Recensione: Double Agent

Di Fabio Vellata - 14 Settembre 2014 - 21:50
Double Agent
Etichetta:
Genere: AOR 
Anno: 2014
Nazione:
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83

Apprezzatissimi già nel 2011, in occasione del loro secondo album intitolato “Last Woman Standing”, eccoci nuovamente alle prese con una delle tante realtà che l’invidiabile scena nordica erutta in ambiti melodici con costanza incrollabile.

“Double Agent”, terzo capitolo discografico per la band guidata dal singer Sebastian Roos, esce sul finire dell’estate… e beh…che peccato!
Dato il quoziente elevatissimo di melodia e situazioni radio friendly, il contesto ideale per un album costruito attorno alla facilità d’ascolto ed alle ambientazioni ad ampio respiro, lontane da parossismi di sorta, sarebbe stato senza alcun dubbio quello vacanziero.
Poco importa: musica di qualità, impronta AOR di radice scandi e canzoni che al primo movimento catturano l’interesse dell’orecchio avvezzo alle armonie di classe, ben tornite e scintillanti. Anche a febbraio o nel bel mezzo dell’inverno, non potremmo che gradire!

Ennesimi eredi di una tradizione che non cessa di sfornare band interessanti ad ogni giro di lancetta, i Miss Behaviour mettono insieme un po’ di tutto: dall’eleganza dei conterranei Work Of Art, alla gradevolezza nei ritornelli degli H.E.A.T, per finire al fascino ricercato dei The Poodles, amalgamando tutto quanto con una produzione di discreto livello, ottima nel far risaltare i brani anche al cospetto di chi – per la prima volta – si dovesse trovare all’ascolto di un disco del settore.
Nomi e paragoni impegnativi senza dubbio, sostenuti però da un talento che appare sempre più evidente e palpabile, non frutto di una episodica concatenazione di cause ed eventi fortunati.

Come succedeva nei cari, vecchi eighties, insomma, l’intento è quello di risultare commerciali pur suonando Hard Rock, accompagnando ritornelli e cori dall’immediatezza istantanea con qualche buona schitarrata ed un taglio musicale/stilistico che non lascia dubbi sulla devozione dei musicisti nei confronti di Treat, Stage Dolls, Europe e Danger Danger.
Gli ingredienti che avevamo apprezzato qualche tempo fa, sono ancora tutti lì in bella mostra, esattamente come descritti all’epoca: suoni curati, atmosfere avvolgenti, cori orecchiabili, voce gradevole (in qualche modo accostabile a quella del compianto Steve Lee) e grandi tastiere. Con, tuttavia, un bel passo avanti costituito dall’essersi liberati in parte dalla tendenza – a tratti fastidiosa – nel reiterare i ritornelli qualche volta di troppo.
Come a dire: se il centro non è perfetto, siamo comunque nei dintorni…

“Double Agent” (la canzone), “Cold Response” (refrain delizioso e sfacciatamente “estivo”), “Edge Of The World” e “Midnight Runner” sono tutti buoni esempi di un songwriting corposo ed evoluto, potenziali hit in cui riconoscere quel clima emotivamente “morbido” tipicamente eighties che, in ambientazioni prossime all’AOR heaven, assume un retrogusto tutto scandinavo, preferendo un taglio elegante ed a tratti raffinatissimo in luogo della più dirompente e polverosa carica “yankee”.

Non c’è molto da dire e le divagazioni in merito alle varie sfumature dei singoli brani non possono che dirsi del tutto superflue. Prodotto di alta qualità, dedicato con passione e competenza a tutti gli amanti di sonorità AOR con un tocco tipicamente nordico.
Via, cerchiamo di essere ancor più diretti: i fan dei già citati H.E.A.T, The Poodles, Work Of Art e Treat, non perdano “Double Agent” per nessun motivo.
Se è musica che solleva l’animo e conferisce sensazioni positive il vostro campo naturale di scelta, qui c’è davvero parecchio di cui soddisfarsi…

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