Recensione: Double Eclipse

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Correva l'anno 1992 quando gli Hardline diedero alle stampe il loro esordio discografico dal titolo Double Eclipse. Uscito in piena esplosione Grunge, fenomeno che contribuì a far rimanere in oblio il nome del gruppo per dieci anni, come del resto molte altre band del genere, la band nasce tra l'incontro dei fratelli Johnny e Joey Gioeli, rispettivamente voce e chitarra, con il leggendario chitarrista dei mitici Journey, Neal Schon (musicista molto versatile, è anche autore di album solisti strumentali che spaziano dalla jazz-fusion alla new age, da segnalare l'interessante Blues Piranha del 1999 dove Neal si cimenta nel rock-blues con ottimi risultati). Coadiuvati da Deen Castronovo alla batteria e Todd Jensen al basso, i nostri firmeranno un lavoro incredibile che dopo dieci anni suona fresco ed attuale, per via di una produzione all'altezza della situazione e che se fosse uscito nei magici ottanta avrebbe fatto sfracelli. Come accennato in precedenza, dopo dieci anni i nostri sono tornati a far musica sotto l'egida della nostrana Frontiers con un nuovo album in studio, chiamato semplicemente Hardline II. Uscito nel 2002, il lavoro pur non essendo un brutto disco,  non è in grado di eguagliare i fasti dell'esordio, mentre è del 2003 la pubblicazione di un live album, in formato cd e DVD, registrato al Gods Of A.O.R in Inghilterra. Disco assai scarno, dove ogni passaggio live della band è stato lasciato al proprio posto, comprese le pecche senza ulteriori manipolazioni in studio, ma che purtroppo è un ritratto un po' scialbo della band alla luce di un'esibizione tenutasi con qualche problema di troppo.

In ogni modo tornando al disco in analisi, il platter è aperto dal drumming di Castronovo che introduce la cadenzata e sostenuta Life's A Bitch, sorretta da riffoni micidiali con la voce del giovane Gioeli che mostra tutte le sue potenzialità, che lo porteranno anche al cospetto del guitar hero Tedesco Axel Rudi Pell: ascoltare per credere. Mentre è la chitarra del mitico Schon, ad aprire la muscolosa e successiva Dr. Love, un hard-rock song potente e coinvolgente che aumenta i ritmi cardiaci di chi ascolta. Non cala la tensione con la veloce Rythm From A Red Car sostenuta dalle chitarre toste e potenti, che ti fanno muovere anche senza volerlo. Change Of Heart è una bella ballad che concede un attimo di pausa. Segue la sostenuta Everything che ha un ritornello accattivante ed un solo di chitarra notevole. Un riff di chitarra apre Takin' Me Down, una potente e trascinante track farcita dal solito ritornello accattivante che ti si stampa in testa già dai primi ascolti. La successiva Hot Cherie pur iniziando in maniera melodica, si trascina per quattro minuti di esaltante hard-rock con il solito ritornello che canti anche mentre stai scrivendo la recensione. Basso e batteria aprono Bad Taste più rock'n'roll nel suo incedere. La song seguente è Can't Find My Way ispirata ballad con una bella e sentita interpretazione del futuro singer di Axel Rudi Pell. La successiva I'll Be There, dove compare anche il nome di Jonathan Caine, è un mid-tempo sostenuto da bei cori con il solito Gioeli sugli scudi. La penultima traccia 31-91 è un'intermezzo acustico del leggendario chitarrista cresciuto alla corte di Santana. La dodicesima ed ultima traccia In The Hands Of Time è una ballad dove spicca ancora l'acustica di Schon, resa ancora più bella dall'interpretazione di un Johnny Gioeli desideroso di mettersi in mostra e da un sentito solo da applausi a scena aperta di Neal Schon. Grande disco che si confermò come tra le uscite più belle degli anni novanta, e non furono molte. Album da culto assolutamente da rivalutare di cui ancora oggi è parte integrante della mia collezione, mentre per chi non lo conosce è un album consigliatissimo e assolutamente da scoprire.

 

Life's A Bitch

Dr. Love

Rhythm From A Red Car

Change Of Heart

Everything

Takin'Me Down

Hot Cherie

Bad Taste

Can't Find My Way

I'll Be There

31-91

In The Hands Of Time

 

 
90