Recensione: Crowned In Frost

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Non sembra neanche che sia già passato oltre un anno dall’esordio discografico dei milanesi Frozen Crown: quel ‘The Fallen King’ che diede immediatamente l’impressione che la band faceva dannatamente sul serio, che non aveva inciso un disco solo per togliersi una soddisfazione ma bensì per emergere ed affrontare con forza il mondo della musica dura.

Questa prima impressione viene confermata con ‘Crowned In Frost’, il nuovo album, prodotto sempre sotto l’ala della Scarlet Records e disponibile dal 22 marzo 2019.

Il miglioramento è netto: il secondo lavoro è un po’ più di tutto: più maturo, più Heavy, più complesso, più articolato e, soprattutto, più personale.

Tutta la band, che è rimasta intatta senza cambiare neanche un musicista, ha progredito, facendo tesoro dell’esperienza, non solo della sala d’incisione ma anche dei palchi, effettuando, come si può facilmente dedurre ascoltando l’album, un duro e forte lavoro di squadra.

Senza nulla togliere al talento di tutti, colpisce molto favorevolmente la crescita artistica di Jade, che ha ampliato notevolmente la sua estensione vocale, regalando momenti di vera emozione, sia durante il canto sia durante i vocalizzi che incrementano l’enfasi nelle epiche sezioni musicali.

Anche se il genere proposto è sempre legato al Power Metal, non slegandosi i Frozen Crown dalle loro origini, il sound risulta più duro, dando maggiore importanza all’impronta degli strumenti a corda e della batteria. Questo non vuol dire che le tastiere siano state messe in secondo piano, ma che sono state utilizzate per avvolgere il suono delle chitarre, rendendo maggiormente corposa la sezione ritmica, oppure per fuoriuscire dal brano, per stravolgerlo con emozioni di notevole intensità.

Il lavoro delle due asce è ottimo: quando accompagnano il cantato, durante gli inseguimenti ritmici, quando suonano assieme oppure quando si staccano per eseguire gli assoli, sprizzano sempre un’energia esaltante ed esuberante.

Frozen Crow

Come nel primo album, anche in ‘Crowned In Frost’ emergono momenti selvaggi, in cui irrompono una voce gutturale maligna ed una batteria forsennata e detonante, che fanno deviare il sound verso le ombre scure del Death Metal. Altrettanto sbocciano momenti di densa melodia e romanticismo. Tutti questi elementi rendono l’album eclettico e dimostrano che il gruppo cerca l’originalità e la distinzione.

Il platter è composto da dieci tracce anticipate da ‘Arctic Gales’, intro epica, potente ed al contempo melodica che dà immediatamente l’dea di quello che seguirà.

Il primo brano vero e proprio porta il titolo di ‘Neverending’ e non delude le aspettative: veloce e dinamico, con un refrain melodico ed un assolo sparato ed esperto chiarisce il buon percorso fatto in un anno dai Frozen Crown.  

Segue ‘In the Dark’, dura ed avvincente, avvolta da un’atmosfera intensa data dalle orchestrazioni, con il refrain a più voci e spezzata da un interludio melodico e lento cantato da Federico. Coinvolgente sono l’assolo, che parte piano per poi accelerare, e la melodia del pianoforte prima dell’ultimo refrain.  

Battles in the Night’ parte con un’avvincente batteria, seguita dalle twin-guitars, per addentrasi in un territorio epico e leggendario. La voce di Jade incanta, così come si viene rapiti dall’assolo di chitarre che si rincorrono con viva energia.

Il sound è più complicato ed intrigante in ‘Winterfall’, una mini suite ricca di variabili e senza sosta: sonorità medioevali si uniscono a momenti di rabbia dove si viene percossi dallo scream di Federico prima che questo venga stemperato dalla voce intensa di Giada; esplosioni di potenza anticipano la calma e la dolcezza del pianoforte prima che la rabbia prevalga ancora e poi di nuovo cambi di tempo dal tenue al forte e duro per un continuo gioco di atmosfere e sensazioni che solo dei musicisti che hanno raggiunto una certa consapevolezza sono in grado di dare.

Dopo un pezzo così articolato serve una traccia più diretta: così è ‘Unspoken’, imperniata sulla velocità e su un intenso assolo.

Lost in Time’ è dolce e romantica quanto vigorosa e determinata, con una ritmica che diventa sempre più tirata e, come la lava incandescente che si riversa, prima lentamente e poi sempre più velocemente, dalla bocca di un vulcano, la fa crescere e diventare sempre più dirompente.

In ‘The Wolf and the Maiden’ le voci riposano per lasciare spazio al vigore delle orchestrazioni e all’atmosfera magica del pianoforte, che sfuma tutto quello che ci circonda. 

Forever’ è un altro pezzo articolato, che alterna momenti epici, duri e veloci  ad altri più suggestivi.

Il finale è affidato alla title track, ‘Crowned in Frost’, introdotta dal breve ma struggente strumentale ‘Enthroned’. Intensa e coinvolgente raccoglie un po’ tutto il repertorio della band e chiude l’album concretamente e con passione.

Concludendo, i Frozen Crown hanno positivamente incrementato il loro repertorio e fatto buon uso dell’esperienza maturata. La strada è ancora lunga, ma i presupposti che venga percorsa con ardore fino al coronamento dei loro sogni ci sono tutti. Riassumiamo in una sola parola: complimenti Frozen Crown!!!   

                         

 
80