Recensione: Emerging Through Fire

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Dopo otto anni di silenzio riemergono dal buio dell'underground di Filadelfia i Blasphemous con il loro terzo album in carriera, "Emerging Through Fire", il primo con la label concittadina Horror Pain Gore Death Productions.

La quale, incurante di certo perfezionamento in voga oggigiorno in materia di sound, regala ai Nostri una produzione minimale, grezza, ruvida, che potrebbe per l'appunto far storcere le orecchie a più d'uno ma che, invece, a parere di chi scrive, consente di beneficiare di un suono raw, diretto, frontale, senza alcun abbellimento e/o sofisticazione. Un suono probabilmente non dissimile da quello che fuoriesce dal luogo ove la formazione della Pennsylvania esegue le sue prove. In questo periodo di elaborazioni a volte esagerate, ciò identifica un'anomalia che produce il risultato di godere appieno il suono così come erutta dalla strumentazione, direttamente, senza filtri né miglioramenti artificiali.

I Blasphemous adottano un death metal primordiale, segnato da venature sia di black sia di thrash, pilotato dall'acida ugola di R.K., parecchio lontana sia dallo screaming, sia dal growling, che disegna linee vocali scabre come rifinite con la carta di vetro a grana grossa. Piuttosto classico il lavoro svolto dalle due chitarre, concentrate in un duro lavoro sia in fase ritmica, sia in fase di soli, a volte addirittura (sic!) melodici ('Descend into Nothingness', la closing-track 'Soul of Ten Thousand Sorrows'), per un risultato complessivo per nulla scontato. Punto forte, questo, di uno stile apparentemente allo stato embrionale e informe ma, invece, ben saldo nelle mani del combo statunitense. Il quale, così facendo, azzecca uno stile piuttosto originale nel suo formale aspetto assolutamente rustico, sostanzialmente frutto, invece, di un lavoro pensato ed eseguito a tavolino, prima.

Molto dinamica e varia la sezione ritmica, anch'essa fuorviante in virtù di un aspetto esteriore votato al caos ma che, se ben osservato, rivela al contrario una cognizione di causa più che sufficiente per un ensemble che si avvale di un'etichetta ufficiale per restituire al mondo il proprio prodotto musicale.

Così, song come 'Death Realm', miraggi di note messe assieme in modo artigianale e grossolano, se prese per il verso giusto - senza pregiudizi, cioè - svelano una totale dedizione alla causa, una passione senza fine, un'energia forte e pura a sostegno di un genere affrontato quasi con ingenuità.

Senza fronzoli né inganni, 'Mouth of Lies' e 'Possessed by Madness' si manifestano come canzoni dall'anima nera, dal cuore pulsante, dall'aspetto così come i Blasphemous l'hanno forgiato nel fuoco per stamparlo indelebilmente a sostegno della loro filosofia artistica. Compresi i quasi intelligibili, furibondi passaggi dettati dallo sfascio dei blast-beats, istanti di vero stordimento per un sound tanto rustico quanto possente nel suo essere incontaminato.

Death metal puro, quindi. Anzi, purissimo.

Daniele "dani66" D'Adamo

 
75