Recensione: Donde el Silencio se Rompió

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Se si dovesse giudicare un disco dalla sola copertina – quanti gli acquisti al buio fatti in questo caso, nevvero? – o dal packaging Donde El Silencio se Rompió, ultimo parto discografico degli spagnoli Warcry, già recensiti quattro volte su queste stesse pagine a sfondo nero, entrerebbe di diritto nella Top Ten 2017.

La confezione che avviluppa il Cd è esaltante a dir poco: di cartonato spesso di alta qualità si sviluppa su quattro facciate contenenti ritratti femminili inscatolati in cornici argentate addirittura in leggero rilievo. Il booklet, di dodici pagine, curatissimo, riporta i testi e foto della band in abbondanza.

Così come altri gruppi iberici – Tierra Santa, Muro, Mago de Oz, Obus, Avalancha e, ovviamente, gli obbligatori Baron Rojo – in patria sanno raccogliere ampi consensi mentre al di fuori della Spagna stentano un po’. Eccezion fatta per il Barone Rosso, che negli anni Ottanta addirittura si conquistò i favori di quegli sciovinistoni di Kerrang! tutti gli altri godono di un fedele seguito oltreconfine anche se numericamente non c’è assolutamente da gridare al miracolo, Italia inclusa.

A dare la misura del “peso” dei Warcry in Spagna basta dare un’occhiata al manifesto del festival Leyendas del Rock di quest’anno, ad Alicante, ove gli andalusi si piazzano fra Hammerfall e i Cavalera Bros, al di sopra di gente come Overkill, Rhapsody of Fire, Primal Fear, Ufo, Magnum, Rage e molti altri… di certo mica gli ultimi cudeghìn sulla via!

Musicalmente i cinque metaller giallorossi - Víctor García (voce), Pablo García (chitarra), Santi Novoa (tastiere), Roberto García (basso) e Rafael Yugueros (batteria) – inanellano undici pezzi di heavy metal (ben prodotto) dalle coordinate melodiche, come da copione.  

All’interno della recensione di Immortal del 2013 auspicavo che i Warcry picchiassero di più e va dato loro atto che in questo Silencio ci hanno dato dentro, senza dubbio. Sia chiaro, “menano” ma “menano da Warcry”, non siamo di certo di fronte alla veemenza di Primal Fear o Paragon”.

"Rebelde", posto in apertura, è il manifesto dei Warcry 2017 poi, la differenza, al solito, gli spagnoli la marcano con i pezzi di mapio repsiro da rock arena, quelli (belli) con il coretto facile da concerto che entra nella capoccia e vi rimane in loop per un po’: "Resistencia", "Cielo e Infierno", "Necesito Escapar" e "Luchar Y Avanzar". Il resto dei brani si assesta su posizioni canoniche -  ad esmepio la ballatona "No Te Abandonaré" poteva essere molto più ficcante- ed è questa la pecca maggiore di Donde El Silencio se Rompió, al netto di più e più passaggi prima di imprimere su carta – ops, sull’editor web - le impressioni che state leggendo.

 

Stefano "Steven Rich" Ricetti 

 

 

 

 

 

 
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