Recensione: Enslaved

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I Soulfly sono davvero una band incredibilmente interessante, in grado di proporre, ormai da anni, una musica che rispecchia in toto la personalità e lo spirito di intraprendenza del proprio 'mastermind', Max Cavalera. E cosa avrà mai in testa oggi questo storico personaggio, diventato famoso per aver dato origine a una delle più importanti thrash metal band della storia, i Sepultura? Certo, la passione per i tribalismi di gioventù e per quelle ritmiche violentemente primitive che già avevano fatto capolino negli ultimi album della band capitanata dal già citato Max e dal fratello Igor (entrambi facevano parte, fin dagli esordi, dei Sepultura stessi), è stata abbandonata. Ma il musicista in questione ha saputo trasformare questo istinto aggressivo in uno qualcosa di nuovo, per certi versi, di unico. In ogni disco le idee si sono rinnovate e ci riferiamo ad ogni disco d'ogni sua band, Cavalera Conspiracy compresi.

Tornando ai Soulfly, si evidenzia, nell'ultimo disco, come la martellante sezione ritmica così fottutamente hardcore e tanto cara nei primi sei dischi del quartetto statunitense, stia pian piano sfumando ovvero si stia allontanando dai classici stilemi spaccaossa che da sempre caratterizzano il movimento suburbano e stradaiolo dedito all'hardcore. In verità, già con "Omen", penultimo disco pubblicato nel 2010 (e pure a sprazzi in "Conquer" del 2008!), la band ha virato verso lidi più oscuri, dove il songwriting sfonda ogni barriera, fino a tuonare, dove le onde del suono stesso ormai sono veri e propri maremoti, dove ogni esplosione ritmica deflagra come l'eco di un tuono, rapido nel propagarsi. Ed anche nei cinquantadue minuti di "Enslaved" si ritrova lo stesso thrash metal impregnato di hardcore. Ma non solo. In questa nuova fatica discografica, pure una certa attitudine death metal emerge prepotente ad ogni riff, ad ogni break e ritornello. Nello specifico dello 'stile' (brutto termine, ma concedetemelo per pura definizione!), non parliamo di un thrash metal 'deathizzato' sulla scia del 'modus componendi' di gente come Darkane o Gojira, quanto più di una sorta di pesantissimo hardcore che a volte fa pendere l'ago della bilancia verso l'attitudine più post-thrash insita nel DNA del chitarrista e cantante di Belo Horizonte, altre volte verso l'aspetto più pesante e marcio del suo animo.
A livello di suoni, "Enslaved" si propone con grande impatto, con cattiveria e veemenza. La sua efficacia si traduce in undici brani fruibili, diretti, semplici ed efficaci. Ed é in questa stessa direzione che va il prezioso ed esclusivo contributo produttivo che, per l'occasione, è stato affidato ad un guru del 'sistema', Chris "Zeuss" Harris. Il produttore vanta un'esperienza notevole a contatto con musicisti dediti a questa commistione death/thrash. Si pensi infatti che Harris ha lavorato con gente del calibro di Whitechapel, Suicide Silence, Hatebreed, All That Remains, Municipal Waste, Unearth, Chimaira, Madball... giusto per citarne alcuni.  Questa lunga lista indica quanto il produttore abbia raccolto in termini di esperienza, grazie al contributo di veri e propri maestri nonché notevoli interpreti delle varie fusioni tra death, hardcore e thrash metal. Bene, detto questo, possiamo affermare con certezza che quello che ascolterete è ancora più veritiero grazie ad un lavoro al mixer di tutto rispetto. Il songwriting è molto fluido, ma in qualche frangente, ci permettiamo, manca in termini di legature di riff. Questa 'discontinuità' che ogni tanto si percepisce carica, sì, di groove il sound, ma tenderebbe a frammentarlo se non fosse per il corrosivo mood che caratterizza e lega il tutto. Questa scelta e questa intuizione a livello di produzione è di fatto l'arrangiamento 'tecnico' in più che garantisce ad "Enslaved" di esprimersi come non mai e, a volerla dire tutta, appare anche il quid in più in grado di conferirgli una personalità importante e reverenziale.
Infine, a maggior precisazione, rispetto al passato si segnala la presenza alla batteria del talentuoso David Kinkade, già alle pelli dei Malevolent Creation, Divine Empire, Borknagar e altri. Un prezioso tassello, il cui contributo in termini artistici avrà certamente inciso a livello ritmico.

Che dire, i Soulfly hanno fatto nuovamente centro e confermano, ne siamo sicuri, che per comporre della buona musica basta solo tanta attitudine e tanta sincerità artistico/intellettuale, fatto che, credo, come la storia insegna, tutti quanti possiamo riconoscere a Max Cavalera e compagni. E ora, godetevelo...

Nicola Furlan
    
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Tracce:
01. Resistance - 1:53
02. World Scum - 5:19
03. Intervention - 3:55
04. Gladiator - 4:58
05. Legions - 4:18
06. American Steel - 4:14
07. Redemption of Man by God - 5:15
08. Treachery - 5:49
09. Plata o Plomo - 4:52
10. Chains - 7:18
11. Revengeance - 5:42

Durata: 52 min ca.

Formazione:
Max Cavalera: Voce, chitarra
Tony Campos: Basso
David Kinkade: Batteria
Marc Rizzo: Chitarra

 
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