Recensione: Dance Of The Four Winds

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La musica rappresenta da sempre una delle più belle espressioni artistiche per poter esprimere le proprie emozioni.
Disegni vorticosi che si distendono su un pentagramma composto da cinque righe e quattro spazi, quasi sempre insufficienti per circoscrivere tutto il pathos e soprattutto il lavoro che c’è dietro e dentro l’universo di suoni e di sensazioni contrastanti di chi compone.
All’ascoltatore, l’ardua sentenza di decifrare i segni celati dietro ogni singolo vagito del contenuto.
Supremo giudice, il tempo che ne confermerà oppure cancellerà tutto il buono o il peggio che è stato faticosamente messo su dall’artista (o band) in desideroso di farsi spazio nell’affollato e intricato mondo del music business.

Questo preambolo, utile per creare un filo di mistero attorno a ciò che tra poco vivremo insieme, serve ad esaltare il gran numero di band che pur non avendo un vero contratto discografico, riescono con grande efficacia a crearsi una propria dimensione, sostenute dal talento, da idee chiare ed una incredibile determinazione, carburante che non dovrà mai mancare in un ipotetico viaggio verso la consacrazione,  lungo e pieno di ostacoli.

E’ un dato di fatto che il nostro underground è fucina di grandi band dotatie di grande personalità.
Ed i protagonisti della storia di oggi sono l’ennesima dimostrazione del fatto che si può creare qualcosa di veramente intrigante senza inventare nulla, e nello stesso momento, risultare originali e coinvolgenti agli occhi - e soprattutto alle orecchie - di chi li ascolta.
Gli artisti della recensione in oggetto che abbiamo solamente sfiorato in questa prima parte del nostro racconto, si chiamano Kalidia, sono toscani - precisamente da Lucca - e si sono formati nel settembre del 2010.
Dalla biografia ufficiale della band si evince che i 4/5 della line up attuale si è trovata sin da subito in comunione di idee, non essendoci, almeno da quello che leggiamo, un vero membro fondatore.
Partenza immediata quindi con Nicoletta Rosellini alla voce, Federico Paolini alla chitarra, Nicola Azzola alle tastiere, Alessandro Cecchini alla batteria. Solo due anni più tardi nell’aprile del 2012, si unisce all’ensemble toscano anche il bassista Roberto Donati.

Per quanto riguarda il profilo artistico, abbiamo a che fare con una band che vanta nel suo scrigno prezioso una gavetta interessante, segnata da eventi live molto importanti come la condivisione del palco con artisti di grande prestigio quali Fabio Lione, Roberto Tiranti, Olaf Thorsen ed altri ancora.

Alla fine dell’ aprile del 2012, i Kalidia entrano all’Eden studio di Pisa, sotto la guida di Alessio Lucatti dei Vision Divine ed Etherna, per registrare il debutto discografico, un EP di quattro tracce intitolato “Dance of the four winds”, completato nel novembre dello stesso anno.
I nostri sono autori di un elegante e curato Symphonic Power Metal, dalle cospicue venature gothic in cui la melodia rappresenta il fattore dominante, elemento ben percepibile sin dalle prime note di questo EP.
Sono quattro i pezzi che compongono “Dance of Four Winds”, tutti molto interessanti e dotati di un discreto minutaggio.

L’intrigante esordio mette in risalto una band molto in forma e rodata, probabilmente già pronta per un debutto sulla lunga distanza.
Tutti gli elementi del songwriting si rivelano, infatti, molto ben amalgamati tra di loro. Nulla è affidato al caso e qualche peccatuccio di gioventù ad oggi ancora presente, potrà essere limato ed eliminato col tempo.
Ciò che si nota in maniera evidente è la ferma volontà della band di puntare su sound molto variegato e corposo, per niente improvvisato, ricco di sfumature e ritmiche dannatamente coinvolgenti.

L’EP comincia con “The lost mariner”, traccia che mette subito in evidenza il pensiero in musica delle band.
Melodia sovrana, ben esaltata dalla bella voce della singer Nicoletta Rossellini e dalle belle trame ritmiche che si snodano e si distendono in circa sei minuti di buon symphonic–power metal.
Molto belli e curati i vari arrangiamenti, tra i quali quelli di tastiera, capaci di donare un appeal molto oscuro e misterioso al brano.
Un ottimo inizio, che mette subito in risalto tutte le cose buone che sono state dette in precedenza,

Winged Lords”, il secondo brano, segue le coordinate stilistiche del pezzo precedente, anche se con risultati meno esaltanti.
In questo frangente sono le chitarre ad aggredire l’ascoltatore, con le tastiere relegate ad un ruolo di contorno.
Molto meglio invece la terza traccia “Reign of Kalidia”, forse la migliore del lotto. Il pezzo che possiede al suo interno tutte le credenziali per far sobbalzare gli appassionati: oscuro, ispirato, trascinante imprevedibile, sono alcuni degli aggettivi che nascono in modo del tutto naturale dopo l’ascolto.
La voce di Nicoletta risalta in modo eccelso, confermando una notevole espressività: un punto di riferimento stilistico anche per le produzioni future.

A chiudere in maniera degna ci pensa la semi-ballad “Shadow will be gone”.
Il brano inizia con un dolce assolo di chitarra. Le atmosfere sono intime e decisamente malinconiche e la voce della singer è dolce e penetratante.
Un altro grande sussulto artistico, ben incastonato in un puzzle di emozioni e atmosfere sempre diverse tra di loro.

Sicuramente “Dance of four winds” potrà rappresentare un bel punto di partenza per una band molto dotata ed ispirata.
Speriamo di poter aver presto tra le mani anche un loro esordio sulla lunga distanza, per poter continuare a seguire da vicino un progresso di crescita che si preannuncia brillante e ricco di interessanti prospettive.

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