Recensione: Enlightenment

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Hexa mera, in greco antico, significa sesto giorno che, nell'Antico Testamento, segna la creazione dell'Uomo.

Partendo da questo spunto religioso, che si ferma lì, i belgi Hexa Mera traggono i temi per il loro secondo album, "Enlightenment", un concept incentrato sul comportamento del genere umano con particolare attenzione a tutto ciò che esso crea, a tutto ciò che esso distrugge.

Gli Hexa Mera propongono un death metal melodico dai dettami stilistici classici. Ogni tanto c'è qualche richiamo al melodic metalcore ('Union' - di cui si approfondirà più avanti l'aspetto - e 'Brotherhood') ma, nel complesso, "Enlightenment" spesso e volentieri ricalca i ritmi vivaci e scoppiettanti dello stile scandinavo, cui - evidentemente - deve molto. Seppure, con semplicità e naturalezza, i Nostri abbiano saputo modernizzare un sound che, se preso alla lettera, mostra in questa seconda decade del terzo millennio la corda per via di un flavour oramai disperso nelle nebbie del tempo.

"Enlightenment" fa parte dell'ampia schiera dei full-length in cerca di un'etichetta discografica che ne nobiliti l'esistenza, semmai fosse vera quest'affermazione. Tuttavia, beneficia di una più che buona distribuzione internazionale grazie alla Morbid PR. Così, una chance di farsi notare, alla fin fine - benché in un ambito strettamente underground - gli Hexa Mera ce l'hanno. Hexa Mera che, dopo sette anni di attività e un'altra esperienza inerente la gestazione e quindi parto di un disco, possono vantare un sound di tutto rispetto. Adulto, perfettamente eseguito, ricco di calore, potente, possente e dotato di parecchie ramificazioni armoniche che disegnano uno stile tradizionale, sì, ma davvero ben realizzato.

Probabilmente i Nostri non passeranno alla Storia per innovazione e progressione stilistica, però, a ben ascoltare, ciò appare frutto di una precisa scelta... progettuale. Il melodic death metal è un genere che può soddisfare sia gli amanti dell'estremo, sia quelli del bello. Una scelta che, per un musicista, può essere fonte d'ispirazione artistica.

Il quintetto di Bruxelles, bravo a identificare il proprio marchio di fabbrica e ad aver costruito un sound davvero notevole per pulizia e frizzante energia, pecca un po' nella continuità del songwriting; ancora lontano dall'eccellenza. Ci sono brani assolutamente piacevoli e accattivanti, come per esempio la trascinante, anthemica 'Anthropic Principle', oppure la metalcoriana 'Union' nella quale, accanto al profondo growling di Yannick Schmit, si possono apprezzare delle clean vocals di pregevole fattura. Magari, la vera direzione da intraprendere per fuoriuscire quel tanto che basta dalla media, poiché il brano è veramente interessante e originale. Purtroppo di tratta di un solo episodio. Forse, di un esperimento.

Così fosse, non si può che esortare gli Hexa Mera a proseguire con coraggio e decisione in tale direzione.

Forza!

Daniele "dani66" D'Adamo

 
70