Recensione: Daemon qui fecit Terram

Di Daniele Balestrieri - 4 Maggio 2007 - 0:00
Daemon qui fecit Terram
Etichetta:
Genere:
Anno: 2007
Nazione:
Scopri tutti i dettagli dell'album
70

Proprio nel periodo in cui i Lunar Aurora sono tornati sotto i riflettori grazie sia a un nuovo, ottimo album che al loro repentino scioglimento, ecco giungere dal nulla cosmico delle terre bavaresi un nuovo prodotto, questi Mortuus Infradaemoni, che altri non sono che il figlio contorto e denutrito di Nathaniel e Profanatitas, polistrumentisti orfani proprio del gruppo principale che in quel di Rosenheim ha visto alba e tramonto nello spazio di 13 lunghi anni.
Dall’oscurità provengono, dunque, e nell’oscurità si tuffano a braccia aperte: Daemon qui Fecit Terram è un lungo e frenetico dialogo con l’orrore nichilista che da sempre accompagna le band black metal più feroci e intransigenti.

Copertina nera, libretto nero, CD nero e canzoni pregne del nero più assoluto: qualunque adoratore della nera fiamma si troverà a casa propria con questi cinquanta minuti di abissi infernali caratterizzati da dosi massicce di chitarre-zanzara, percussioni martellanti ai limiti del terrestre e vocalizzi demoniaci che farebbero annuire soddisfatti i grandi maestri del black metal, dai Mayhem in poi.
Nonostante la provenienza, comunque, c’è ben poco di tedesco nel loro modo di intendere il black: Daemon qui Fecit Terram è un disco che stonerebbe nelle schiere della Christhunt per via dell’assoluta intransigenza e della mancanza delle atmosfere, a volte suicidal e a volte quasi ambient, che caratterizzano il più nero dei movimenti musicali teutonici.

I titoli delle canzoni, quasi del tutto in latino, aggiungono ancor più distacco tra la musica e l’ascoltatore che diventa succube della tortura senza respiro dei raminghi dei Lunar Aurora. Tutto lascia pensare all’inizio di un cammino che li condurrà a testa alta tra i blackster già navigati, e che li terrà ben lontani da qualunque altra scena.
Non esiste modo per divulgare la turbolenta monotonia di un album del genere: tutto è naturalmente già sentito, già vissuto e già sofferto, inutile spendere parole per descrivere ciò che ogni Devoto conosce già alla perfezione. Questo è il manuale del black metal, dalla A alla Z, dall’immaginario alla produzione, dalle distorsioni ai brevi rallentamenti che impreziosiscono canzoni altrimenti monolitiche (Oneris et Iactura su tutte).

Ci sarebbe da chiedersi, a questo punto, il motivo della nascita di un’altra band di questo tipo. La fiamma arde sempre, e questa è la legna che la mantiene in vita. Non se ne sente la necessità, ma se ne sentirebbe la mancanza. Faccia un passo avanti chi ha il cuore annerito dal black più primigenio e malvagio, gli altri passino pure oltre: questa non è carne per voi.

TRACKLIST:

01 Ex Ignis Orior
02 Oneris et Iactura
03 Ad Facies Mortis
04 Terribilis est Locus Iste
05 In Nebulae Visionis Serpentem
06 Vita Somnium Breve
07 Gods of Horror and Abysmal Grief
08 Metamorphosis

Ultimi album di Mortuus Infradaemoni

Genere:
Anno: 2009
65