Recensione: Creye

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Un gran bel colpo quello messo a segno da Frontiers Music.
Un’intuizione vincente che può concretamente fare il paio con il successo conseguito lo scorso anno, quando a mettersi in mostra con un debutto di altissimo livello furono gli eccellenti One Desire.

Questa volta sembrerebbe proprio toccare ai newcomers Creye l’onore di fregiarsi del titolo di novità melodica migliore del 2018, sull’onda di un esordio discografico che si propone quale perfetta sintesi della fascinosa epopea dell’AOR ottantiano, mescolata con le moderne tendenze di radice scandinava identificabili nella maestosa perfezione di band quali Work of Art, H.E.A.T. e Art Nation.
Tutti nomi che non a caso vengono descritti direttamente quali affini nella biografia che accompagna i Creye, una volta tanto, mirati e centrati alla perfezione nell’identificare con perizia lo stile precipuo e fondante che sta alla base della proposta di questa interessantissima novità made in Sweden".
I canoni, le coordinate, le basi, in fondo non sono dissimili a quelle di tantissime altre realtà analoghe. La differenza che sa rendersi vincente, il punto focale che eleva un disco come quello realizzato dal sestetto nordico ad un livello superiore alla norma è tuttavia il valore della portata compositiva, carattere e carisma che definisce solitamente un "successo" rispetto all’insulsaggine di un qualsiasi prodotto dai contorni comuni ed ordinari.
Non è, infatti, sull’originalità che si gioca la partita utile nel decretare la bontà dell’opera prima dei Creye, quanto sul suo potenziale in termini d’ascolto, nella scorrevole soddisfazione che riesce a renderlo familiare al primo passaggio.
La potremmo chiamare senza troppi giri di parole “immediatezza". Un termine magico, rifuggito da alcuni ed in altri lidi musicali – quasi fosse sinonimo d’inconsistenza - che tuttavia diviene patrimonio prezioso quando ci si trovi a discettare di AOR, uno stile che ha nella performance istantanea, spontanea e fulminea un naturale ed efficace principio comunicativo.

Questo sono i Creye. Immediati.
A chi abbia un minimo di familiarità con i toni levigati, morbidi, avvolgenti, fascinosi dell’AOR, non possono far altro che piacere istantaneamente. Subito: un’impresa titanica in un’epoca in cui vige, talora, la rincorsa alla complicazione ed all’arzigogolo.
Una bella boccata d’aria fresca che non necessita di alcuna elucubrazione per ottenere consensi. Senza per questo apparire effimera o senza “futuro”, anzi, la durevolezza con cui brani quali “Holding On”, “Different State of Mind", “Never Too Late" , "All We Need is Faith" e "Straight to the Top" riescono a reggere passaggi ripetuti sta a dimostrare come, quando la miscela è buona, non c’è rischio che tenga in termini di longevità. L’ascolto è sempre una bella esperienza ed il riproporsi di melodie equilibrate e ben costruite una suggestione piacevole da riassaporare.

Un’impronta. Questo lasciano i Creye al loro passaggio.
Un segno tangibile di importante qualità che ha forse il solo limite di ancorarsi ad evocazioni un po' vintage tanto da apparire un prodotto derivato direttamente dal cuore degli anni ottanta. Con un ulteriore, minimo aspetto forse perfettibile nella voce del singer Robin Jidhed, per nulla malvagia, ma alla quale avremmo forse preferito un timbro più virile e carico di personalità maggiormente definita.

Opinioni e sfumature che possono rientrare nell’ambito dei semplici pareri personali, non determinanti comunque nell’offuscare la validità di un album che ha ogni cosa al posto giusto al fine di far breccia nel cuore di chi ama e respira melodic rock a pieni polmoni.

Un novero di ascoltatori non più nutrito come una volta forse. Tuttavia, chiunque abbia osannato negli anni scorsi le release dei già citati Work of Art, insieme a H.e.a.t., One Desire e Art Nation, non potrà che rimanere colpito al cuore da questo primo album dei Creye, innamorandosene dopo pochissimo tempo.

Forse il disco rivelazione in territori AOR del 2018, ed uno dei migliori debutti degli ultimi anni: tanta roba per un gruppo fondato giusto nel 2016 ed grado di raggiungere immediatamente livelli a dir poco stellari...

 

 
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