Recensione: Dawn of the Apocalypse

Di Stefano Risso - 10 Agosto 2006 - 0:00
Dawn of the Apocalypse
Etichetta:
Genere:
Anno: 2000
Nazione:
Scopri tutti i dettagli dell'album
85

Non poteva esserci un titolo migliore per un disco del genere. Dawn of
the Apocalypse
racchiude in una manciata di parole quello che i Vital
Remains
hanno riversato in questo album, un senso di implacabile di violenza
e cattiveria che prelude a qualcosa a cui nessuno può sottrarsi. La copertina
sembra darci giusto un fermo immagine di quello che ci attende in questo lungo
cammino segnato da demoni, visioni angoscianti e rassegnate ad una forza
superiore pronta a travolgere tutto e tutti.

Questa è a mio avviso la caratteristica principale della musica dei mai
troppo lodati Vital Remains, la capacità di saper evocare sensazioni
disturbanti grazie a un uso del death metal non comune a tutte le band della
scena. Un approccio evocativo e maestoso, la ricerca di un significato più
profondo del “semplice” brutal death a cui siamo abituati, attraverso un
songwriting originale, ricco, teatrale, come a voler creare in ogni brano un
capitolo a sé stante in cui i vari frangenti si susseguono alternando ferocia ed
espressività in maniera esemplare, andando a creare delle piccole opere in cui
l’inizio, lo svolgimento tempestoso, e il finale si amalgamano alla perfezione.
Tutto questo senza perdere di vista la radice death che anima i Vital Remains,
che, nonostante tutto il significato intrinseco che si può ricercare nella
loro musica, propongono un monolite pesantissimo sotto tutti i punti di
vista; Dawn of the Apocalypse è estremo nella musica, un death
metal a tratti particolarmente brutale -che strizza comunque un occhio anche
alle sonorità del vecchio continente nei momenti più “melodici”-, estremo nei
contenuti, che vanno ben al di là del semplicismo delle tematiche anticristiane
-come la cover lascia supporre-, ed estremo nella durata, un’ora scarsa di
assalti frontali e aperture evocative che non danno tregua in alcun modo.

Dawn of the Apocalypse è uno di quei dischi che purtroppo non
raccolgono in termini di “popolarità” quanto meriterebbero. Infatti questo
lavoro non ha niente da invidiare a tanti capolavori del genere e neppure
all’acclamato splendido seguito

Dechristianize
. Del resto quando non si ha la produzione stellare dei
Morrisound Studios
, la spinta mediatica che comporta un nome importante come
Glen Benton e l’apporto della Century Media è difficile riuscire ad
emergere. Per questo mentre ascolto la struggente strumentale Came No Ray of
Light
e sento vibrare la parte più profonda di un grandissimo musicista come
Dave Suzuki, mi lascio trasportare in un misto di rabbia,
rassegnazione e consapevolezza che la bellezza di alcune opere risiede anche
nell’essere quasi esclusivamente nell’ombra, pronte a regalare solamente a chi
lo volesse momenti di classe e passione che nessuna cosa al mondo riuscirebbero
altrimenti a ripagare.

Senza troppi giri di parole questo è un disco incredibile, brutale,
raffinato, ricco e profondo, in cui le qualità del polistrumentista Suzuki
e di Tony Lazaro vengono espresse in modo schietto, arrivando subito al
nodo della questione senza ricorrere a tecnicismi inutili. Riff ora impetuosi,
ora morbosamente cadenzati, chitarre lanciate in numerosi assoli pregevolissimi
e in break acustici ricchi di pathos, come nella splendida title-track, Dawn
of the Apocalypse
, sempre pronte a ripartire con rinnovata violenza e
ispirazione. Un martellamento continuo che vede anche una prova degna di nota
del singer Thorn (efficacissimo nelle variazione growl/scream) potente ed
espressivo, e ancora una volta di Suzuki alla batteria, con uno stile
semplice ma a dir poco devastante. Con queste armi affilatissime si susseguono
macigni come l’oscura Black Magick Curse -al primo ascolto mi era sembrato
incredibile constatare arrivato alla fine del disco, che questa traccia fosse la meno
bella dei brani presenti…-, l’imponente Sanctity in Blasphemous Ruin,
con uno stacco centrale da brividi lungo la schiena, o la ferocissima Flag of
Victory
. Tutte canzoni meritevoli, ognuna dotata di un particolare mood da
renderle uniche e imprevedibili, esplosioni di violenza (Behold the Throne of
Chaos
) e di malignità (Societe des Luciferiens), che nonostante la
lunghezza media decisamente abbondante non annoiano, anzi, acquistano fascino
progressivamente.

A mio avviso Dawn of the Apocalypse è per certi versi meglio
anche del più famoso e lodato successore Dechristianize. Trovo questo
disco infatti più profondo, leggermente più vario e meno “pompato” dell’ultima
fatica dei Vital Remains, più viscerale e sentito delle superproduzioni e
dei filtri vocali di Benton. E dico questo pur amando incredibilmente
Dechristianize
, quindi un ulteriore attestato di stima nei confronti di
Dawn of the Apocalypse
, un album che è un dovere morale per tutti gli
appassionati andare a scoprire e apprezzare.

Stefano Risso

Tracklist:

  1. Intro
  2. Black Magick Curse
  3. Dawn of the Apocalypse
  4. Sanctity in Blasphemous Ruin
  5. Came No Ray of Light
  6. Flag of Victory
  7. Behold the Throne of Chaos
  8. The Night Has a Thousand Eyes
  9. Societe des Luciferiens

Ultimi album di Vital Remains

Genere:
Anno: 2007
90
Genere:
Anno: 2003
85