Recensione: Destiny

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Destiny, il nono studio-albums dei magnifici Saxon, è il disco che chiude la seconda parte della carriera della band: iniziata nel 1985 dal magnifico Innocence is no excuse e conclusa con Destiny nel 1988.
Con Innocence is no Excuse e Rock the Nation i Saxon hanno svoltato verso un sound morbido e raffinato ma senza perdere di vista l'heavy metal che da sempre li caratterizza. Invece con questo lavoro (prodotto dall'esperto Stephan Gallas) i nostri puntano verso un sound AOR contornato da chitarre ben presenti e ritornelli in pieno stile arena-rock (lo stile che fece grandi i Quiet Riot negli Stati Uniti), e fu proprio il mercato statunitense l'obiettivo principale che i Saxon si prefissarono di raggiungere (obiettivo che purtroppo Biff e soci non raggiunsero completamente: se nelle annate 1985-86 i nostri girarono gli States con Motley Crue, Iron Maiden e i Rising Force di Yngwie Malmsteen, nel 1988 si era quasi perso l'interesse verso la band britannica).
Il disco si apre con una cover (di Christopher Cross) della famosa pop-song Ride the Like a Wind, riarrangiata in chiave AOR (pensate che ho un video della famosa trasmissione Disco-Ring di Rai Uno dove i Saxon suonano in play-back proprio questo pezzo), prosegue con la bellissima I can't wait anymore (un pezzo di classe e raffinatezza sopraffina) e la bellissima Song for Emma che se fosse stata proposta da una band statunitense a quest'ora poteva essere considerata la nuova Wanted dead or alive oppure la nuova Alone Again (non importa che dica le band autrici di questi due capolavori).
Tastiere pompose fanno capolino nella anthemica We Are Strong, una song nella quale i Saxon dimostrano di nuovo che loro erano in grado sia di suonare ruvido heavy metal sia di sciorinare pezzi dal fortissimo appeal commerciale senza perdere la grandissima carica che ha da sempre contraddistinto la band di Biff Byford e Paul Quinn.
Le ultime due song del lotto, Jericho Siren e Red Alert (heavy metal allo stato puro), sono le più dirette che possono ricordare i vecchi Saxon.
La prestazione della band è ottima, Biff è in forma smagliante, Paul Quinn suona assoli melodici e ben calibrati e la sezione ritmica è precisa come non mai.
Mi dispiace che questo disco non fu capito allora, e pure adesso è accantonato da molti fans dei britannici, ma secondo me questo lavoro contiene delle perle eccellenti che rimarranno per sempre scolpite nei cuori dei fans più veri.
P.S.: dopo questo lavoro i Saxon abbandoneranno le sonorità "morbide" per tornare all'heavy rock grezzo con Solid Ball of Rock, ma questo è un altro discorso...

Track-list:
1.Ride like the wind
2.Where the lightning strikes
3.I can't wait anymore
4.Calm before the storm
5.S.O.S
6.Song for Emma
7.For whom the bell tolls
8.We are strong
9.Jericho siren
10.Red alert Line-Up:
Biff Byford - vocals
Paul Quinn - guitar & synth guitar
Graham Oliver - guitar
Paul Johnson - bass
Nigel Durham - drums
 
80