Recensione: Erebos

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Etichettati come la nuova promessa del death metal polacco, soprattutto dopo l'ultimo positivo lavoro Morphosis, gli Hate erano chiamati alla temibile prova della conferma. La pressione era tanta, considerati gli ottimi riscontri che aveva sortito la virata stilistica, se così si può definire, del 2008, che li aveva visti rendere un po' più complesse le architetture del loro brutale death a metà tra la Florida e le loro consolidate radici territoriali. Con il contributo anche di un batterista più avvezzo alle variazioni come Hexen ed un rinnovato gusto negli arrangiamenti, i loro brani hanno acquisito col tempo una maggiore dovizia di particolari che è andata oltre alla pura e semplice violenza delle cariche a tutto blast beat dei primi album, col risultato di aver incuriosito un maggior numero di appassionati alla loro opera.

Il nuovo disco Erebos, dedicato alla personificazione divina dell'oscurità, figlio del Caos e fratello della Notte, si spinge poco più in là nella direzione intrapresa due anni fa. La copertina presenta tinte gelide e fortemente contrastanti con i caldi, sanguinolenti cromatismi del precedente lavoro ma, nella sostanza, non si registrano grandi svolte nel sound degli Hate.

La lunga introduzione affidata alla cupa, acustica Genesis prelude alla potente solennità dell'accoppiata Lux Aeterna/Erebos: una doppietta di sicuro impatto per ribadire il proprio marchio di fabbrica aggressivo e diretto. La prolissità del nuovo stile si fà comunque sentire, se si calcola che il cantato appare mediamente dopo un minuto e mezzo in entrambe le tracce, ma la tensione è mantenuta alta da un lavoro dietro le pelli davvero encomiabile da parte di Hexen che si conferma su livelli altissimi per il genere.

Tutto ben fatto ma il vero highlight giunge con Trinity Moons: un pezzo di quasi sei minuti che presenta un'infinità di variazioni sul tema, con le chitarre di Destroyer e Adam the First Sinner che tessono trame di melodia sincopata a gran velocità; niente di eccezionale nel complesso ma sufficiente a far erigere questa traccia come pietra angolare del disco. Anche la successiva Hero Cults, in effetti, continua su questo andazzo: lunga intro strumentale, midtempo a go go e tanti spunti da godere, con il solo growling immutabile di Adam a fungere da filo conduttore.

Con le ritmiche più regolari e, a tratti, marziali di Transsubstance, però, Erebos si impantana improvvisamente in un'ovvietà che si salva solo con lievi attimi di maggiore incisività come la corposa prima parte di Hexagony o con il brano più anthemico del lotto: la coinvolgente Wrists, ideale singolo del disco, il quale gode di un refrain fatto apposta per essere gridato a gran voce dal pubblico dei loro concerti.

Il colpo di coda è fortunatamente fornito dalla conclusiva, lunghissima, Luminous Horizon, dove nuovamente si possono apprezzare le sfuriate di un Hexen in forma smagliante, che qui sembra voler dar prova di tutta la sua versatilità suonando ogni ritmo conosciuto in un solo brano, ma non basta per convincere appieno sulla qualità di un album che soffre di molte insufficienze: prima fra tutte il senso di déjà vu insistente che si prova nel passare con attenzione da un episodio all'altro e, inoltre, una produzione a livello di riff chitarristici che non è ancora degnamente al pari della sessione ritmica nè delle ambizioni compositive del gruppo.

In conclusione, a mio parere, i nostri ce la mettono tutta per risultare più particolari della massa di death metal band che affollano la scena polacca ed europea in generale, ma per gli Hate c'è ancora tanta strada da fare per brillare veramente. La direzione è quella giusta ma, considerando che già venti anni sono trascorsi dalla loro nascita, sospetto che solo un futuro remoto ci saprà dire se il loro lento processo di evoluzione avrà dato frutti gratificanti.

Francesco 'Darkshine' Sorricaro

 

Tracklist
01. Genesis  01:45    
02. Lux Aeterna  04:51
03. Erebos  04:57
04. Quintessence of Higher Suffering  04:43
05. Trinity Moons  05:56
06. Hero Cults  04:58    
07. Transsubstance  04:38    
08. Hexagony  05:23
09. Wrists  05:03
10. Luminous Horizon  05:57

Durata totale    48:13


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