Recensione: Damnation and a Day

Di Alessandro Calvi - 26 Marzo 2003 - 0:00
Damnation and a Day
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Genere:
Anno: 2003
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82

Eccoci finalmente qui a recensire il nuovo disco dei vampiri inglesi, una delle band più criticate di sempre, anche se secondo la mia personale opinione ingiustamente.
Ma invece di perderci parliamo del disco, di questo Damnation and a Day, che già tanto ha fatto parlare di se prima della sua uscita, principalmente per il cambio di etichetta da parte del gruppo. I Cradle of Filth per questo album hanno firmato un contratto per la prestigiosissima Sony, fatto questo che ha fatto storcere il naso ai più. Da più parti infatti si sono levate voci contrariate riguardanti il fatto che la suddetta etichetta non è propriamente specializzata in musica metal e che quindi ci si sarebbe dovuti aspettare un conseguente cambio di stile da parte del gruppo per votarsi a della musica più commerciale.
Un ragionamento questo che avrebbe anche potuto avere una sua validità, in virtù soprattutto della quantità di soldi investiti dalla Sony e che risulterebbero un buco nell’acqua se il disco non vendesse quanto preventivato.

Cominciamo subito col dire che secondo me questo discorso si è rivelato sbagliato, i Cradle of Filth non si sono votati a uno stile più commerciale, il loro stile e la loro inventiva non hanno risentito del cambio di etichetta. Al contrario bisogna dire che ne ha giovato moltissimo il suono. La resa sonora del disco è veramente ottima e gli strumenti si sentono bene. Se proprio si volesse trovare una pecca in fase di produzione secondo me potrebbe essere imputata solamente al suono della batteria che non mi piace esageratamente, poteva essere resa forse più importante e prominente con un suono più aggressivo.
Cosa poi ha goduto secondo me maggiormente della resa sonora dell’album è l’orchestra sinfonica e il coro che sono stati reclutati per questo album.
Uno dopo l’altro diversi gruppi della scena metal hanno deciso di rivolgersi a orchestre e cori anche famosi per la realizzazione dei propri album, i risultati sono stati piuttosto altalenanti e spesso purtroppo il suono dell’orchestra è rimasto piuttosto penalizzato. Questo problema non si pone a mio avviso con il disco dei Cradle of Filth in cui l’orchestra è resa veramente bene, così come il coro, per entrambi inoltre sono stati ritagliati diversi stacchi sinfonici nelle canzoni, più lunghi e importanti rispetto al solito.
La capacità compositiva della band credo sia fuori discussione e questo album, in particolare nella parte che riguarda l’orchestra, non fa altro che consolidare questa convinzione.

Tutto bene dunque sul piano della resa sonora e dell’uso dell’orchestra in modo molto convincente, qualche perplessità però sull’originalità dei pezzi proposti. Questo Damnation and a Day risulta essere veramente un buon album, ben fatto, ben suonato, ben prodotto, ma sinceramente non aggiunge nulla di sostanziale al sound dei vampiri inglesi. Le canzoni sono sempre molto elaborate e direi una menzogna se affermassi che non si lasciano ascoltare più che piacevolmente, ma la band sembra quasi forse troppo attaccata a certe soluzioni sonore.
Dopo capolavori come “Principle of Evil Made Flesh” e “Dusk and Her Embrace” sembrerebbe dura avere ancora qualcosa da dire, i Cradle of Filth hanno deciso di variare il proprio sound rendendo sempre più importante la componente sinfonica. Questo album ne è la prova lampante, al contempo però possiamo riscontrare il fatto che gli altri strumenti come chitarre e basso, suonano più potenti e diretti rispetto agli ultimi dischi come “Midian” e “Bitter Suit to Succubi”.
In generale quindi si potrebbe dire che questo “Damnation and a Day” è quasi una versione migliorata e potenziata dei precedenti album, purtroppo però come si diceva prima anche se si lascia ascoltare molto piacevolmente, non è nulla di particolarmente originale.

In conclusione una delle pubblicazioni migliori dei Cradle of Filth degli ultimi tempi. Non si tratta di un album particolarmente originale, e non è in grado a mio avviso di potersi confrontare con gli album migliori della band come “Dusk and Her Embrace” e “Principle of Evil Made Flesh”. Sicuramente però un album che si lascia ascoltare bene e anche a lungo senza stancare, inoltre prodotto e realizzato ottimamente. Consigliabile a chi non ha mai ascoltato nulla di questa band per avvicinarsi al sound partendo da qualcosa di più melodico, ovviamente appuntamento d’obbligo per gli aficionados della prima ora dei vampiri inglesi.

Tracklist:
01. A Bruise Upon The Silent Moon
02. The Promise Of Fever
03. Hurt And Virtue
04. An Enemy Led The Tempest
05. Damned In Any Language ( A Plague On Words)
06. Better To Reign In Hell
07. Serpent Tongue
08. Carrion
09. The Mordant Liquor Of Tears
10. Presents From The Poison-Hearted
11. Doberman Pharaoh
12. Babalon A.D. (So Glad For The Madness)
13. A Scarlet Witch Lit The Season
14. Mannequin
15. Thank God For The Suffering
16. The Smoke Of Her Burning
17. End Of Daze

Alex “Engash-Krul” Calvi

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