Recensione: El Secreto de los Dioses

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Wakas è combo peruviano formatosi nel 2014 e con all’attivo un Ep limited edition numerato a mano contenente due pezzi del 2015 seguito da un demo dello stesso anno su musicassetta comprendente dieci brani. Il debutto su vasta scala – si fa per dire… - avviene nel 2016 tramite i servigi della label britannica Blood and Iron Records che licenzia sul mercato il Cd dal titolo El Secreto de los Dioses, oggetto della recensione. Il lavoro, ricomprendente quattro canzoni, si accompagna a un libretto professionale di otto pagine contenenti una foto della band nelle due centrali, la storia del gruppo e i testi dei vari pezzi. Il tutto scritto rigorosamente in lingua madre: non v’è infatti traccia né di inglese né di american english nel booklet, probabilmente a sottolineare la fierezza di portare avanti un prodotto 100% Perù. Evidente, oltre a una resa sonora di livello, quanto i Nostri tengano a rimarcare le loro origini anche nelle liriche trattate. 

La band si compone di cinque metallari rispondenti ai seguenti nomi: Carlo Contreras (Voce), Jorge Reinoso (Basso), Giorgio Gutiérrez (Batteria), Raùl Alvarez (Chitarra) e David Méndez (Chitarra).              

Suntur Paucar, posto in apertura di El Secreto de los Dioses si può considerare il mainfesto stilistico dei Wakas: chitarre assassine, pesanti e dure a sorreggere l’impianto massicco di un brano dall’incedere maestoso, con la grazia di un Caterpillar in una cava disagiata. La voce di Carlo Contreras è acida, sofferta, in linea con il prodotto siderurgico fornito dagli altri pard. La sua porca figura, poi, la fa anche la lingua utilizzata dalla band, peculiarità che vale come oro in quest’epoca di appiattimento metallico globalizzato. La solennità dei Manowar di Into Glory Ride viene scomodata per El Poder Oculto de Mayta Càpac, altro brano cadenzato sgorgante HM da ogni poro. Cambio di velocità necessario e pronto – senza esagerare con il piede sull’alcceleratore, va sottolinetato - con il pezzo numero tre del lotto: Sacrificios Incaicos lancia i peruviani in una moderata corsa infarcita di cori maestosi al limite del Death a sorreggerne la carica epica.

Ottima la scelta di puntare sull’atmosfera – sebbene di color nero pece - con il brano conclusivo, a significare che Wakas sa anche scrivere pezzi non per forza grondanti sangue e acciaio a ogni nota. Muerte en la Horca permette al disco di raggiungere il proprio orgasmo metallico grazie a una composizione ficcante, catacombale, vomitata dall’ugola marcia di Carlo Contreras, autentico mattatore dei quasi sette minuti di musica forniti in chiusura del lavoro.   

El Secreto de los Dioses non pretende né cambierà di certo le sorti delle sonorità dure da qui ai prossimi lustri, sia ben chiaro, ma va a costituire una testimonianza importante riguardo la percezione del credo nell’Acciaio in uno stato dell’America Latina non di certo passato alle cronache, sinora, per aver fornito chissà quali fenomeni alla truppa metallica mondiale. E’ quantomeno sintomatico registrare altre modalità di fruizione e incisione di HM in un momento nel quale noi, qui in Europa, da tempo immemore siamo alla ricerca dei “nuovi” Manowar, Saxon, Iron Maiden, Black Sabbath e compagnia cantante in grado di affiancare un giorno, lassù nell’Olimpo, i vecchi leoni…        

   

Stefano "Steven Rich" Ricetti

 

 

 
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