Recensione: Dawn Of Infinite Fire

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Allontanate ogni pregiudizio, o voi che v’appropinquate a questo disco. E nel caso non intendiate seguire questo saggio consiglio, sono sicuro che dopo i 47 minuti di Dawn Of Infinite Fire sarete pronti a porgere le vostre scuse a queste signore del metallo nero. Esatto, perché gli Asagraum sono in realtà “le” Asagraum, una realtà black metal composta principalmente da due gentil donzelle dedite all’oscura pratica di quel sound tanto caro a chi ascolta periodicamente quei grezzi capolavori provenienti dalla first wave. Adesso che la primadonna Obscura (voce, chitarra e basso) è affiancata da A. (alla batteria), il processo di songwriting si è fatto ancora più interessante e il disco d’esordio Potestas Magicum Diaboli del 2017 può lasciare spazio a un lavoro che si evolve ma resta fedele all’identità di una band fortemente legata a quelle tipiche sonorità scandinave, reminiscenti dei migliori Darkthrone.

 

Nel caso Asagraum – e lo dico senza articolo giusto per non complicarmi la vita – quello che ci si appresta ad ascoltare non è però l’ennesimo clone di A Blaze In The Northern Sky, magari farcito con qualche contaminazione offerta dalla tecnologia contemporanea, bensì un album con caratteristiche ben precise e che riesce a impregnare ognuna delle nove tracce con una carica emotiva a dir poco stupefacente. Obscura è stata in grado di tessere una tela pressoché impeccabile, sfoderando il più selvaggio black metal old school e caratterizzandolo con una forte connotazione atmosferica che non sconfina mai nell’ambient e tantomeno su ritmiche troppo rilassate. C’è del blast, c’è parecchio blast e la velocità e il dinamismo di A. sorreggono strutture che rappresentano sonoricamente ciò che la copertina lascia presagire a chi troverà per caso Dawn Of Infinite Fire su qualche scaffale del proprio negozio di dischi di fiducia. Non ci sono punti deboli, a partire dalla esaltante opener They Crawl From The Broken Circle, la quale porta a termine il compito di delineare nel giusto tempo quello che è il sound delle Asagraum. Quel che succede dopo e che non va dato affatto per scontato è un viaggio ad alta velocità nei meandri più bui del black metal, un percorso in grado di mantenere altissima l’attenzione dell’ascoltatore anche e soprattutto in quei punti in cui la connotazione più atmosferica prende il sopravvento, trasformando quelle parti strumentali in un ponte ideale tra un brano e l’altro.

 

Così come la stessa title-track e le due restanti metà dell’album – tra cui l’evocativa Waar Ik Ben Komt de Dood che conclude egregiamente l’intero lavoro, ci si lascia trascinare da una successione che oserei descrivere “instant classic”, proprio perché riesce a mettere in risalto un carattere forte e che nonostante resti fedele a se stesso per tutta la durata del disco, non conosce punti deboli e anzi ha la capacità di arrivare all’ascoltatore in due modi diametralmente opposti, sfruttando la forza di un attacco violento e delineando un sottofondo quasi onirico che si può apprezzare nel dettaglio ascolto dopo ascolto. Dawn Of Infinite Fire potrebbe essere il capolavoro black del 2019? E’ ancora presto per dirlo, ma senza dubbio entra di diritto in quella che sarà la top ten oscura, consacrando un duo che – logicamente supportato in sede live da altre ragazzacce – ha già stravolto tutti i preconcetti che si sarebbero potuti avere verso una band in rosa che suona musica nera come la pece. Un disco eccezionale, uniforme, mai scontato e ricco di idee, nonché capace di suonare come un’unica grande e fenomenale canzone lunga 47 minuti. Fatevi una bella sorpresa, ascoltatelo.

 

Brani chiave: They Crawl From The Broken Circle / Abomination’s Altar / Dawn Of Infinite Fire / Waar Ik Ben Komt de Dood

 
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