Recensione: Demo 2017

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Noia ai massimi storici…
Immaginatevi la scena: è sabato sera e dopo fallimentari telefonate a vari amici, mi rassegno al mio infausto destino e decido di rimanere a casa immerso nella noia più totale: l’opzione più valida è di entrare letteralmente in simbiosi con il mio fedele amico di tanti pomeriggi noiosi, il buon vecchio divano.
Dopo svariate capatine in cucina per sgranocchiare qualcosa (in effetti non le chiamerei proprio capatine ma più razzie…dopo il mio ennesimo passaggio in cucina vi era solo la riunione condominiale delle palle di fieno che rotolano nel deserto), mi affido alla tv e al magico mondo di Internet nella speranza di trovare qualcosa di bello (e di movimentato) da vedere, così da poter mandare finalmente via la nuvola di tedio che mi accompagna in vero stile Fantozzi.
Quando la speranza oramai era diventata solo un vocabolo da dizionario ecco qualcosa di inaspettato: squilla il telefono.
E’ il mio caro amico X che, essendo anche lui sulla mia stessa barca (ovviamente la barca in questione è il Titanic) mi propone una cenetta easy da lui con altri brutti figuri di nostra conoscenza: dopo aver disattivato la modalità brontolone e dopo l’ennesima supplica, accetto l’invito e in men che non si dica mi defenestro e mi reco dal mio amico. Il caro X (un tipo un po’ sui generis ma dal cuore grande) stasera ha voglia di sperimentare e ci propone una cena variegata con più pietanze.
Tra un fornello acceso e una birra fresca mi racconta che ha sentito di queste ricette in tv e mi narra che sono state create nel 2017 da due giovani chef che provengono da Bari e che si fanno chiamare Satan’s Grind: nemmeno il tempo di finire il discorso e ci ritroviamo a tavola pronti a degustare i piatti preparati dal buon X, curiosi di degustare i vari pasti.
La cena la via in un batter d’occhio (per la precisione, 5 minuti e 42 secondi) e dopo aver consumato, un po’ spossato e un po’ nauseato, mi butto sul primo divano che mi trovo davanti e rifletto su quanto ho appena ingerito.

 

I Satan’s Grind (come accennato sopra, sono formati da due membri: Antonio che si occupa delle chitarre e della programmazione della batteria e Fabio impegnato con le vocals) propongono, con questa demo di 5 brani appunto, suoni e concetti estremiche possono essere indirizzati sotto la bandiera del grind/noisegrind.
Procediamo con calma, senza fretta e iniziamo dalla prima cosa che colpisce subito, ovvero il moniker della band: dentro me penso che definirlo banale sarebbe davvero un complimento e che andrebbe immediatamente inserito tra i contrati dell’aggettivo “originale”.
Ma piano piano mi accorgo che il nome del gruppo è davvero l’ultimo dei miei pensieri.
I ragazzi baresi si sforzano di ripercorrere gli stilemi dei generi citati ma con risultati esigui e striminziti che poggiano le basi su una ripetitività di idee e sulla pochezza con la quale vengono espresse: i tempi di batteria (anche un sordo capirebbe da 8 km di distanza che quest’ultima è confezionata al pc) sono prevedibili e scontati come il ritiro della patente se sfrecci in autostrada a 270 km orari.
Il discorso si fa ancora più semplicistico con le voci: growl e screamsono coinvolti in un’alternanza continua, scontata e pronosticabile dove qualche volta fuori esce anche un pig squeal che di certo non aiuta a migliorare il tutto.
Altra nota dolente: il tutto viene amplificato con i soliti e consueti sample estrapolati qua e là da varie pellicole che dopo un po’ ammorbano e affossano il lavoro.
Unico e piccolo punto di forza (parole grosse) è il guitar work che comunque tende a spaziare e a fornirne alternative discrete ma a parte ciò, siamo veramente ancorati su livelli di noia memorabile: l’unico augurio da fare ai giovani è quello di rinsavire e di riflettere sulla qualità del grind proposto, magari cercando ispirazione in altri generi e curando di gran lunga il songwriting.

 

A fine serata mi dirigo rapidamente verso casa, vittima di un mal di stomaco lancinante: il mio solo pensiero è di ingurgitare tonnellate di effervescente Brioschi per placare questo bruciore che mi divora da dentro.
In tutto ciò, faccio attenzione che il mio apparato uditivo sia ancora intatto e che i miei testicoli siano ancora al loro posto…non vorrei ritrovarmeli nei calzini!

Morale della favola: de gustibus non est disputandum!

 
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