Recensione: De Humana Maiestate

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Tornano i Menestrelli del metal estremo, cioè gli S.R.L., già autori di due full-length prima di quest’ultima uscita “De Humana Maiestate”, coincidente con il loro ventennio di attività. La band umbra, non a caso, propone da sempre dei lavori caratterizzati dall’uso della lingua italiana e tratta temi di vita quotidiana da narrare a cavallo della musica in giro per le piazze. Come dei cantastorie, appunto. E, sempre non a caso, il richiamo che – citando le proprie influenze – l’ensemble stesso fa alla Premiata Forneria Marconi e al Banco del Mutuo Soccorso, leggendari act di prog rock italiano degli anni ’70, manifesta quell’anima popolare che, ancora una volta non a caso, contraddistingueva il movimento musicale appena citato.

Le attinenze con il folk, però, finiscono qui; giacché Khaynn e i suoi soci pestano sull’acceleratore con vigore. A tal proposito, è difficile anzi svilente affibbiare ai Nostri un genere piuttosto che un altro. Che si tratti di thrash, di death o, ancora, di thrash/death come spesso si usa azzardare, gli S.R.L. evidenziano un’innata attitudine a fare male, musicalmente parlando. “De Humana Maiestate”, infatti, è un disco il cui peso specifico è pari a quello dei metalli pesanti, rifinito sulla superficie con la carta di vetro a grana grossa. Un disco aspro, asciutto, privo di particolari spunti melodici, piuttosto difficile da assimilare. Per dare un’idea senza pretese di classificazione, come poc’anzi affermato, un disco che fonda le sue radici nel thrash, con una strizzata d’occhio al death dei primi tempi derivato dal thrash stesso. Come quello dei Death, insomma: articolato, elaborato e ricercato; con la velocità dei BPM relegata a parametro secondario della costruzione ritmica.

L’idea di dividere “De Humana Maiestate” in atti (Prologo: “Torto”, Atto I: “Dolore”, Atto II: “Rabbia”, Atto III: “Vendetta”, Interludio: “La Fredda Gloria dell’Umana Maestà”, Epilogo: “Dannazione”) e quindi in canzoni è un’idea interessante, poiché dà al lavoro un odore di vecchie assi da palco e di sipari consunti che ben si armonizza con il mood leggermente tetro e polveroso della musica. Se ciò non produce, alla fine, una proposta musicale totalmente innovativa, presenta comunque degli sviluppi apprezzabili, tali da identificare con univocità il marchio S.R.L.

Marchio ben stampato grazie, anche, alla bravura dei membri; capaci di svolgere con preparazione e professionalità il loro ruolo sia come singoli, sia – soprattutto – come squadra. Una squadra... quadrata, compatta, consistente, coesa attorno a un nucleo inamovibile che è, appunto, quello stile personale che, molte volte, è una chimera. Il terribile ‘wall of sound’ eretto dai chitarristi non presenta crepe nemmeno a cercarle con la lente d’ingrandimento: i riff, granitici e compressi dal palm-muting, si susseguono senza soluzione di continuità cementati dal rutilante basso di Jerico che, come una colla, amalgama e compatta anche il drumming preciso e puntuale di Luca. Ottima, inoltre, l’interpretazione di Khaynn, che si basa su delle harsh vocals così ispide da far male alle budella. Harsh vocals, è bene specificarlo, che non hanno nulla a che fare con quelle tipiche del metalcore. La forza con la quale Khaynn vomita la sua rabbia nel microfono rende questo stile vocale ricco di potenza, sì da mantenere quel tono stentoreo caratteristico, con ragione, dei cantanti thrash.   

Quest’obiettiva assenza di caratteristiche ‘accattivanti’, intese come elementi di commerciabilità dell’opera, fa sì che si faccia una certa fatica ad avvicinare l’opera stessa. La sua scomodità la rende poco incline a essere apprezzata al primo ascolto, rischiando di allontanare una discreta fetta di ascoltatori. Nello stesso tempo, tale caratteristica la rende longeva e, per quelli dotati di maggior pazienza rispetto alla media, foriera di soddisfazioni una volta avviato il processo di digestione. Soddisfazioni nel godere di una realizzazione impeccabile sotto gli aspetti esecutivi e produttivi, e anche nella possibilità di cogliere, a ogni passaggio, qualche sfumatura magari sfuggita in precedenza.

Gli S.R.L., con “De Humana Maiestate”, mostrano una gran maturità artistica e l’eccellente livello raggiunto dal metal italiano. La ‘troppa serietà’ della loro musica, a voler trovare il pelo nell’uovo, potrebbe far passare il CD in secondo piano rispetto a uscite armonicamente più accessibili. A parere di chi scrive, però, è proprio questo il loro punto di forza a patto, però, di smussare – qua e là – qualche spigolo di troppo.    


Daniele “dani66” D’Adamo


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Tracce:
1. Incipit, Prologo: Torto – 1:09     
2. Sangue Fresco, Atto I: Dolore – 4:13     
3. Cicatrici, Atto I: Dolore – 4:27     
4. Nottetempo, Atto I: Dolore 4:35     
5. Il Girotondo dei Dannati, Atto II: Rabbia – 3:48     
6. Nel Nome del Padre, Atto II: Rabbia – 4:39     
7. Denti Serrati, Atto II: Rabbia – 3:50     
8. Le Ali del Corvo, Atto III: Vendetta – 4:36     
9. Pensieri dal Buio, Atto III: Vendetta – 3:39     
10. Ricordatevi di Jack, Atto III: Vendetta – 4:04     
11. L’occhio del Lupo, Interludio: La Fredda Gloria dell’Umana Maestà – 4:46     
12. Excipit, Epilogo: Dannazione – 2:12     
    
Durata 45 min.

Formazione:
Khaynn – Voce
Alcio – Chitarra
Panduk – Chitarra
Jerico – Basso
Luca – Batteria
 

 
75