Recensione: Empyrean

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Dalla Francia ancora un conferma dell'ottimo stato di salute del metal estremo d'oltralpe. Si chiama Bliss Of Flesh, al terzo album in carriera, intitolato “Empyrean”

Il campo di azione è quello del blackened death metal, cioè del death metal intinto sino al midollo dal nero del black. I Behemoth e altre band di tradizione polacca ne sono gli esponenti maggiori ma i transalpini non copiano nessuno e proseguono per la loro strada.

A dire il vero qualche punto di contatto c'è, come del resto doveva essere, rinvenibile in una certa secchezza del sound e nell'abitudine di accoppiare i riff lenti ai blast-beats. Oltre, naturalmente, a tematiche a sfondo religioso e a mood foschi nonché oscuri.

I francesi, tuttavia, di loro, ci mettono un po' più di melodia. Che non guasta, affatto. Anzi, risolutrice di alcune magagne insite nel blackened stesso, individuabili in insistite dissonanze e pertanto in una difficoltà di... assorbimento a volte estrema come la musica suonata. In tal modo l'insieme risulta maggiormente fruibile e meno ostico, donando, forse, qualcosa in più in termini di accessibilità.

L'opener-track 'Ascension' ma soprattutto la successiva 'Penitent', nondimeno, lasciano anche intendere che, sempre e comunque, i Bliss Of Flesh sono dei bombardieri al fosforo. Soprattutto la seconda, retta da un main-riff gigantesco, violentissimo, che spazza tutto e tutti. Assolutamente da antologia. Obbedendo ai propri dettami stilistici, poi, la compagine di Calais acuisce il mood tetro e raggelante che ne contraddistingue il flavour. Come per timbrare a fuoco il proprio marchio di fabbrica.

E, dopo il terzo assalto all'arma bianco, 'Agnus Dei', compare la title-track, suddivisa in due parti ('Empyrean – Last Kingdom', 'Empyrean – Miserere Mei'), a segnare un punto di svolta del full-length. Che diviene più riflessivo, articolato, vario; pur mantenendo l'insita tendenza alla brutalità musicale. 'Apostasy', 'Excertitus Cælorum' e 'Renunciation' si svelano come brani dalla struttura complessa, variegata, ricca di particolari e sfaccettature. Impeccabili nell'accostare violente accelerazioni a lisergici rallentamenti.

Proprio la varietà si può affermare con certezza che sia il vero punto di forza di “Empyrean”, figlio di un buon talento compositivo, in grado di alimentare interesse e, quindi, di tenere lontana la noia. Del resto, proprio la Francia è una delle culle attuali del black metal per cui non c'è da stupirsi se i Bliss To Flesh diano il meglio di sé quando rallentano il ritmo e approfondiscono le emozioni.

Forse l'uso del latino e lo stile in generale non sono originalissimi ma tutto sommato è lo scotto da pagare per avere fra le mani una proposta solida, tutta d'un pezzo, seria e professionale.

Qual è “Empyrean”, appunto.

Daniele “dani66” D'Adamo

 

 
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