Recensione: Destiny

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Assodato che il power in genere stanca con l'andare del tempo, tenterò di descrivere questo disco dopo mesi di oblio nello scaffale, nell'intento di sfruttare la sorpresa del primo ascolto. Ebbene, queste le mie impressioni.

Dopo Visions, Destiny rappresenta un nuovo trionfante capitolo della storia di questo gruppo del nord. Sebbene ogni singolo pezzo sia estremamente accessibile e a volte tremendamente orecchiabile, sarà difficile trovare altrettanto affiatamento nella composizione di qualsiasi altro gruppo. Tutta l'esperienza acquisita nel corso degli anni si riversa in un album che, nonostante conservi tra i suoi minuti infinito gelo, riesce sempre a stupirmi grazie ad una musicalità spensierata, tanto immediata quanto incisiva. Ma non preoccupatevi, avrete il tempo di pensarci solo alla fine.

Destiny, la degna titletrack in prima posizione, contiene uno degli assoli a mio parere più toccanti mai scritti da Timo Tolkki. In generale questo brano sfrutta la sua lunghezza per passare da ritmiche veloci a quelle più introspettive ed emozionanti, con parti di chitarra come già detto molto piacevoli, accompagnate da una voce spesso sorprendente: non si può negare infatti la validità di un cantante come Kotipelto il quale malgrado il genere di voce, tutt'altro che particolare, riesce a passare da una tonalità all'altra con estrema facilità.

Sebbene Sos offra uno ritornello veramente sfizioso, 4000 Rainy Nights resta la canzone di questo album forse più completa dal punto di vista atmosferico. Certo mancano le parti più tirate, ma questa volta chitarra e tastiera di Jens Johansson riescono in una soluzione più omogenea e leggera rispetto al sound generale troppo freddo e schematico. Che capolavoro se l'intero disco avesse seguito questo esempio...

Al contrario, seguono tracce che nonostante siano parecchio carine, alla fine non lasciano che un ritmo martellante e ripetitivo nella nostra mente: la batteria di Michael non è di certo d'aiuto all'evoluzione del gruppo, poco ma sicuro. Ed è proprio per questo che qui dentro preferisco soprattutto i brani più lenti come Venus In The Morning.

Non è una recensione contraddittoria, ma piuttosto un invito alla riflessione prima di comprare un disco dato che queste simpatiche case discografiche si divertono a spennarci.


TrackList:
1. Destiny
2. Sos
3. No Turning Back
4. 4000 Rainy Nights
5. Rebel
6. Years Go By
7. Playing With Fire
8. Venus In The Morning
9. Anthem Of The World
10.Cold Winter Nights*

 
75