Recensione: Demo

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Alessandro Villa, attivo in quel di Bonate Sopra (Bèrghem de sóta), nel novembre 2013 fonda in qualità di bassista una band epic metal, con numi tutelari nomi quali Iron Maiden, ManOwaR, Manilla Road, Warlord, ma anche influssi doom (Candlemass e Doomsword). Il moniker “Assàl” è la traduzione in dialetto bergamasco di “acciaio” (ma dalle mie parti, Valle Seriana, si dice in modo diverso).
Inizialmente la band avrebbe dovuto comporsi di altri membri, in seguito, però, Alessandro decide di proseguire con il proprio progetto, che diventa a fortiori una one man band.
Dopo un periodo di prove e composizione nel luglio 2015 viene registrato il primo Demo di due canzoni, rilasciato nell’ottobre 2015, affidando le parti di batteria a Davide Alberti (già membro della band black metal Sazernyst). L’album esce per Bèrghem Metal Covenant, non un'etichetta vera e propria, ma una piccola organizzazione con l'intento di riunire i sostenitori del buon metal attraverso eventi e promuovere band locali. La BMC è composta da Alessandro (Assàl) e Abibial (bassista e cantante della storica band black metal bergamasca Imago Mortis).
L’artwork (a cura di Francesco Nozza) è un tuffo nel passato, niente CGI, solo chiaroscuri arcani e ascia bipenne in bella vista: sembra di guardare i primi disegni di Kentaro Miura.

Ma veniamo alla musica.
The Last Enchantment” inizia epica e retrò. Il ritmo è da vero epinicio metallico, il basso mainediano, ma quello che funziona poco è la produzione delle chitarre, troppo ruvide, e le linee vocali, smagate e su registri alti (ricordano vagamente il falsetto di King Diamond, con una punta di Ozzy Osbourne). La seconda parte presenta un breve assolo e unisono chitarra-basso, tutto abbastanza prevedibile.
City of Dreamers” prende avvio con note semiacustiche, un’atmosfera onirica per poche decine di secondi, poi ritorna il metallo. Villa propone nuovamente parti vocali più che impegnative, con esiti incerti. La città dei sognatori è comunque un pezzo migliore dell’opener, complici alcune venature doom e la presenza di alcune strofe sussurrate suggestive. A metà brano trovano spazio alcune dissonanze e i ritmi si fanno “insani”. Il finale ha un buon groove blues, ma Villa esagera con gli acuti.

In definitiva siamo di fronte a un demo mediocre, ma gli Assàl sono solo alla prima prova del fuoco. Non basta puntare tutto sul passato epico di un genere che oggi ha bisogno più che mai di innovazione. Auguriamo ogni bene alla Bèrghem Metal Covenant e ad Alessandro Villa, una sincera fede nel metallo non può che portare a grandi cose in futuro.

 

Roberto Gelmi (sc. Rhadamanthys)

 
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