Recensione: Doomain

Di Milo Casotti - 18 Maggio 2013 - 18:18
Doomain
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Anno: 2013
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77

Nati nel 1992, il primo demo dei Memory Garden risale al 1993 ed è basato su di un Doom metal piuttosto canonico ed ordinario.
Nel corso degli anni tuttavia, il classic Doom si è successivamente mescolato all’ heavy metal ed al Power, con un suono di chitarra di chiara derivazione svedish death metal.
Proprio le venature Power, in questo ultimo lavoro, si percepiscono in modo particolare nei refrain, caratterizzati dalla doppia cassa martellante e dalla voce acuta di Stefan Berglund, a creare un sound epico, senza dimenticare i testi a volte riguardante il fantasy.
“Doomain”, quinto capitolo discografico sulla lunga distanza, presenta insomma un menu stilistico alquanto consono agli amanti delle sonorità “classiche”.

Il disco si apre con “The Evangelist”, traccia che esordisce con un riff di chitarra piuttosto semplice seppure accompagnato da un solo di chitarra molto ben congeniato e dalla voce di Stefan Berglund – non particolarmente attraente –  a creare un brano dalle evidenti sembianze power.
Secondo pezzo: “Latent Lunacy”. Eccoci al cospetto di un episodio decisamente doom alla Candlemass ma sempre accompagnato dal refrain di doppia cassa con un coro di voci dall’atmosfera epic-power.
Arriviamo a “Daughters of the Sea”, figlie del mare. Esplicito il riferimento alle sirene, per una  traccia fantasy di netta ispirazione power che si apre con un bel riff di chitarra e si accompagna a voci femmili estremamente indicate e consone alla melodia del pezzo. Da rimarcare anche il solo di grande phatos eseguito alla chitarra da Simon Johansson.

Pure con il quarto brano in scaletta i Memory Garden omaggiano i Candlemass, allestendo una composizione dagli arpeggi tipicamente Doom per poi arrivare ad un refrain con passaggi spinti sino al growl; una ricetta che si ripropone con una certa fedeltà anche in “Violate & Create”, più affine agli stilemi sempre candlemassiani dell’ultimo periodo.
Arriviamo così alla title track, “Doomain”. Molto bello l’arpeggio di chitarra, psichedelico al punto da sembrare quasi un sitar indiano ed accompagnato – nel giro di pochi istanti – dalla chitarra distorta di Simon Johansson e dalla voce di Berglund, in un arrangiamento dal sound tipicamente doom.
Un episodio riuscito a cui fa eco “The King of the Dead”, brano dal riff accelerato in cui apprezzare le vocals modulate in modo dinamico ed efficace da parte di Berglund.
A “Diabolical Mind” invece, è più lenta e cadenzata, caratterizzata da un tipico riff in palm muting che consente alla canzone d’assumere sembianze perfettamente adatte al sound proposto dai Memory Garden.
La conclusione d’album è infine affidata a “Misfortune”, pezzo strumentale dalla malinconia misteriosa che si lascia ascoltare con piacere.

In definitiva, nulla di nuovo o originale questo lavoro dei Doomster svedesi, ne per quanto concerne il panorama Doom, ne nella discografia della band stessa.
“Doomain” è in ogni modo composto da buoni pezzi, aiutati dalla solida produzione di Dan Swanö, sommo musicista dal lungo curriculum (Edge of Sanity, Katatonia e Nightingale tra gli altri), nonché già produttore di alcuni album degli Opeth.

Un disco che in sostanza allieterà le orecchie dei doomster candlemassiani, ma che potrebbe parimenti risultar gradito a chi apprezza l’heavy metal nel senso più stretto del termine.

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