Recensione: Ea Taesse

Di Giuseppe Abazia - 25 Luglio 2007 - 0:00
Ea Taesse
Band: Ea
Etichetta:
Genere:
Anno: 2006
Nazione:
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63

Gli Ea sono un mistero: non si sa chi siano, quanti siano, da dove provengano, e ovviamente non è mai circolata alcuna loro foto. Non solo, i testi delle loro canzoni non sono scritti in nessuna lingua conosciuta, ma utilizzano un idioma antico e dimenticato ricreato attraverso studi archeologici su civiltà scomparse; tutto ciò è sicuramente affascinante, ma di fatto impedisce completamente di capire di cosa gli Ea trattino nelle loro canzoni (sebbene non sia difficile andare per intuito, visto il genere da loro suonato). Una tale segretezza risulta quasi forzata, e sembra voler creare a tutti i costi attenzione attorno al gruppo, facendo passare il secondo piano la musica. Appunto, la musica: si è parlato dell’anonimia dei componenti, della bizzarria del linguaggio usato per i testi… ma questi Ea, alla fine, cosa fanno?

Fanno funeral doom, e questa è l’unica certezza che possiamo avere su di loro. Funeral doom dalle forti tinte orchestrali, visto l’ampio uso di tastiere, organo, pianoforte ed effetti vari; grande importanza è data all’atmosfera, solitamente caratterizzata da un alone orrorifico, sacrale, raramente malinconico. Nonostante il primo piano riservato alle tastiere, le chitarre hanno comunque la loro importanza, e non mancano anche parti soliste abbastanza originali; sorprendente il basso, perfettamente udibile e dal suono molto corposo, aggiunge una certa profondità al sound. Le canzoni sono tre, ma possono essere viste come una divisione in tre parti della stessa traccia, visto lo stile estremamente omogeneo che le caratterizza: lentezza opprimente, growl ultra-profondo, tanta atmosfera e sporadiche incursioni di voce femminile. Ma dov’è che abbiamo già sentito tutto questo? Principalmente nei Comatose Vigil (voce femminile a parte), eccellente act russo autore di un album e un EP di tutto rispetto, ai quali gli Ea somigliano preoccupantemente. Ma non solo ai Comatose Vigil, gli Ea sembrano somigliare in generale a tutta la scuola melodica e tastierosa del funeral doom, in particolare anche agli Shape of Despair. Ed è questa, dunque, la loro principale pecca: un sound derivativo, che nulla aggiunge a ciò che altri gruppi hanno già detto tempo fa, e non si sforza troppo per trovare una propria identità e una propria dimensione.

Gli Ea, tutto sommato, sono un gruppo discreto, che svolge il proprio compito in maniera onesta, e il loro album non presenta lacune eccessive se non quella di mancare di personalità, un difetto questo che però rende molto difficile per gli Ea emergere dalla massa, costringendoli a vivere nell’ombra di ciò che altri gruppi hanno già abbondantemente fatto prima di loro. Magari, per il prossimo album, farebbero meglio a spendere meno tempo a studiare linguaggi antichi, e affinare con più attenzione il loro stile.

Giuseppe Abazia

Tracklist:
1 – Laeleia (18:42) * MP3 *
2 – Mea Ta Souluola (12:48)
3 – Ea Taesse (22:54)

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