Recensione: End Line…

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I Walkyrya sono una band heavy metal che nasce in Lucania nel 1999. Nel corso degli anni la band di Potenza ha visto grandi cambiamenti all’interno della line-up, che oggi conta la voce Vince Santopietro e il bassista Donato Gallicchio come unici membri della formazione originale. “End Line…” è la terza fatica dei Walkyrya dopo il demo omonimo del 2004 e “The Banished Story” registrato nel 2005. Il disco in questione è il risultato di un lavoro appassionato. Si tocca, infatti, con mano l’abnegazione di una band che ha versato sangue e sudore per realizzare un album da loro stessi prodotto.

“End Line…” si apre con una intro di riferimento ‘wagneriano’. Stiamo parlando di “Ride of the Walkyrya”. Il pezzo dura una quarantina di secondi e sebbene risulti essere una scelta un po’ kitsch non può in nessun modo influenzare il resto dell’album. La prima vera canzone è “Hard Over”. Il collegamento tra l’intro delle Valchirie e la canzone citata poteva sicuramente essere più curato ma è una sottigliezza e in quanto tale può essere considerato un peccato veniale. Il brano parte in modo convincente e si intuisce da subito che ci troviamo davanti ad un heavy metal classicheggiante, influenzato da una ritmica tradizionale che richiama molto i primi Maiden. Il riff iniziale è davvero discreto, ma il brano non rispetta le premesse e finisce per essere ripetitivo e sterile. La traccia a seguire, “Kingcrow”, ha ben altra solidità e l’apertura di basso è davvero pregevole. Altra nota positiva è la canzone omonima “End Line Immortal Storm Alive” che vede protagonista una voce femminile intonata e graffiante. Andando avanti nell’ascolto,l’album perde spessore e la voce molto spesso non aiuta sicuramente la buona riuscita di un prodotto comunque promettente. La prestazione vocale del frontman è altalenante. In alcuni frangenti mostra di poter sapere cantare, ma troppo spesso si perde in tonalità che lui stesso non riesce a gestire. Da segnalare invece l’ottima prova del chitarrista, Tony Perrone, che sfodera alcuni riff veramente notevoli ed assoli altrettanto accattivanti. Brani come “Shout Of The Rebels” o “In Memoria” (unica canzone cantata in italiano) però mostrano lacune evidenti sotto il profilo tecnico mentre “Ace Of Spades” è un apprezzabilissimo – anche se ormai abusata come cover –  omaggio alla band di Lemmy&Co., ma se il sound è cattivo e mordace non si può dire lo stesso di un cantato in growl decisamente goffo.

Da premiare è la qualità di un album che in fase di mastering risulta essere pulito e ben mixato. Alcune sviste evidenti non consentono al disco quel salto di qualità che con maggiori accortezze avrebbe potuto di certo fare. Nella nostra epoca poi anche l’immagine ha il suo peso. La facciata è un aspetto imprescindibile che va curato fino allo stremo, quasi alla stregua dei contenuti e non ci si può assolutamente permettere di trascurarlo. Detto ciò, il mio suggerimento alla band è di dare un peso maggiore anche all’artwork: un bel dipinto senza una buona "cornice" lascia sempre a desiderare, per un senso d’incompiutezza.

In conclusione devo ammettere di esser rimasto positivamente colpito da “End Line…”. I Walkyrya meritano fiducia e sono certo che i ragazzi di Lucania prenderanno atto degli errori commessi in questo album per sfoggiare il loro innegabile talento nel prossimo progetto musicale. Segnalo, infine, che il loro album è disponibile in download gratuito nella loro pagina ufficiale MySpace e sul loro canale YouTube, perciò non fatevelo sfuggire.

Gianluca Nocini

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