Recensione: Down Below

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Riportate alla mente il film “Dracula” di Francis Ford Coppola, ispirato al celebre e omonimo romanzo gotico di Bram Stoker. In particolare la scena in cui il Conte arriva a Londra e, utilizzando i propri poteri mentali, attrae a sé Lucy, seducendola in giardino e trasformandola in una sua serva e schiava. Mina, amica di Lucy e reincarnazione di Elisabeta, la sposa suicida del Conte, assiste, pietrificata, a quell’orrore. Dracula, ancora in sembianze di mostro, mezzo lupo e mezzo vampiro, accorgendosi di essere osservato dalla propria amata, non potendo ancora sfoggiare l’immagine del seducente principe Vlad Tepes, prega Mina di non guardarlo in quella forma così orripilante, vergognandosi. Una scena in cui incontriamo sentimento, passione, mistero, eleganza e terrore, il tutto permeato all’interno di un’aura gotica ottocentesca. Okay, direte voi, ma perché questo inizio per la recensione di “Down Below”, nuovo disco degli svedesi Tribulation? Perché le stesse sensazioni trasmesse dalla scena appena citata, vengono emanate da ogni singola nota presente nella quarta prova di Jonathan Hultén e compagni.

 

Per comprendere al meglio il nuovo lavoro dei Tribulation dobbiamo provare a considerarlo come un qualcosa in più di un semplice disco. “Down Below” sembra infatti una sorta di colonna sonora per un romanzo gotico, le cui composizioni risultano forse più semplici rispetto ai precedenti lavori, guadagnando, di conseguenza, maggiore fruibilità. Ci troviamo così al cospetto di un disco sorretto da un’anima più heavy rispetto al passato, in cui fanno capolino alcune melodie di stampo melodic death, di chiara matrice svedese, ben amalgamata ad atmosfere decadenti e alcuni passaggi lisergici, che vanno a pescare direttamente dalla psichedelia settantiana, senza dimenticare alcuni spunti progressive derivanti da quella stessa decade. Un connubio di generi sicuramente ambizioso ma che risulta vincente grazie a un sognwriting maturo e personale, in cui, partendo dal tema del vampiro, narrato nelle liriche di “Down Below”, veniamo presi per mano e condotti in un viaggio della durata di quasi quarantasette minuti. Un viaggio caratterizzato da emozioni e immagini, come solo i grandi lavori sanno trasmettere. Si parte subito alla grande con la già nota ‘The Lament’ e la successiva ‘Nightbound’, canzoni attraverso cui i Tribulation sembrano aver trovato la formula vincente per evolvere e sviluppare alcune idee dei compianti Sentenced. Continuiamo il nostro viaggio attraverso il singolo ‘Lady Death’ e ‘Subterranean’, le cui tastiere iniziali, riprese nel finale, sembrano ispirarsi fortemente a ‘Suspiria’ dei leggendari Goblin, per poi esplodere in un travolgente riff di chiaro stampo settantiano. “Down Below” si lascia ascoltare tutto d’un fiato, inserendo a metà uno stacco strumentale, l’atmosferica ‘Purgatorio’, che ci introdurrà nella seconda parte del disco. Proprio in questa seconda parte incontriamo quello che risulta il capitolo meno ispirato del lotto, ‘Cries from the Underwold’, canzone sicuramente ben strutturata ma a cui manca forse quel qualcosa in più per poter reggere il confronto con il resto di ‘Down Below’. Tanto più se subito dopo incontriamo le splendide ‘Lacrimosa’ e ‘The World’, il cui inizio e sviluppo ci rimandano agli Amorphis, epoca “Am Universum”. In chiusura troviamo un’altra gemma, la teatrale ‘Here Be Dragons’, alla fine della quale risulterà impossibile resistere al desiderio di ricominciare l’ascolto dell’album, immergerci e vivere nuovamente il viaggio appena terminato.

 

Quanto fin qui descritto viene valorizzato da un lavoro maniacale in studio. I Tribulation si sono avvalsi delle sapienti mani di Martin Ehrencrona, già all’opera con In Solitude e The Oath, registrando la batteria presso i Soundtrade Studios e tutti gli altri strumenti allo Studio Cobra. Il risultato è un suono pulito, che dona il giusto risalto ad ogni singolo strumento, ma allo stesso tempo cupo e oscuro. Un suono sicuramente moderno ma che risulta caldo, vivo e non “plasticoso” come è capitato di ascoltare sempre più spesso in questi ultimi anni. Da segnalare anche la prova dei singoli che, senza voler strafare e senza inserire virtuosismi fini a sé stessi, riescono comunque a lasciare il segno. Spiccano in particolare il lavoro svolto dalle due chitarre di Hultén e Zaars e la prova del nuovo innesto Oscar Leander alla batteria, che sembra entrato alla perfezione nei meccanismi della band.

 

Come è facile intuire da quanto fin qui scritto, con “Down Below” i Tribulation continuano e sviluppano il percorso iniziato con il precedente “The Children of the Night”, smussandone le spigolature e migliorandone la resa, garantendo al nuovo lavoro un’assoluta longevità agli ascolti. Un disco che, come detto in sede di analisi, risulta essere un qualcosa in più di un semplice album, un lavoro che sembra scritto per fungere da colonna sonora per un romanzo gotico. E chissà che non sia proprio questa la futura sfida dei Tribulation. Provare a cimentarsi in un concept incentrato su un’opera come il “Dracula”, il “Frankenstein” o “La casa sull’abisso”. Forse stiamo andando troppo in là, ma fantasticare non costa nulla. Siamo solamente a gennaio, ma possiamo già scommettere che ritroveremo “Down Below” nelle classifiche di fine anno tra i migliori lavori del 2018. Il presente, e molto probabilmente il futuro, passano anche per i Tribulation. Ma ora basta con le parole, inseriamo la nostra copia di “Down Below” nello stereo, spegniamo le luci e chiudiamo gli occhi. Il viaggio sta per iniziare.

 

Marco Donè

 

 

 
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