Recensione: Delirium Veil

inserito da

La Spinefarm Records di Helsinki, una superpotenza del metal nordico, offre i suoi servigi patrocinando il debutto discografico di questi finnici Twilightning che si presentano come una nuova promessa della solida tradizione power del paese dei mille laghi. Le registrazioni di questo primo “Delirium veil” svolte agli ormai notori Finnivox Studios hanno consentito al gruppo di poter contare sulla guida artistica di un guru del power metal come Mika Jussila, un vero e proprio boss della scena finnica. Contrariamente a quanto auspicabile i Twilithning non vivono all’ombra degli ottimi Stratovarius o seguendo la scia degli ispirati Sonata Arctica, mi pare che il gruppo si sia subito posto il problema, in fase compositiva, di trovare una propria personale via artistica che possa distinguerlo dalla media delle band power provenienti dal loro paese. In primo luogo il souno delle chitarre volutamente vibrante e frontale ricorda canoni classici di matrice statunitense, anche se le composizioni sono tutte saldamente legate al power melodico. La sezione ritmica è decisamente più aggressiva e nervosa rispetto alle classiche prestazioni ritmiche dei maestri del genere come gli Stratovarius e non ultima l’interpretazione vocale sembra decisamente più vicina al cantato ruvido dell’heavy rock invece che sprecarsi nei soliti gorgheggi inarrivabili cari a tantissimi power singers. Sotto il profilo compositivo sono da notare ottimi spunti sonori, spesso della sezione ritmica, che spezzano sovente i brani in modo coinvolgente ed efficace, naturalmente i Twiligthning non scoprono l’acqua calda ma con queste eleganti soluzioni i nostri reiscono a convincere fin dal primo ascolto. Già la prima “Gone to the wall” presenta una struttura decisamente elaborata, melodica e fluida capce di suscitere le attenzioni anche di chi conosce ormai perfettamente i canoni di questo genere di musica, qui i Twilightning giocano a stravolgere il brano in più occasioni e il risultato finale è davvero buono. Nervosa e frontale “At the forge” possiede il refrain tipico di un brano power metal ben composto ma ancora una volta il gruppo riesce a rimaneggiare l’ossatura ritmica del brano spezzando il tempo e rendendo il tutto molto più interessante del solito power sound. Le tastiere di “Jester realm” rasentano le soluzioni che gli Stratovarius intrapresero su “Elements part 1” eppure l’architettura del brano e l’interpretazione vocale spostano la direzione del gruppo verso una più personale elaborazione degli elementi classici del power. La title track viaggia in maneira interessante attraverso quasi sette minuti di durata, il brano dimostra una notevole caratura tecnica ma in questo caso i Twilightning non riescono a generare il pathos dei brani precedenti, non si tratta comunque di un crollo. Infatti la successiva e leggermente malinconica “Return to innocence” presenta un bel refrain minore piazzato con sapienza nel ritornello e la ennesima ottima amalgama di riff cambievoli coadiuvati da una sezione ritmica potente ma elaborata. Le stesse considerazioni si possono applicare alla successiva “Under somber skies” una prova decisamente notevole di composizione e perizia esecutiva, anche in questo episodio i Twilightning sfoderano delle belle tastiere semplici ma coinvolgenti e una sana ossatura chitarristica che sostiene tutto il brano. La power ballad “Seventh dawn” non è certo un brano particolarmente personale ma si lascia scoltare. Molto più incisiva “Enslaved to the mind” è una delle canzoni più cattive del disco e ricorda le ultime cose dei Nocturnal Rites, un brano quindi sicuramente power ma con ampie contaminazioni statunitensi specie nelle chitarre. La conclusiva “Masked ball dalliance” concretizza per l’enesima volta le indiscutibili doti del gruppo e pone fine a questo “Delirium veil” in modo adeguato. Naturalmente non mi sento di consigliare questo platter a coloro che non amano particolarmente il power finnico, ma senza voler forzare nessuno, mi pare che questi Twilightning possiedano già tutte le doti di una band professionale e ispirata, certamente figlia della scena power imperante oggi, ma che cerca di trovare un suo sound preciso senza diventare dipendente dai soliti maestri. Non fondamentali ma comunque interessanti.

1 Gone to the wall

2 At the forge

3 Jester realm

4 Delirium veil

5 Return to innocence

6 Under somber skies

7 Seventh dawn

8 Enslaved to the mind

9 Masked ball dalliance

 

 
68