Recensione: Dead Sound Walking

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Provenienti dalla Bassa Brianza centrale, i Krieg si formano nel 2005 per iniziativa dei fratelli Cristian e Friedrich Gscheidel, rispettivamente cantante/bassista e chitarrista. La line-up è poi completata da Walter Valli alla batteria e Gaetano Isaia alla seconda chitarra. Giusto il tempo di comporre i primi brani, che il quartetto inizia subito a rodare i propri meccanismi on stage, senza però abbandonare lo studio metodico dei rispettivi strumenti. Stando alle informazioni divulgate, la crescita dal punto di vista tecnico, appare, infatti, un aspetto di primaria importanza nell’economia del gruppo, di pari passo con la ricerca del proprio stile.

Il frutto di cinque anni di lavoro è “Dead Sound Walking”, album thrash che vede il coinvolgimento del produttore canadese Glenn Fricker al missaggio e del celebre chitarrista James Murphy (Cancer, Obituary, Death e molti altri) a occuparsi del mastering, nonostante si tratti di un’autoproduzione. Il disco, rilasciato in un primo momento nel 2010, attira le attenzioni della Necrotorture Agency che ne curerà la riedizione sul finire dell’anno successivo.

La musica del combo di Renate ci riporta indietro nel tempo, circa a metà anni novanta, quando molti dei gruppi thrash di allora stavano percorrendo strade nuove per scelta o per necessità. Vuoi perché il mainstream offriva ben altro genere di proposte sonore, vuoi perché la tendenza generale era quella di puntare più sull’impatto sonoro tramite un generale rallentamento dei ritmi e un irrobustimento dei riff, in seguito all’esplosione del groove metal (che per molti farà da apripista ai vari gruppi nu metal), oppure su un’estremizzazione della propria proposta per inseguire le fortune del death metal. Infine, c’era chi, spesso con scarso successo in termini di vendite (non qualitativamente), tentava la carta del thrash tecnico, senza rinnegare mai del tutto quello che era lo spirito originario del genere.

“Dead Sound Walking” in un certo senso incarna un po’ tutte queste caratteristiche, ecco perché i Krieg sembrano figli proprio di quel contesto musicale. Sono evidenti i richiami al groove e talvolta persino al nu metal (per esempio “Skin Seller” oppure “After The Sin”, che sembra rimandare a certe soluzioni degli Slipknot), con possenti breakdown e aperture melodiche cantate in clean vocals, eppure non troverete particolari contaminazioni, riff che vi faranno rimbalzare o cadenze prese in prestito dal rap. Le composizioni, infatti, sono generalmente molto sincopate e squadrate, piuttosto che rotonde e i suoni certamente contribuiscono in questo senso, essendo volutamente abbastanza secchi e freddi, anche se ben definiti, invece che iperprodotti. Talvolta si ha la sensazione che gli ultimi Coroner (di Grin e dei brani inediti della successiva raccolta) abbiano fornito loro alcuni spunti (come nella valida “Black Book”, dall’andamento irregolare) e, il particolare cantato (talvolta quasi parlato) di Cristian Gscheidel, molto simile come timbrica a quella di Ron Royce, non fa che confermare questa impressione. Certo, rispetto a questi ultimi, non si può parlare di vero e proprio techno-thrash poiché le strutture sono molto più scarne e in generale le atmosfere appaiono meno ispirate, d’altra parte all’epoca i Coroner avevano raggiunto una maturità e una classe fuori dal comune, mentre i Krieg sono solo alla prima release.

Inoltre non capita poi così di rado (“Divination” o la conclusiva e dinamica “Cult”) di imbatterci in qualche assalto thrash sulla falsariga degli Slayer del periodo “Diabolus In Musica” e “God Hates Us All” o del brano “Gemini” (contenuto su “Undisputed Attitude”) e in particolare, oltre al rifferama, è lo stile di Walter Valli a ricordare in più di un’occasione quello di Paul Bostaph. In qualche frangente si arriva quasi a lambire territori death metal, quello più melodico degli ultimi Carcass, tanto per rendere l’idea (più che per oggettiva somiglianza), come ad esempio “Unfaithful”.

Tirando le somme, “Dead Sound Walking” è un album che, nonostante presenti qualche somiglianza con altri prodotti del periodo evidenziato, beneficia di una certa personalità (dettaglio non trascurabile) e di una certa freschezza, conferita in primis dal valido lavoro delle due asce. Di rado, infatti, tenderà ad annoiare l’ascoltatore avvezzo a questo genere di sonorità, eppure dopo un ascolto accurato, il platter appare un po’ troppo omogeneo. Passando in rassegna le varie tracce, si può notare come alcuni passaggi tendano ad assomigliarsi tra di loro, facendo emergere un pizzico d’inesperienza e di staticità da parte dei Krieg, cui comunque in futuro potranno senz’altro porre rimedio. Ad ogni modo, per il momento una sufficienza abbondante riescono a guadagnarsela.


Orso “Orso80” Comellini

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Tracce:
1. Sexess 3:48
2. Skin Seller 5:02
3. Unfaithful 3:40
4. Second Line 3:04
5. After The Sin 3:41
6. Divination 4:02
7. Black Book 3:28
8. Immortality 3:19
9. God That Could 3:19
10. Park Art 5:46
11. Cult 3:06

Durata 42 min. ca.

Formazione:
Cristian Gscheidel – Voce, Basso
Friedrich Gscheidel – Chitarra
Gaetano Isaia – Chitarra
Walter Valli – Batteria

 
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