Recensione: Energy

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Diciamolo francamente, la Svizzera non può certo essere annoverata tra i principali Paesi che hanno dato alla scena hard rock e power metal natali tali da essere ricordati ai posteri: se infatti escludiamo i Gotthard, i Krokus e gli Shakra, a memoria si fa fatica a ricordare band di un certo rilievo capaci di dare lustro a questa scena. Eppure esisteva, agli inizi degli anni 90, un validissimo quanto sfortunato gruppo di nome Satrox, autore di un debutto nel 1990 dal titolo Heaven Sent, bissato due anni dopo dal CD che qui recensisco e che, ahimé, rappresenta il canto del cigno di una band alla quale, al di là dei ricordi che mi legano ad essa, ha dimostrato nella sua breve vita notevoli doti artistiche.

Come accennato, i Satrox sono autori di un veloce ed aggressivo hard rock, spesso sconfinante nel power metal di matrice teutonica, nel quale tuttavia grande importanza viene conferita alle melodie, sempre al centro degli arrangiamenti ed affidati alle tastiere di Dany Schärz. Sebbene tutti i membri dimostrino qualità invidiabili, mi sento di sottolineare la prova del biondocrinito cantante Werner Schweizer, dotato di una timbrica pulita e tagliente, capace di assestare acuti da far invidia alle tanti voci castrate che affollano il panorama power continentale, ma al contempo particolarmente aggressiva ed incisiva nell'economia dell'intero lavoro. Volendo azzardare un paragone, per dare l'idea ai molti che non hanno mai avuto modo di ascoltare le sue prestazioni vocali, posso dire che in molti punti la sua voce ricorda quella di Klaus Mine. Per concludere le note biografiche, ricordo che attualmente sia Dany Schärz che Werner Schweizer sono confluiti nei Kharma, mentre il batterista Danni Zimmermann è entrato nella rockband Lovechild.
Il trittico iniziale (The Prophecy, Break the Ice, Hero) è un concentrato di power metal di stampo teutonico, sebbene l'uso della doppia cassa non è spinta all'eccesso, i canoni tipici del power ci sono tutti: voce, come già detto, melodica, pulita, acuta e a tratti aggressiva, assoli di chitarra sciorinati a destra e a manca, anch'essi all'insegna della velocità e della melodia, tastiere mai invadenti che si limitano ad accennare atmosfere accattivanti (soprattutto in Hero, che presenta una connotazione generale più AOR oriented), mai relegate a ruolo di semplice riempitivo, cori ben articolati e dalla vaga venatura epica. A ben vedere anche la successiva Stop, nonostante un inizio piuttosto lento con piacevoli fraseggi chitarristici, si assesta su ritmi decisamente alti, grazie ad un egregio lavoro dietro alle pelli del potente Zimmermann. Il chorus poi non faticherà a stamparsi nella vostra testa e vi ritroverete a cantare “Stop, stop / Running like a madman / Stop, stop / Don't be the fool you should / Stop, stop / Running like a madman / Stop, stop / Try to be cool”. Da notare anche il pregevole ed iperveloce assolo centrale affidato alle sei corde di Peter Mauerhofer, di malmsteeniana memoria. Questa canzone fa un po' da spartiacque, visto che da adesso in poi i ritmi iniziano ad abbassarsi: Only Love è un mid tempo dal forte appeal, la struttura del brano, sebbene impostata sullo schema classico strofa-ritornello.strofa-ritornello-assolo-ritornello, non manca di attirare l'attenzione grazie ad una produzione cristallina che pone le chitarre al centro della scena.
C'è spazio per la ballad di turno, Tomorrow, introdotta da voce e pianoforte per poi spaziare su un complesso di sonorità che rendono molto ariosa una traccia forse un po' troppo banale dal punto di vista melodico (mi ricorda una vecchia pubblicità natalizia della coca-cola!). Liar è una solida  traccia hard rock, introdotta da vocalizzi che ricordano molto i Queen, e che si sviluppa su coordinate ottantiane con aperture melodiche soprattutto nel coro. Si passa a Stealin', AOR allo stato puro, brano caratterizzato da melodie accattivanti e da una prestazione vocale di Schweizer sugli scudi. How Many Heartsches non si discosta molto dalle coordinate stilistiche tracciate dalla precedente canzone; mid tempo molto melodico che si “apre” nel solito chorus ultra orecchiabile. E' la volta della titletrack Energy: intrisa di pathos e dalle atmosfere decisamente malinconiche e a tratti epiche, è a mio avviso la canzone più riuscita dell'intero lotto, grazie ad una prova magistrale di tutta la band, che dimostra un songwriting di livello e maturo, e ad arrangiamenti che non lasciano spazio ad alcun calo di tensione. In Wild in the City sono evidenti i richiami all'hard rock dei Whitesnake di 1987 dal punto di vista musicale; sotto l'aspetto vocale colpiscono positivamente le linee melodiche azzardate da Schweizer, che nella strofa manifesta forti influenze blues. Le successive due tracce, Hard Times e Dancin' in the rain, non presentano nulla di nuovo, sono infatti palesi anche qui le forti influenze dell'hard rock americano degli anni 80: oltre alla già citata band di Dave Coverdale posso citare, come ulteriore termine di paragone, i cristiani Stryper.

Dispiace molto che una band di questo valore, sia dal punto di vista tecnico che da quello compositivo, abbia avuto vita così breve lasciando ai posteri soltanto due, seppur validissimi, album. Dalle informazioni in mio possesso, certamente non esaurienti, non risulta che i Satrox si siano sciolti a causa di incomprensioni tra i membri. Probabilmente gli operatori del settore dovrebbero porsi il problema del corretto supporto a band capaci e promettenti come i Satrox.

Leonardo Arci

Tracklist:
1. The Prophecy
2. Break the Ice
3. Hero
4. Stop
5. Only Love
6. Tomorrow
7. Liar
8. Stealin'
9. How Many Heartaches
10. Energy
11. Wild in the City
12. Hard Times
13. Dancin' in the Rain


Satrox are:
Werner Schweizer – vocals
Peter Mauerhofer – guitars
Dany Schärz – keyboards
Peter Groß – bass
Danni Zimmermann - drums

 
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