Recensione: Crossroad

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Odio scrivere poco, ma è quasi imbarazzante trovarsi a scrivere di un album privo dei caratteri fondamentali alla definizione di un gruppo: non trovo alcuno spunto originale, nessuna emozione, niente che mi convinca del tutto. Piuttosto in una release del 2002 è evidente come questo non sia altro che una patetica reiterazione dei classici elementi di power metal puro, con la solo differenza che qui il grado di prevedibilità è quasi nauseante, a sottolineare uno degli aspetti più squallidi che si possano incontrare nell'ascolto di un disco.

Niente da dire riguardo la performance esecutiva: Fredrik Nordstrom sarà anche sceso al piano terra per l'incisione di questo disco, ma il suo zampino non basterà a ristabilire le sorti di una registrazione che come già detto resta il frutto di tre ragazzi con una validissima padronanza dello strumento. La voce non fredda ma ghiacciata di Persson scandisce le lyrics ispirate alle eroiche gesta di condottieri coraggiosi, elevati al cielo dagli acuti vuoti che sinceramente mi lasciano ormai impassibile nel disperato desiderio di cambiare disco.

Attenzione, non sto sminuendo l'importanza di mantenere saldi i rapporti con il passato, ma per cortesia si abbia la decenza di reinterpretare con personlità e spirito creativo la passata tradizione. Se come nel caso di questa recensione invece venga a mancare tale aspirazione, che diamine si presentino dei brani non dico più studiati ma per lo meno leggermente più apprezzabili.

 
40