Recensione: Dräparen

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«Oh, no! Ancora!»

Così potrebbe esclamare un fan che non sia pienamente dedito e fedele all'old school death metal, rigirando fra le mani la nuova nonché terza fatica degli Of Fire, "Dräparen". In effetti, oggigiorno, sono davvero tante le pattuglie che si rifanno in toto alle sonorità primigenie del metallo della morte si sottolinea di provenienza scandinava, risalenti cioè ai primissimi anni novanta. Svezia che ha dato i natali a una seconda ondata di death metal, dai dettami autonomi, non coincidenti se non per qualche dettagli ad act seminali quali Possessed, Morbid Angel, Death, precursori, invece, del death metal prima ondata, made in USA.

Gli Of Fire sono proprio svedesi e quindi, per onore di cronaca, va da sé che, almeno per lo stile, non abbiano toppato le giuste coordinate di un sound ormai secolare. Le quali individuano, in sostanza, un growling non eccessivo anzi appena accennato per incattivire linee vocali che, seppure stentoree, sono comunque aggressive, ruvide, scabre. Poi le due chitarre, presenti con continuità nell'elaborazione di riff marci e puzzolenti, dal suono stantio, quasi zanzaroso, come si suol dire in questi casi. Completa il tutto la sezione ritmica, formata da un basso chiaro e percepibile al pari del resto, fatto e finito per riempire i buchi lasciati dalle sei corde e non per reiterarne i rispettivi accordi. Infine la batteria. Semplice, lineare, dinamica, che copre i BPM dei mid-tempo sino ad arrivare a quelli dei blast-beats ('The Filth and the Fury', 'Necro Train').

Pertanto, anche se trito e ritrito, lo stile degli Of Fire è quello giusto, foriero di un salto temporale all'indietro senza che possano verificarsi paradossi temporali. Se fosse uscito per esempio nel 1994, nessuno si accorgerebbe che "Dräparen" arrivi in realtà dal 2019. Un buon viatico, quindi, per godere, ora, di quanto realizzato prima. Ma nulla più. Niente di nuovo, niente di sorprendente, niente di emozionante per davvero. Il disco corre con fluidità e sicurezza nei propri mezzi, non mancando nemmeno una nota di uno stile, come detto, stra-abusato, campane comprese ('Dräparen'). Ovviamente, parole come evoluzione e/o progressione sono assolutamente bandite. In ogni caso, old school death metal doveva essere, e old school death metal è.

Insufficienti senza possibilità di affrontare gli esami riparazione sono le song. Anch'esse attinenti, come struttura compositiva, alla tipologia musicale scelta. Quindi centrate, come sound. Tuttavia, anonime e di poco spessore, nel senso che si può ascoltare "Dräparen" per ore e ore senza che rimanga in testa qualche scampolo che emerga da un grigiore generale. Tanto per dire, anche se similari nell'approccio musicale, Of Fire e Dismember - per dirne uno - si può affermare che siano lontani anni-luce l'uno dall'altro. Un altro livello, un altro pianeta.

Il songwriting di Robin Joelsson e compagni, pur pescando nel substrato originale dello swedish death metal, è quindi piuttosto scarso, banale, prevedibile. Pur essendo formalmente corretto, manca di anima, di cuore, di profondità.

Con che, si può affermare con ragionevole certezza che, di lavori come "Dräparen", se ne possa fare tranquillamente a meno.

Daniele "dani66" D'Adamo

 

 
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