Recensione: Counterparts

Di Diego Cafolla - 12 Settembre 2003 - 0:00
Counterparts
Band: Rush
Etichetta:
Genere: Prog Rock 
Anno: 1993
Nazione:
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88

I Rush sono finiti!!! I Rush si sono venduti!!! Queste le parole che probabilmente uscirono dalla bocca di parte dei sostenitori del fantastico trio canadese nel periodo successivo a Permanent Waves… La svolta” tecnologica” della band iniziata con Moving Pictures (Vital Signs ad esempio) aveva fatto storcere il naso a buona parte dei sostenitori “integralisti” della band (e fatto acquistare di nuovi dato l’impressionante numero di copie vendute da album come Grace Under Pressure e Power Windows). Tale indirizzo sonoro si conclude proprio con Counterparts, album che segna il ritorno ad un sound decisamente rock con chitarre in bella evidenza. Diciamo subito, a scanso di equivoci, che l’album sfiora (per l’ennesima volta nella discografia della band) il capolavoro. L’apertura è affidata ad “Animate”, brano che mette in evidenza il basso di Lee e una bella apertura melodica nella parte centrale… ma è con il secondo brano che il lavoro spicca veramente il volo! “Stick It Out” è una gemma di HeavyRock da urlo. Sentire la band suonare cosi’ aggressiva è una cosa che ci era capitata raramente in passato. Il riff portante della song è sinistro e maligno e con il solo di chitarra Lifeson mette ancora una volta in chiaro il suo talento chitarristico. “Cut to the chase” è una song rock molto accattivante che inizia in sordina per poi crescere di intensità nella strofa ed esplodere definitivamente nel ritornello. In questa song il solito Lifeson si mette in mostra con un fast-solo straordinario. Alla traccia numero 4 troviamo un’altra gemma del trio canadese. “Nobody’s Hero” è una ballad semiacustica stupenda, profonda ed emozionante, che tratta il tema dell’hiv con il solito sottile e profondo lirismo tipico dei RUSH. “Beetween Sun & Moon” ci riporta su binari decisamente piu’ “easy” con un ritornello veramente azzeccato e trascinante, comunque sempre molto coinvolgente. Da qui in poi, per un paio di tracce, il livello del disco cala leggermente, con song come “Alien Shore” e “The Speed Of Love” che seppur di buona fattura non reggono il confronto con il resto del disco. Si ritorna invece a livelli eccelsi con “Double Agent”. Trovo questa song veramente eccezionale e originale nel suo incedere altalenante tra la strofa e il “bridge” parlato, obliquo e tagliente che dona al brano un flavour molto “cinematografico” e oscuro. Arriva quindi a deliziare le nostre orecchie il brano strumentale “Leave That Thing Alone”. Anche qui si arriva a livelli superlativi, con una song stupenda, perfetta fusione tra melodia e tecnica (come pochissime altre band sanno fare). Forse questo è sempre stato il miglior pregio di questa band, il saper creare canzoni tecniche ma scorrevoli all’ascolto, senza eccessi di esibizionismo o la minima traccia di autocelebrazione. “Cold Fire” è un altro brano Hard Rock stupendo con una melodia immediatamente memorizzabile ma non per questo banale. Chiude il lavoro “Everyday Glory”, buona song rock che conclude il disco in modo abbastanza soft e “Easy Listenig”.
Counterparts è un disco veramente ottimo che, a mio parere, se non fosse per un paio di brani sarebbe stato eccellente. I Rush dimostrano anora la loro immensa classe, stavolta al servizio di brani hard rock più lineari e duri, in cui a volte affiora il passato maggiormente “intricato” della band mentre in altre è l’immediatezza a fare da padrone. Se progressive vuol dire rinnovamento, evoluzione e tecnica, i RUSH sono il progressive.

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