Recensione: Death Walks With Me

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I Noumena fanno parte dell’estesa cerchia di band che, pur avendo più o meno tutti i requisiti all’uopo necessari, non hanno mai sfondato davvero; vivacchiando perennemente intrappolati nel limbo dell’underground.

Eppure, i finlandesi sono attivi dal 1998 e hanno dato alle stampe, in quindici anni di carriera, quattro full-length (“Pride/Fall”, 2002; “Absence”, 2005; “Anatomy Of Life”, 2006; “Death Walks With Me”, 2013), cinque demo (“Aeons”, 1998; “For The Fragile One”, 1999; “Promo 2000”, 2000; “Sala”, 2001; “The Tempter”, 2004) e un EP (“Triumph And Loss”, 2006).

L’ultimo nato “Death Walks With Me”, per l’appunto, rappresenta la summa dell’esperienza maturata dai Nostri lungo tre lustri di death metal melodico. Death melodico che, e non poteva essere altrimenti data la loro data di nascita, calibra le proprie coordinate sulle classiche sonorità del gothenburg metal, andando tuttavia al di là di una semplice scopiazzatura del sound di In Flames e compagnia cantante. Ville Lamminaho e i suoi soci, difatti, pescano a piene mani parecchie idee dal gothic duro tipo ‘Paradise Lost-primo periodo’ e, nondimeno, da certe escursioni nei territori del power epico à la Nightwish. Manifesti di questa filosofia musicale sono i due bravi vocalist: Antti Haapanen, che romba sulle basse frequenze con il suo growling rabbioso, e Suvi Uura (entrata in formazione durante la stesura di questo lavoro), la quale, al contrario, s’inerpica – seppur senza esagerare – sulle alte vette delle timbriche femminili. I due, peraltro, spesso e volentieri duettano regalando un buon movimento alle linee vocali pur senza eccellere in spunti di particolare originalità. Non sono comunque solo loro a possedere un’ineccepibile professionalità: anche il resto del gruppo, Lamminaho in primis, mostra delle capacità tecniche e culturali di spessore; così come i musicisti ospiti che hanno contribuito alla realizzazione del platter. L’ambizione dei Noumena nell’aver voluto pensare in grande, per “Death Walks With Me”, si può leggere, per esempio, in Laura Vähä-Ruona e nel suo violoncello, nel coro Matt Mass Murderer and the Henchmen, nel corno francese di Juuso Walllin come nel pianoforte di Jarno Hänninen. Musicisti che, assieme al sestetto di base, hanno contribuito a nobilitare il disco con vari inserti dal taglio classico, epico, pieni di pathos melanconico.  

Tutto questo... ‘ben di Dio’, tuttavia, non si traduce con pari efficacia nelle undici tracce di “Death Walks With Me” la cui composizione, invece, è da imputarsi in toto ai Noumena. A mano a mano che si scorrono i brani, infatti, si rimane quasi sospesi in attesa di quel colpo gobbo, leggasi capolavoro, che in realtà non arriva mai. Il sound che il combo di Ähtäri riesce a metter giù è addirittura fantastico: a parte la perfezione dell’esecuzione, la sua personalità stilistica emerge in ogni frangente, facendo sentire a tutto tondo l’esteso retroterra culturale posseduto dai singoli componenti. Un sound degno dei migliori portavoci del genere, insomma. Di conseguenza, appare istintivo aspettarsi pari qualità pure nel songwriting. Invece, nonostante alcuni episodi interessanti (“Handful Of Dust”, “Play Dead”), l’enorme potenziale in mano agli scandinavi si perde in un’ora di musica che, a causa di una mancanza intrinseca d’inventiva, si allunga indefinitamente nei meandri di un’eccessiva scolarità e, soprattutto, ridondanza verso modelli triti e ritriti. Metaforicamente parlando, come una Formula 1 che viaggi costantemente a cinquanta chilometri l’ora.   

Nel suo complesso si tratta di un lavoro che merita la sufficienza e poco più, anche se le premesse erano foriere di ben altra valutazione. Quasi soffocati dal loro talento di meri interpreti, i Noumena non riescono a evidenziare quel quid compositivo necessario a far decollare l’opera che, alla fine dei conti, appare piatta come il CD che ne supporta la registrazione. Con che chiudendo, almeno per il momento, il cerchio del discorso iniziale, poiché ben difficilmente “Death Walks With Me” uscirà dalle nebbie di uno sconfortante dimenticatoio.   

Daniele “dani66” D’Adamo
 

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