Recensione: Entering The Maze

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Il terzo album è sempre molto importante nella storia di una band in quanto, solitamente, risulta essere la conferma definitiva di quanto di buono proposto in precedenza. Ma soprattutto, rappresenta in modo credibile ciò che ne determinerà l’eventuale successo o l’inabissamento nel mare della memoria. Gli italiani Overtures (noti anche per aver partecipato ad un album tributo ai teutonici Running Wild nel 2009), arrivano proprio quest’anno alla soglia del terzo passaggio discografico in carriera, dando alla luce “Entering The Maze“.

In occasione del nuovo capitolo, il gruppo nostrano da il benvenuto tra le proprie fila ad Adriano Crasnich alla sei corde: coadiuvato dal resto della band, il nuovo arrivato è artefice di una serie di brani articolati e ricchi di soluzioni compositive interessanti, intelaiatura di un disco pregevole e ben confezionato che, probabilmente, avrebbe potuto essere curato meglio e reso più incisivo solo in fase di produzione.

Fin dall’iniziale “The Maze“, il combo spalanca le porte dell’Heavy Power più diretto e melodico, con un pezzo assolutamente notevole, impreziosito da un refrain che, grazie ad una melodia semplice ma efficace, squarcia tempestivamente il violento muro generato dalle due chitarre.
Con la medesima ricetta, il quintetto tricolore realizza anche l’intricata “Under The Northern Star“, episodio perfettamente strutturato che si arricchisce di un prezioso lavoro chitarristico sul quale si adagiano ottime melodie orientaleggianti: atmosfere oscure che si rivelano senza dubbio importanti per la buona riuscita del brano.
Una continua tempesta di lava contraddistingue la seguente “Of Nightmares“, maligna, crudele, e proprio in tal modo concepita per colpire la memoria dell’ascoltatore per via di un coro, in cui la melodia svetta e domina.

Non è tuttavia, tutto oro ciò che luccica, diceva l’antico adagio: “Saviour“, se da una parte risulta essere gradevole grazie ad un refrain particolarmente azzeccato, dall’altra sembra soffrire di uno schema di composizione ripetitivo e già collaudato. Diciamo, in altri termini, vittima di un certo sentore di deja-vu che non aiuta a mantener desta l’attenzione.
Decisamente più ispirata ed interessante è la gelida “Empty Trails“, traccia sorretta da una serie di riff massicci e feroci che costruiscono un nuovo affresco Heavy, completato dalla veloce “Consequences“, passaggio con il quale questa volta gli Overtures sembrano adagiarsi su lande più squisitamente Power.
I nostri s’infatuano poi di perfette atmosfere celtiche per dare vita alla splendida “In The Middle Of Nowhere“, sublime ballad elettro acustica, malinconica ed elegante, realizzata alla perfezione da una band determinata e sicura delle proprie capacità, come dimostrato anche dalla bella “Programmed To Serve“, con la quale il giovane quintetto si diverte a rendere il tutto quasi teatrale in un ritornello davvero vincente.
Più classica e meno esaltante è invece “A Different Point Of View“, preludio alla conclusiva ed articolata “The Oracle“, brano che pone ottimamente in evidenza il lato più marcatamente Power e sinfonico degli Overtures.

Un album questo “Enetring The Maze”, che in sostanza dimostra l’ottimo valore raggiunto nel corso degli anni dalla band goriziana, cresciuta ed evolutasi sino a conquistare un posto di rilievo e d’assoluto riguardo nel panorama Heavy tricolore.

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