartetto di ‘Hell Awaits’ e ‘Reign in Blood’, mentre ‘Bearing Witness’ si discosta da tutto il lavoro essendo più improntata sui toni del Thrash degli anni ’90; con tale brano i Violblast dimostrano di avere una vena creativa che và in più direzioni e fa ben sperare per il futuro.

Chiude degnamente ‘Individuality’, molto pestata e veloce.

Anche la copertina richiama agli Slayer, con in primo piano un caprone che ricorda parecchio quello di ‘Show no Mercy’.

Riassumendo, ‘Conflict’ è sicuramente un album valido, con canzoni dure e violente al punto giusto per essere apprezzate anche dai Thrasher più intransigenti, ma, come molti lavori di questo ultimo periodo, risente troppo dell’influenza che i grandi del passato sono riusciti ad infondere nei giovani musicisti e risulta, alla fine, poco originale. 

Le buone idee però si sentono, anche se sparse qua e là; queste, unite alla capacità tecnica degli artisti, rendono i Violblast molto interessanti e da tenere d’occhio per il futuro, dove riusciranno senz’altro a dare il loro contributo alla più che massiccia scena spagnola.

Giudizio più che positivo per una band emergente che sta cercando la propria strada. 

 

 
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