Recensione: Dispelling The Veil Of Illusions

Di Francesco Sgrò - 9 Marzo 2014 - 8:00
Dispelling The Veil Of Illusions
Etichetta:
Genere: Power 
Anno: 2014
Nazione:
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75

Nello sterminato universo musicale, quando si parla di Power Metal sinfonico, l’Italia è sempre in prima linea, pronta a presentare nuovi gruppi che scelgono di concentrare le proprie energie in questo genere musicale che nel bel paese non sembra tramontare davvero mai.
A tre anni di distanza dall’album d’esordio, intitolato “The White Path To Rebirth” e dopo aver accumulato una buona dose di esperienza suonando con nomi importanti del Power Metal mondiale come Labyrinth e Sonata Arctica, anche per i 4th Dimensions, è finalmente arrivato il momento di dare alle stampe il secondo Full Length, intitolato “Dispelling The Veil Of Illusions”.
Un artwork davvero molto curato e suggestivo risulta essere il primo biglietto da visita per questa seconda release, ultimata infine da una produzione efficace e cristallina, volta a renderne più agevole la fruizione.

Come da copione, questa nuova uscita del quintetto nostrano segue fedelmente la tradizione del genere che rappresenta, affidando le prime fasi dell’opera all’atmosferica “Veil 3102”, breve intro strumentale che esplode subito la potenza del Power più oscuro e teatrale, sfociando poi con decisione nelle note della convincente “A Circle In The Ice”, opener diretta e caratterizzata da una struttura semplice, in cui le tastiere suonate da Talete Fusaro, giocano un ruolo fondamentale nel conferire al brano una notevole quantità di melodia, ben evidenziata anche dalle armonie vocali interpretate dal vocalist Andrea Bicego, per un primo impatto sufficientemente suggestivo.

Abbandonate le velocità controllate della traccia apripista, i nostri si assestano su lande più propriamente speed, confezionando ad arte la buona “Kingdom Of Thyne Illusions”, breve ed intensa sfuriata power (decisamente in stile Sonata Arctica), ancora completamente dominata dal tappeto tastieristico allestito dal già citato Talete Fusaro, sul quale si adagia un refrain allegro e molto melodico a conferma della qualità della proposta musicale del combo tricolore.
La seguente “Quantum Leap”, ripete con successo la ricetta a base di potenza e melodia sfruttata finora dai 4th Dimensions, i quali devono ancora tutto al buon ritornello che caratterizza anche questo episodio. Nulla di nuovo, eppure, un impasto che  riesce nel difficile compito di mantenere viva l’attenzione del fruitore.

Non è però tutto oro quello che si può ascoltare in questo album: a lungo andare il songwriting del quintetto sembra soffrire di una scomoda staticità, aspetto che rende alcuni frangenti del platter prevedibili e poco esaltanti, come dimostra  la non eccezionale “ExtraWorld”.
Molo meglio la pregevole “White Logic”, traccia con la quale i nostri sembrano ritrovare la giusta ispirazione. La struttura melodica è efficace e ficcante, le armonie convincono.
Una ricetta che si riverbera anche nella malinconica “Memoirs Of The Abyss”, ballad dal notevole impatto emotivo, nella quale emerge l’anima più sinfonica e crepuscolare dei 4th Dimension.
Torna poi con successo il Power più arcigno con la solida “The Watchtower (A Dream Of Chivarly…)”, episodio in cui il gruppo si dimostra nuovamente abile nel conferire al proprio sound un leggero velo di teatralità, volto a rendere il tutto maggiormente cupo senza comunque offuscare la componente melodica posta con costanza in primo piano.

Gli ultimi momenti dell’album sono scanditi dalla piacevole e melodica “Dissonant Hearts”, anticipo della conclusione di una ipotetica epopea metallica che si sublima nelle note della splendida “Away”, pregevole ballad pianistica.
Una chiusura tutto sommato inaspettatamente soft per un album di facile assimilazione, che non inventa nulla e non va oltre una buonissima riedizione di canoni ben noti ma che, proprio in forza della sua anima “easy listening”, potrà essere fonte di interessanti soddisfazioni per questa giovane band nostrana.

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