Recensione: Diabolical Full Moon Mysticism

Di Ivo Dell'Orso - 19 Settembre 2004 - 0:00
Diabolical Full Moon Mysticism
Band: Immortal
Etichetta:
Genere:
Anno: 1992
Nazione:
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83

Debutto col botto per il trio norvegese destinato a portare la corona di re del Black Metal per almeno un paio d’album (Pure Holocaust ’93 e Battles In The North ’95). Per questo disco d’esordio i giovani Abbath e Demonaz danno forma a tutta la loro aggressività corrosiva e il risultatoè questo Diabolical Full Moon Mysticism, oggi considerato da molti uno dei primissimi album Black realmente interessanti in un periodo in cui le pagine storiche dovevano ancora essere scritte per intero.
Quest’album contiene almeno due classici: The Call Of The Wintermoon e Unholy Forces Of Evil sono davvero delle grandissime Black songs e possiedono tutti gli attributi necessari per non sfigurare con le produzioni future della band; ma anche la conclusiva A Perfect Vision Of The Rising Northland rappresenta uno degli episodi migliori nella storia della band.
Il disco si apre con l’intro devastante della già citata The Call Of The
Wintermoon che cambia ritmo in previsione della strofa: infatti Abbath, dopo un paio di agghiaccianti urla, inizia a cantare ed è subito magia; la voce è splendida e sa coinvolgere l’ascoltatore come solo pochissime altre sapranno fare in futuro. Belli i vari e veloci soli di chitarra che il grande Demonaz piazza qua e la durante la lunga e varia (ritmicamente parlando) canzone. Una delle caratteristiche del gruppo che immediatamente si nota, oltre alla grande voce, è il taglio dei riff della chitarra: gelidi e spigolosi come nessuno aveva mai creato prima. Inizio davvero “immortale”.
Unholy Forces Of Evil è un’altra grandissima song tutta giocata su di un ritmo che si poggia, durante la strofa, sul doppio colpo del rullante ma poi dopo il chorus il ritmo si fa velocissimo e le chitarre prendono il sopravvento; ancora una volta Demonaz non rinuncia a piazzare un bel solo nel cuore della song. Verso i tre minuti e mezzo Abbath urla per pochi istanti ma in modo spaventoso e la batteria riprende il massacro. Secondo pezzo, secondo gioiello.
La suggestiva e cadenzata intro di Cryptic Winterstorms alterna brevi arpeggi di chitarra a parti con riff ben distorti; Abbath, particolarmente a suo agio a cantare su di una base ritmica più lenta rispetto alle prime traccie, offre una prova d’interpretazione eccellente: urla spaventose e cantato sempre inquietante sono le caratteristiche della sua inconfondibile voce. Nuovi assoli arricchiscono il brano in questione che in tutti i suoi sei minuti di durata non percorre mai la strada del Black più feroce e preferisce rimanere all’interno di un quadrato impianto ritmico.
Anche la traccia seguente, Cold Winds Of Funeral Dust, non brilla per dinamicità ritmica (quella che avevamo assaggiato nei primi due pezzi e che gusteremo a pieno su Pure Holocaust), ma nel finale ha uno scatto e opta per una conclusione più tirata.
Blacker Than Darkness è la canzone che ha la struttura più semplice di tutte
quelle fin’ora ascoltate, ma riesce a ben figurare comunque causa il già notevole tasso di intelligenza musicale di Abbath e Demonaz che hanno sempre saputo (fin da questo esordio) creare buona musica, ottima musica Black.
Un triste minuto di accordi di chitarra in chiave acustica apre l’affascinante A Perfect Vision Of The Rising Northland, ultimo gioiello di questo Diabolical Full Moon Mysticism. Il riff portante della canzone però, cancella la chitarra pulita poco prima che Abbath inizi a cantare e il ritmo del pezzo si può benissimo accostare a quello che ha caratterizzato tutte le canzoni della seconda parte del disco: cadenzato e compatto che non dimentica furiose scariche di batteria quando necessarie. Il pezzo finisce poco prima dei sette minuti e un arpeggio chitarristico rimane dominante per una decina di secondi, ma subito dopo ricomincia il brano con nuovi riff e gustosi assoli fino al momento in cui la chitarra acustica iniziale non ritorna in primo piano e conduce il pezzo a conclusione.
Diabolical Full Moon Mysticism è un grandissimo debut album di una delle più grandi band che il Black in generale abbia mai avuto (gli album a seguire confermano ciò) nella sua storia. Gli Immortal sono un punto di riferimento e fonte d’ispirazione per chiunque faccia della violenza sonora non fine a se stessa un’arma sonora contro chi non apprezzi il Black.
L’inizio (per questo fondamentale) dell’avventura degli IMMORTAL: non lasciatevelo sfuggire, altrimenti ve ne pentirete.

Ivano Dell’Orco.

Tracklist:

1 – The Call Of The Wintermoon (5:41)
2 – Unholy Forces Of Evil (4:30)
3 – Cryptic Winterstorms (6:11)
4 – Cold Winds Of Funeral Dust (3:51)
5 – Blacker Than Darkness (4:18)
6 – A Perfect Vision Of The Rising Northland (9:03)

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