Recensione: Disguise

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"Disguise" è il quinto album degli statunitensi Motionless In White, band che negli ultimi anni è riuscita a emergere dall'affollata scena metalcore USA, raggiungendo l'attuale picco di popolarità grazie a una serie di elementi distintivi.

Formatisi nel 2005, i MIW sono stati fortemente influenzati dall'ondata emo e metalcore di quegli anni, con gruppi come Aiden, As I Lay Dying, Underoath, Avenged Sevenfold; doveroso citare anche l'influsso di Marylin Manson, che ritroviamo spesso sia nella musica che nell'estetica della band. Sin dai primi anni la band si caratterizza per pezzi aggressivi con sfumature dark, ma è con "Infamous" del 2012 che il suo stile viene finalmente delineato. Le basi prettamente metalcore sono infatti arricchite da soluzioni industrial e goth, con particolare propensione per i temi horror, la critica sociale e l’introspezione personale. Anche l'estetica ha giocato un ruolo importante: il trucco, l'abbigliamento, i video musicali, la scenografica sul palco, tutto richiama al gotico e all'horror. Con i successivi "Reincarnate" e "Graveyard Shift" questo stile si è affinato ancor di più, grazie anche a collaborazioni con artisti come Dani Filth, Maria Brink e Jonathan Davis.

Le aspettative per "Disguise" erano quindi molto alte. L'album era stato anticipato dall'omonimo singolo e da 'Brand New Numb', pezzi senza infamia nè lode, nello stile della band ma non memorabili. Dopo l'uscita del disco possiamo (a malincuore) confermare che i singoli rappresentano bene l'opera nel suo complesso. La produzione è di alta qualità e i brani scorrono bene uno dopo l’altro, tuttavia spesso manca l’originalità caratteristica del gruppo. 'Holding On To Smoke', 'Another Life' e 'Catharsis' sono infatti godibili ma piatte; se fossero rimosse dalla tracklist probabilmente non se ne sentirebbe la mancanza. ' </c0de>' suona come una bella canzone dei Linkin Park ma trova senso solo se fosse un tributo, altrimenti rientra nella categoria di cui sopra.

Per fortuna ci sono anche momenti in cui la band si esprime al suo meglio. Un esempio è 'Thoughts & Prayers', un feroce pezzo di critica alla religione che rispetta il sound originale del gruppo, un metalcore aggressivo e diretto. 'Undead Ahead 2: The Tale Of The Midnight Ride' e 'Broadcasting From Beyond The Grave: Death Inc.' hanno elementi horror e basi industrial che ricordano vecchi brani come 'Dead As F**k' e 'Not My Type: Dead As Fuck 2'. Veri e propri marchi di fabbrica, queste sono le tracce migliori del disco. 'Headache' è un altro pezzo degno di nota, con uno scratch nel ritornello che richiama al nu metal degli anni 2000 e un uso interessante della voce nell'interpretare la follia descritta nel testo.

Nonostante questi momenti interessanti, nel complesso “Disguise” suona debole, annacquato, come se la band avesse voluto sperimentare un sound più soft che in passato. La sperimentazione è sempre benvenuta, e soprattutto dopo aver prodotto i tre album “della carriera” è naturale che una band viri verso altre direzioni. Qui però il sospetto è che i toni addolciti siano una conseguenza dell’ondata di popolarità che i MIW stanno vivendo; anche questo sarebbe piuttosto normale, ma meno facile da giustificare.

 
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