Recensione: Dead Nation Army

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Penso che siano veramente poche le persone che non conoscono ‘Hollywood Party’, il riuscitissimo film di Blake Edwards del 1968, dove Peters Sellers interpreta Hrundi V. Bakshi, un giovane attore indiano la cui goffaggine era catalizzatrice d’incredibili disavventure.

Tra queste, durante la registrazione di un film, l’attore mette inavvertitamente un piede su un detonatore e fa esplodere, anzi tempo, una gigantesca fortezza.

Ed è proprio la sequenza dove il fabbricato salta in aria che mi è tornata alla mente dopo aver premuto il tasto ‘play’ del lettore per ascoltare ‘Dead Nation Army’, il nuovo EP dei romani Enemynside, composto da ‘solo’ quattro canzoni che però sono causa di un’unica, smisurata, detonazione sonora.

Gli Enemynside sono dei veterani: nati nel 1995 con il nome Scapegoat, assunto l’attuale monicker nel 1999, hanno già all’attivo tre validi Full-Length (‘Let The Madness Begin …’ del 2003, ‘In The Middle of Nowhere’ del 2008 e ‘Whatever Comes’ del 2012) ed una densa attività live che li ha portati a suonare in gran parte d’Europa ed in America a fianco di nomi noti internazionali quali Dismember, Tankard, Extrema, Blaze Bayley e Destruction.

La loro formazione, dopo vari avvicendamenti, con diversi musicisti che hanno ruotato intorno ai pilastri Francesco Cremisini (voce e chitarra) e Matteo Bellezza (chitarra), oggi, dopo un periodo di pausa di circa cinque anni, si è assestata con l’entrata in scena di Andrea Pistone (basso) e Fabio Migliori (batteria).

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Quel che esce da ‘Dead Nation Army’ è un Thrash molto compatto e granitico, che ‘non la sta a raccontare’ tirando in ballo sperimentazioni o sonorità particolari, ma viene semplicemente sparato alla velocità di un proiettile. In altre parole è il risultato del lavoro effettuato nei primi anni ’80 da band quali Metallica e Testament, trasportato ai giorni nostri e reso personale dall’ispirazione artistica del quartetto.

La voce è potente ed espressiva, la sezione ritmica martellante e dinamica, gli assoli danno la giusta emozione con parecchi scambi e duelli tra le due asce, con un songwriting arrabbiato che però non trascura la melodia. Gli arrangiamenti e la produzione sono ben curati ed il prodotto dà un’ottima idea della potenzialità e della versatilità della band.

Le prime due tracce, ‘For All the Jerks’ (per la quale è stato realizzato un video) e ‘Devil in Disguise’ sono Thrash allo stato puro: strofe e contro strofe veloci che aumentano d’intensità, rallentamenti per giungere a ritmi cadenzati che poi riesplodono, twin-guitars e, soprattutto, tanta potenza.

Buried past’ mette in luce la parte più Heavy del combo, con un refrain ed una parte narrata deflagranti.      

Involution (R)evolution’ alterna tempi medi molto energici a sezioni accelerate cariche d’enfasi con un ottimo scambio di assoli prima della parte finale.  

Lavoro sopra le righe ‘Dead Nation Army’, con l’unico ‘difetto’ di durare troppo poco. Attendiamo con ansia l’uscita del Full-Length.

Bentornati Enemynside. Rientro discografico alla grande!!! 

 
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