Recensione: Discarded Existence

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L’Heavy Metal ha posto le sue radici nella vicina Slovenia verso la fine degli anni ’70, quando ancora il territorio apparteneva alla Jugoslavia. Tra i gruppi che per primi aprirono il fuoco si citano gli ancora presenti Pomaranča, nati nel 1979 e con all’attivo quattro Full-Length.

Il movimento del Thrash Metal cominciò a formarsi qualche anno dopo, ossia a partire dalla seconda metà degli anni ’80, ad opera di band quali i Salem, i Game Over e gli Xenophobia, al momento sciolti, o dei più fortunati Sarcasm, sui palchi ancora oggi e con sei album pubblicati.

Passati gli anni ’90, che hanno visto la Slovenia diventare indipendente (1991), il Thrash ha preso definitivamente corpo nella decade successiva, confermandosi un vero e proprio movimento che si è affiancato ai già fiorenti Death e Black Metal, generi molto dirompenti in gran parte dell’Europa Centrale.

Nonostante la buona evoluzione e nonostante l’importanza che ha assunto il territorio sloveno per quel che riguarda il Metal, ospitando da anni uno degli eventi europei più importanti, ossia il “Metal Days” di Tomino, nell’Alta Valle dell’Isonzo, il Thrash sta ancora muovendosi più che altro nel sottobosco underground e sono pochi i gruppi che sono riusciti a pubblicare più di due album. Tra questi ci sono gli Eruption, i Negligence ed i Panikk, la cui voglia di emergere e totalmente rappresentata nella loro produzione discografica.

I Panikk sorgono nel 2008, nella capitale Ljubljana, per suonare un Thrash Metal influenzato dalle grandi band statunitensi quali Exodus, Nuclear Assault, Forbidden, ma anche Vio-lence ed i più recenti Municipal Waste.

Dopo un Demo del 2009, è nel 2013 che esordiscono con il loro primo album “Unbearable Conditions”, ottenendo buoni consensi.

Passati quattro anni, con qualche assestamento nella formazione e dopo aver siglato un contratto con la label spagnola Xtreem Music, i Panikk pubblicano, il 15 marzo 2017, “Discarded Existence”, il loro secondo Full-Length.

La crescita del combo è evidente, come pure la sua passione per il Thrash Old-School proveniente dalla Bay-Area. Questo l’ha portato ad esprimere un sound personale, che non rinnega il passato, ma è altresì al passo con i tempi.

Energia e potenza vengono impressi per mezzo di un tiro massiccio, che non concede pause. Rabbia e cattiveria vengono comunicate con una voce grintosa, decisa e sfrontata che, ricordando John Connelly dei Nuclear Assault, toglie ogni dubbio sul pensiero anticonformista dei Panikk verso i temi che trattano: in generale la società libera, ma anche l’aborto (“Individual Right”) o gli eventi di cronaca odierni (“Sedated in Utopia”).      

Il songwriting, frutto di una consapevole e matura capacità compositiva, privilegia la velocità e la furia sonora, frammentandole con rallentamenti incisivi, “stop and go” e tempi cadenzati riuscendo a formare, al contempo, valide linee melodiche.

La sezione ritmica sostiene energicamente i brani, amplificandone la violenza per mezzo di un lavoro di squadra preciso ed instancabile, sia quando puntano direttamente alla frantumazione dello sterno (“Instigator of War”, “Reconstruction”), sia quando palesano più alti livelli di tecnicismo (“Individual Right”, “Rotten Cells”). Validi sono gli assoli, inseriti nei momenti giusti e condotti efficacemente dando un valore aggiunto ai pezzi.

Tirando le somme, “Discarded Existence” è un prodotto di buon livello, che esalta la crescita dei Panikk. Con esso la band emerge definitivamente e riesce a distinguersi dando continuità al passato con qualcosa di nuovo. Il buon apporto personale ad un genere radicato nei suoi schemi contribuisce attivamente al proseguo della sua storia. Quello che ci vuole. 

 
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