Recensione: Episode II

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Tanto tempo fa, in una galassia lontana lontana (che poi significa la Pennsylvania), un gruppo di talentuosi musicisti decise che era giunto il momento di unire le due passioni principali della propria esistenza: Star Wars e il metallo pesante. Ecco quindi i Galactic Empire, progetto nato quasi per scherzo grazie ad una campagna di crowdfunding che debuttò ufficialmente nel mondo musicale con l’omonimo album all’inizio del 2017 e che vede ora un nuovo capitolo aggiungersi alla saga dei nostri, chiamato per l’appunto “Episode II”. Ma cosa si cela dietro questo ennesimo richiamo alla saga di space-fantasy (vi prego, non chiamatela fantascienza…) che ha fatto sognare milioni di persone in giro per la galassia? In realtà un’idea di fondo piuttosto semplice: riarrangiare i temi principali della saga cinematografica in chiave prog metal, tutto qui. Quarantun minuti di durata complessiva, suddivisi in undici brani, per creare una sorta di colonna sonora sotto steroidi fatta apposta per tutti voi, metal–nerd che sbavate davanti alla principessa Leila in bikini dorato, che vi esaltate dinnanzi alla possanza intimidatoria di Darth Vader o alla saggezza tipicamente sarda del maestro Yoda e non potete sopportare l’idea che Han Solo non spari per primo. Ecco quindi un album completamente strumentale in cui la tensione narrativa dei vari film viene ricreata con rombanti partiture ritmiche, riff marziali, trame chitarristiche insistenti e melodie trionfali che, a seconda delle necessità, si fanno incalzanti, minacciose, battagliere o tenebrose – non per niente i nostri sono, come si evince dall'immagine qua sopra, strenui rappresentanti del Lato Oscuro.
Dal punto di vista puramente strumentale lasciatemi dire che non c’è proprio di che lamentarsi: i nostri (provenienti tutti da realtà come Century, Unparalleled Height, Conquering Infinity e Alustrium) sanno il fatto loro e sono abili nel creare un vortice sonoro sempre adatto all’occasione, infondendo la giusta dose di metallo nelle composizioni di partenza; la batteria si mantiene precisa nello scandire i tempi e rinforzarli quando serve con rapide sfuriate, fornendo una base solida e sfaccettata su cui le chitarre si innestano per tessere i loro intrecci e le improvvise fughe (il fatto che le melodie siano già ben note ai più per via della saga cinematografica non impedisce al gruppo di prendere la tangente di tanto in tanto, giocherellando quanto basta per sfuggire alla prevedibilità tipica di questo tipo di operazioni), mentre il basso amalgama il tutto donando una bella profondità all’insieme pur restando dietro le quinte. L’esecuzione dei brani è impeccabile, e anche la solidità intrinseca degli stessi permette ai Galactic Empire di evitare il temuto effetto canzone senza testo che rovina spesso le composizioni strumentali (e vorrei anche vedere: stiamo comunque parlando di una colonna sonora ormai entrata nella storia del cinema), eppure… sì, c’è un eppure. Nonostante, infatti,  “Episode II” abbia tutte le qualità per essere considerato, almeno sulla carta, un successo – tecnica individuale da non sottovalutare, esecuzione impeccabile e melodie avvincenti, senza contare naturalmente il marchio Star Wars che è immediatamente riconoscibile e garanzia di appeal commerciale a livello interplanetario – non ho potuto fare a meno di notare come, dopo ripetuti ascolti, l’album perda mordente e finisca un po' per annoiare. Le varie tracce, nonostante tutti i punti a favore precedentemente descritti e una bella fedeltà ai temi originali, alla lunga sembrano far pensare che i nostri si limitino al classico compitino, giocando con i loro strumenti più per fomentare i fan della saga che per offrire dell’intrattenimento a se stante, raccontare una storia o proporre qualcosa che abbia una ragione di esistere al di là della semplice curiosità nerd (qualcosa del tipo: “Oh, ma te lo immagini rifare le musiche di Star Wars in chiave metal? Daaai, ma che figaata!”, che comunque, sia ben chiaro, non sarebbe di per sé un male).
In effetti, pensandoci su, è perfettamente logico che ciò succeda: se si prende la colonna sonora di un film, che per definizione deve fungere da accompagnamento musicale (prendete questa semplificazione per quello che è, mi raccomando) per un supporto visivo ed enfatizzare questo o quel momento chiave, e si cerca di trasformarla in qualcosa di diverso e, diciamo così, autosufficiente, i rischi di perdere qualcosa nel processo sono piuttosto alti, e questo spiega inoltre come, a mio modestissimo avviso, gli episodi migliori di questo "Episode II" siano costituiti dalle tracce più lunghe, le varie “Hyperspace”, “The Departure of Boba Fett” e la conclusiva “The Battle for Yavin”. Qui, infatti, i nostri riescono a superare il limite anzidetto donando alle tracce una struttura che permette loro di reggersi sulle proprie gambe, per così dire. Per questo, e al netto di quanto scritto finora, non fatico a considerare comunque “Episode II” un buon album, ma lo vedo più come una succosa goliardata che guarda essenzialmente agli appassionatissimi della saga di Star Wars come fanbase principale – che potrebbero benissimo sfruttarlo come colonna sonora per le loro partite online a The Old Republic, per dirne una – e che, per lo stesso motivo, potrebbe risultare poco incisivo per un pubblico meno entusiasta del suo ingrediente principale, per così dire.

 
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