Recensione: D-generation

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Gli Airborn sono una delle promesse migliori del power metal torinese, anzi devo essere sincero, gli Airborn hanno tutte le caratteristiche per poter raggiungere il successo e i riscontri dei grandi gruppi della scena power europea. Non è una considerazione estemporanea perchè seguo il gruppo dal loro primo demo e dopo la pubblicazione del debutto “Against the world” su Remedy Records i nostri quattro hanno messo in chiaro le enormi qualità che possiedono. Peccato però che siamo in Italia, anzi peccato che siamo a Torino, città permeata da una matrice feaudale alla base dell’underground metal, una strana situazione in cui tutti cercano di prendersi una fetta della torta senza essere sicuri di averne pagato il prezzo. Ed è così che già da questi primi frangenti della loro carriera gli Airborn si sono dovuti preoccupare di mantenere il nome del loro gruppo assolutamente indipendente e libero da influenze esterne tirando dritto per la loro strada a testa bassa.

Oggi mi trovo di fronte alla seconda fatica sulla lunga distanza dei nostri quattro intitolata “D-generation” un azzeccato slang che implica il concetto di degenerazione alla base dei tempi moderni. La band è stata, per la seconda volta, affidata alla produzione del mastermind degli Iron Savior Piet Sielck, personaggio ormai leggendario in ambito power metal e capace di infondere un sound definito e riconoscibile ad ogni band con la quale entra in studio. Il cd è appena arrivato sugli scaffali dei negozi e già si ascoltano considerazioni, a mio avviso prive di una qualunque valenza critica, di sedicenti esperti autoincoronatisi con titoli altisonanati, di chi pretende una mera continuazione del disco d’esordio e che assolutamente non avrebbe mai considerato possibile che gli Airborn potessero evolversi, segno tangibile di una totale nullità di considerazione e rispetto del talento altrui, nauseabondi parolieri di sentenze vuote, forti di un potere inesistente. Per essere breve potrei scrivere che gli Airborn hanno radicalizzato ogni caratteristica del loro sound, diventando più ambiziosi, maturi ed aggressivi, il salto di qualità è evidente alla luce di un songwriting più elaborato e meno easy listening, anche tutta la parte vocale del disco è molto più curata ed efficace a conferma di una evidente ricerca di maturazione ed equilibrio.

La breve introduzione strumentale “Creation” è letteralmente polverizzata dalla opener “Survivors” un brano power metal frontale e crescente che possiede tutte le carte in regola per conquistare l’ascoltatore al primo passaggio, la strofa diretta e aggrassiva esplode in un ritornello magistrale dal refrain inrresistibile, belli i cambi di tempo della batteria che si dimostra fluida per poi impennarsi in un drumming a mitragliatrice. Atmosfere da guerre stellari introducono “Cosmic rebels” un brano di matrice power ma incentrato su un riffing quadrato e dal refrain classico, qui si intravvedono i segni di evoluzione della band torinese che si apre al sound metal più integerrimo senza perdere di vista le melodie crescenti e i cori tipici del power metal marchiato Sielck-Hansen. Non mancano le stoccate ai Gamma Ray con lezioni di composizione indiscutibili come “Extraterrestrial life” che potrebbe benissimo essere posta in confronto a “Anywhere in the galaxy” un brano power totalmente didicato alla velocità, alla potenza e al gusto melodico. Ritorniamo a un sound più quadrato e poderoso con la successiva “Dominators” che ripropone il riuscito sodalizio composto da strofe telluriche e cadenzate che si infrangono su ritornelli crescenti e di immediata presa su chi ascolta, ottimi ancora una volta i cori e i refrain vocali. Ottima e decisamente aggressiva “Heavy metal wars” gira su un riff di matrice classica per poi concedere all’ascoltatore un ritornello frontale e deciso, dannatamente vigoroso, in questo caso il risultato dal vivo sarà assolutamente garantito. Più power oriented “Firestorm” viaggia su tempi sostenuti e mi piace il concetto di immediatezza sprigionato dal song writing, gli Airborn sono capaci di compattare in quattro minuti tutto quello che un metallaro vuole sentire in un brano e questo pezzo lo conferma in pieno. Lo strumentale “D-generation” diventa una power track dal sapore crescente e enfatico, bellissimi i cantati di chitarra alternati che ricordano le mai dimenticate chitarre duellanti del metal degli anni andati. Inarrestabile “War is the H-word” consente al gruppo di fondere con perizia e ispirazione il power metal classico con delle bordate ritmiche di chiara fattura teutonica, anche in questo caso ho l’impressione di non aver mai sentito gli Airborn così aggressivi. Più trascinante e Iron Savior-oriented “Wired dreams” spedisce l’ascoltatore tra riff granitici e melodie enfatiche, anche in questo caso pur evitando un song writing banale il gruppo riesce ad essere efficace e convincente. Lo slow tempo “Zed” riesce a sollevarsi sopra la media delle ballad, anche perchè non è una ballad in senso stretto, ma presto “Crystal skulls” polverizza nuovamente i timpani di chi ascolta, siamo di fronte a una nuova prova di forza del gruppo, un brano ispiratissimo e tirato al massimo, ottimo. Il disco si conclude con “Astronomy” nuovamente incentrata su un riffing tellurico e le ottime melodie vocali del ritornello, sebbene meno incisiva della precedente comunque garantisce una chiusura maiuscola a questo secondo platter degli Airborn.

Bravissimi, completi, efficaci e frontali, con queste qualità farete saltare sulla sedia schiere di supporters. "Ain’t gonna hide, we are born to fly, higher and higher!!!"

Tracklist:

1. Creation (intro) 
2. Survivors 
3. Cosmic Rebels 
4. Extraterrestrial Life 
5. Dominators 
6. Heavy Metal Wars 
7. Firestorm 
8. D-Generation 
9. War is the H-Word 
10. Wired Dreams 
11. Zed 02:57 
12. Crystal Skulls 
13. Regeneration (outro) 
14. Astronomy (BOC cover)

 
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